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Le donne non dormono, ma non sempre è un vantaggio

Le donne non dormono, ma non sempre è un vantaggio

Le donne non dormono, lo dicono le statistiche. Oltre il 25% delle appartenenti al gentil sesso soffre di disturbi del sonno: lo rivelano i dati di una recente ricerca realizzata su quasi 6000 donne, nelle farmacie Apoteca Natura con il patrocinio dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna e della Società Italiana di Medicina Generale. L’indagine conferma che il sonno disturbato si fa sentire in particolare con l’età che avanza e il periodo della menopausa, coinvolgendo oltre la metà delle donne tra i 45 e i 64 anni, e il 25% delle over 65, ma non risparmia neppure le donne leggermente più giovani, interessando circa il 20% di quelle tra i 35 e i 44 anni. Scopriamo perché è un rapporto difficile quello tra le donne e Morfeo e come “fare pace”.

Le donne non dormono, non solo per gli ormoni

I ritmi dell’organismo, compreso quello di sonno-veglia, sono scanditi dalla produzione di sostanze chimiche naturali, tra le quali giocano sicuramente un ruolo da protagonisti gli ormoni.  Il cambiamento dell’assetto ormonale cui la donna va incontro nell’arco della sua vita, in particolare con la gravidanza e in menopausa, quindi, influisce facilmente sulla qualità del sonno.

Ma se le donne non dormono non è solo questione di ormoni. Il sesso femminile è più esposto di quello maschile a una serie di disturbi che, a loro volta, sono all’origine di peggioramenti del riposo notturno. In particolare, le donne sono più colpite da ansia e depressione, che portano quasi sempre con sé alterazioni del sonno, in particolare difficoltà ad addormentarsi, nel caso dell’ansia, e risveglio precoce al mattino nel caso delle depressioni. Inoltre nelle donne è più che doppia la prevalenza della sindrome delle gambe senza riposo, disturbo che insorge in condizioni di riposo ed è caratterizzato dall’urgente bisogno di muovere le gambe, in orario serale, con conseguente insonnia iniziale e di mantenimento, cioè difficoltà a restare addormentati nell’arco della notte.

Con l’età le donne non dormono. Anzi, dormono ancora meno

Come è emerso dalla ricerca citata, in generale nelle donne più giovani, cioè sotto i cinquant’anni, i disturbi del sonno sono meno frequenti, se escludiamo la fase più delicata, ma transitoria, della gravidanza. Non solo: con l’aumentare dell’età aumenta anche la quota delle donne che denunciano la maggiore persistenza del disturbo del sonno: il 68% delle over 55 ha un problema che dura da più di 5 anni.

La forma più precoce di insonnia è quella iniziale, cioè la difficoltà ad addormentarsi, derivante da situazioni di forte stress, come un lutto o un’ansia da ‘anticipazione’, legata ad appuntamenti importanti in programma il giorno successivo, e da cattive abitudini. Si tratta generalmente di forme occasionali che, però, se non vengono affrontate possono anche persistere nel tempo.

In età fertile, problemi a dormire si possono registrare anche nei giorni precedenti il ciclo e durante esso, per colpa dell’azione disturbante degli ormoni, che rendono il sonno più leggero. Ma in genere tutto si risolve al termine del flusso e anzi nei giorni immediatamente successivi il sonno si fa ristoratore.

Forme di insonnia centrale, cioè di sonno frammentato, sono, invece, più appannaggio del sesso maschile o della donna con un’età più avanzata. Nelle donne giovani si manifestano solo in presenza di specifiche condizioni, come disfunzioni tiroidee o problemi di sovrappeso, che favoriscono russamento e apnee notturne, cioè momenti di sospensione del respiro, in genere tra un atto russatorio e l’altro, che causano un alleggerimento del sonno fino a veri e propri microrisvegli non percepiti. Mentre l’insonnia terminale, caratterizzata da risvegli precoci, è generalmente associata alle forme depressive e ai cosiddetti ‘disturbi dell’alterazione di fase del sonno’, cioè al fatto che la donna, soprattutto in età avanzata, tende ad andare a letto molto presto e, quindi, si sveglia prima.

Le donne non dormono soprattutto in:

Al di là di problemi di salute specifici, la qualità del sonno femminile peggiora in modo particolare durante la gestazione e poi con la comparsa della menopausa.

