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Liifestyle – Carte di credito, ci guadagnano tutti meno i consumatori

Maura Corrado
Maura Corrado

Lo scontrino fiscale… un dovere degli esercenti, un diritto degli acquirenti o un incubo per entrambi? Una domanda che, quasi sicuramente, una risposta chiara e netta non ce l’avrà mai. Quel che è certo che questo pezzettino di carta, logorato dagli anni e – soprattutto – dalle polemiche, si appresta ad andare in pensione; il ministro Padoan, infatti, sembra avere le idee chiare: a fronte di un’evasione fiscale che ha raggiunto il picco record di 91 miliardi l’anno, occorre agire subito e con strumenti efficaci, quali pagamenti e fatturazione elettronici. Così facendo, anche tramite il potenziamento della tracciabilità delle transazioni, si realizzerebbero notevoli riduzioni degli adempimenti e dei costi per le imprese, oltre a un necessario miglioramento dei rapporti tra Fisco e contribuenti.

Il Governo, dunque, sembra procedere spedito nella direzione imboccata già da fine giugno, da quando, cioè, è entrata vigore la norma che impone l’obbligatorietà del POS per professionisti e lavoratori autonomi in caso di transazioni superiori ai 30 euro, anche nell’ottica di giungere, progressivamente, all’eliminazione delle fatture cartacee emesse nei rapporti con le amministrazioni dello Stato e con gli enti pubblici nazionali. Pienamente d’accordo con tale strategia di azione si è dimostrato il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, in audizione alla commissione parlamentare di Vigilanza sull’Anagrafe tributaria, dove ha ricordato che l’economia sommersa in Italia vale tra i 255 e i 275 miliardi di euro ed è compresa cioè tra il 16,3 e il 17,5% del Pil: «il contante in quanto mezzo anonimo e non tracciabile alimenta le possibilità di sviluppare economia sommersa, di conseguenza la riduzione del contante rappresenta una delle chiavi per la lotta all’evasione».

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Da qui l’importanza dei pagamenti elettronici, anche sulla scorta di quanto avviene in Europa, dove il ricorso a tali strumenti vive un momento di importante ascesa, grazie alla capacità di carte di credito, di debito e prepagate di contrastare il sommerso. In Italia, invece, i consumatori  non hanno significativi benefici dalla tracciatura delle proprie spese (con poche eccezioni) e, di conseguenza, non sono stimolati all’adozione di comportamenti sistematici capaci di aumentarla. Senza contare, poi, il vero ostacolo alla diffusione della moneta elettronica: il costo globale troppo alto dell’utilizzo di carte di credito e di debito in Italia, il 50% in più rispetto alla media europea. Ma se si vuole che le cose cambino occorre assolutamente cambiare rotta, anche mediante iniziative atte a prevedere misure premiali per i consumatori che utilizzino carte di pagamento, in particolare rendendo più conveniente l’acquisto di prodotti e l’utilizzo di servizi senza denaro contante, con la previsione di sconti attivabili da commercianti, artigiani e professionisti.

Maura Corrado

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