  1. In gravidanza

Nel primo e nell’ultimo trimestre di gravidanza, i ritmi del sonno si modificano: tra il primo e il secondo trimestre diminuisce la durata della fase del sonno denominata profondo, mentre fra il secondo e il terzo trimestre aumenta il tempo impiegato per riuscire ad addormentarsi e si incorre in frequenti risvegli notturni.

Nella prima fase dell’attesa sono implicate soprattutto le modificazioni ormonali che l’organismo femminile subisce e lo stato emotivo legato a questa nuova condizione. Nella fase più avanzata della gestazione, invece, si tratta soprattutto di problemi ‘meccanici’: l’ingombro del pancione diventa un ostacolo al sonno e premendo su diaframma determina difficoltà respiratorie che frammentano il riposo, mentre comprimendo la vescica causa frequente stimolo a urinare anche di notte. Anche in questa fase non mancano poi ansie e tensioni emotive dovute all’avvicinarsi del parto.

Nelle donne predisposte, è proprio in gravidanza che comincia a comparire la sindrome delle gambe senza riposo che tende a peggiorare con eventuali successive gestazioni. Frequente è anche la comparsa di crampi notturni, legati a piccoli squilibri di alcuni minerali del sangue, che vengono impiegati per il feto.

Cosa fare

In genere bisogna evitare farmaci nel primo semestre. Ottime le strategie rilassanti, come il training autogeno, e lunghe passeggiate: la profondità del sonno è infatti direttamente proporzionale all’esercizio fisico. Meglio dormire su un fianco, per non avere disturbi respiratori e farsi prescrivere integratori di folati, ferro e magnesio. I primi contrastano il mal di testa, tipico dei nove mesi, che può ostacolare il riposo, il magnesio è utile contro i crampi mentre il ferro serve perché l’anemia incide in negativo sulla sindrome delle gambe senza riposo.

2. In menopausa

Le donne non dormono anche con l’arrivo della menopausa, gli estrogeni non vengono più prodotti e la loro carenza può determinare una vasta gamma di effetti che, a cascata, influiscono anche sul sonno.

Gli estrogeni agiscono sul sistema nervoso centrale e la loro carenza può quindi favorire disturbi dell’umore e in particolare depressione, responsabile soprattutto di insonnia terminale, cioè di risveglio precoci al mattino.

Inoltre, sempre attraverso il sistema nervoso centrale, gli ormoni femminili regolano il sistema di termoregolazione che, così, per via di una loro carenza, può andare in “tilt”, determinando le vampate, una spiacevole sensazione di calore al collo e alla faccia, che può poi interessare tutto il corpo, spesso associata ad arrossamento della pelle e sudorazione. Quando compaiono di notte, ed è frequente, possono ostacolare il riposo.

Nelle donne che hanno sofferto di sindrome delle gambe senza riposo in età fertile, la menopausa segna spesso la fine del problema, ma, si è visto anche che, nelle donne che non hanno avuto figli, se predisposte, è proprio il climaterio a favorire la comparsa del disturbo.

Il calo fisiologico di estrogeni favorisce anche il deposito di grasso a livello del collo, restringendo la via aerea e favorendo quindi il russamento e le apnee. Infine, con la menopausa e in generale con l’età più avanzata aumenta il rischio di andare incontro a malattie, come osteoporosi, artriti e altre problematiche che possono causare dolori in grado di ostacolare il sonno.

Cosa fare

Si può ricorrere alla terapia ormonale sostitutiva con gli estrogeni, ovviamente prescritta dal medico al minor dosaggio necessario e per un periodo di tempo limitato. In alternativa possono essere utili integratori a base di fitoestrogeni.

Diversa anche la risposta alle cure

In generale per risolvere i disturbi del sonno si interviene con soluzioni specifiche a seconda delle cause (per esempio dispositivi appositi contro le apnee) e eventualmente il medico può prescrivere farmaci capaci di indurre il sonno, scegliendo accuratamente nella vasta categoria degli ipnotici quelli più adatti al singolo caso.

Al di là delle cure specifiche per la menopausa, i farmaci sono gli stessi per uomini e donne. Queste ultime, però, hanno una risposta diversa. In generale, infatti, le donne seguono meglio le prescrizioni mediche e quindi hanno una risposta migliore. Va anche detto, però, che la prescrizione dei farmaci alle donne richiede una maggiore attenzione, soprattutto nel dosaggio: il sesso femminile rischia più facilmente di andare incontro alle reazioni avverse degli ipnotici, che consistono spesso proprio in un’alterazione ulteriore della qualità del sonno.

 

 

 

 

 

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