
Natale fra sindrome del Grinch e ricerca di senso
La magia del Natale continua a essere celebrata attraverso i relativi e inamovibili simboli che vanno dalla neve soffice a prescindere dai cambi climatici, al calore familiare a prescindere dalle trasformazioni sociali della famiglia, alle ghiottonerie tradizionali da gustare a prescindere dalla salute, ai doni da scambiare a prescindere dall’eccesso di consumismo sino ai personaggi santi o pagani che scendono in ogni casa per portare doni a chi è stato buono, sempre a prescindere da ciò che accade nel frattempo in altre parti del mondo dove puoi essere buono ma al massimo ti arriva una bomba.
La magia natalizia continua la sua festosa celebrazione, rimuove il brutto, esalta il calore come la tradizione tramanda e come la abbiamo conosciuta da bambini, quella che con qualche variante cerchiamo forzatamente di rinnovare.
Repetita-iuvant recita una locuzione latina per dire che la ripetizione giova a prescindere da ciò che cambia. Il risultato però è uno scollamento fra ciò che sentiamo intimamente e ciò che viviamo per mero automatismo culturale o per nostalgia.
Come è cambiato il Natale nei secoli
Per il Natale nel tempo, storicamente parlando, le cose sono state anche molto diverse e si sono via via evolute con picchi di varia specie.
Da un certo punto in avanti il Cristianesimo si è appropriato di questa festa e ha via via incluso aspetti pagani come per esempio l’albero di Natale.
C’è da ricordare che gli aspetti pagani in epoca Medievale divennero così eccessivi che indussero delle vere ‘scissioni’ all’interno del mondo dei credenti: per esempio i testimoni di Geova giunsero a vietare questa festa proprio per la deriva eccessiva di tipo carnevalesco che aveva assunto a quell’epoca e rispetto alla quale presero chiare distanze.
Le reali radici di questa festa erano in origine legate ai ritmi naturali e ai significati esoterici ad essi attribuiti e riferibili ai rituali di abbondanza, prosperità, speranza a supporto del senso del sacro che da sempre ha caratterizzato le varie civiltà e culture per una spinta primigenia ad esprimere connessione con il trascendentale.
Il ricercatore spirituale anche in senso ateo che voglia oggi rintracciare le origini del Natale deve fare un balzo indietro sino al 1400 prima di Cristo quando gli Dei svolgevano la loro funzione di collegamento fra terreno e ultraterreno.
In base a ogni cultura, che fosse ad Oriente piuttosto che in Occidente, il culto legato alle origini del Natale assunse diverse forme che si diffusero al monto Ellenico e poi a all’Impero Romano.

Agricoltura, l’arte di coltivare la terra: tra iniziative e seminari
In tempi di pandemia e digitalizzazione, l'arte di coltivare la terra in modo sano e nel…Diversi Dei collegati al Natale

Agricoltura, l’arte di coltivare la terra: tra iniziative e seminari
Fra gli Dei investiti di Natalità troviamo per esempio a quell’epoca il vedico Mitra, Dio della luce, festeggiato proprio il 25 dicembre.
Gli storici ben sanno che la nascita del profeta Gesù non è riconducibile al 25 dicembre ma la si fece coincidere con la data di svariate feste pagane, come per esempio quella del Sol Invictus (274 d.C.).
Il ‘sole mai sconfitto‘ è un appellativo religioso usato per diverse divinità nel tardo impero romano (Helios, Mitra, Apollo ecc.) – festeggiato in data coincidente a quella di altri riti pagani già radicati in Europa che avevano a che fare con il Solstizio d’Inverno.
L’espansione della luce e la rinascita del sole sono i due elementi pagani riferibili ai ritmi stagionali che simbolicamente hanno offerto al cristianesimo gli elementi per celebrare la nascita del Redentore Salvatore.
Sindrome del Grinch: una lettura in chiave psicologica
Con buona pace degli agnostici, credenti e non credenti rintracciano in questa festa elementi di celebrazione di ciò che rinasce a se stesso, diciamo un invito implicito alla espansione di coscienza.
La lettura del Natale dal punto di vista psicologico è dunque un momento di osservazione di sè e di consuntivo rispetto al senso di fiducia, abbondanza, verità e cosi via presenti nella propria vita.
Tutto questo può portare grande ispirazione ma anche grande reazione.
Di certo chi sta sperimentando nella vita situazioni di solitudine, smarrimento, mancanza di supporto e fiducia in sè e negli altri può vivere questo periodo con grande malessere e rinnovata fragilità.
Una lettura psicologica la rinveniamo anche nella cultura americana dove il rifiuto del Natale viene chiamato ‘sindrome del Grinch‘ per identificare una condizione di ansia e amara rabbia reattiva.
Il Grinch è il simbolo di chi ha il cuore chiuso perché da bimbo non è stato accudito, visto, rassicurato e curato. A ricordare dunque che la chiusura del cuore è una realtà psicologica per molti e che il Natale per schiudere o ingrandire i cuori deve toccare in profondità e non in superficie.
Natale non fa sempre rima con felicità
È tuttavia plausibile che non sia necessario oggi sperimentare la sindrome del Grinch per giungere a provare un possibile fastidio verso la baraonda caotica ritualizzata nella corsa ai regali, nelle cene a ripetizione, negli automatismi imposti a loop da usanze e abitudini.
Religiosi o pagani che possiate essere la deriva del non-senso può intaccare e iniziare ad urtare anche i cuori più materialisti.
A questo punto la soluzione è spesso nella ricerca di riti personalizzati che offrano conforto alla coscienza insieme a un nutrimento più profondo sul piano del sentimento.
Non appoggiare il consumismo, non accogliere passivamente renne e babbi natale è sovente la strada percorsa.
Rispetto invece allo stato d’animo generale gli istituti che rilevano i comportamenti dei consumatori hanno osservato che a dicembre di questo anno 2024 l’indice di fiducia dei consumatori è calato e questo, sempre secondo i dati rilevati e interpretati, rifletterebbe un deterioramento delle attese sia di tipo economico generale che sul piano personale (fonte Green Economy Agency).
Il tutto a ribadire che i sentimenti nella nostra cultura sono enormemente influenzati dalla condizione economica e dalle aspettative ad essa correlate. Essere felici a Natale con poca o assente prospettiva di benessere, è difficile.
Tornando invece al ricercatore spirituale, religioso o ateo che sia, l’atteggiamento in questa fase dell’anno comporta due aspetti fra loro congiunti o disgiunti: una osservazione rivolta all’interno e una osservazione verso il mondo.
In cosa abbiamo smesso di credere? Cosa desideriamo?
Il teologo Vito Mancuso sostiene che ogni persona dovrebbe domandarsi e capire in cosa ha smesso di credere, a cosa crede ancora, a cosa ha iniziato a credere, come dice lui insomma potremmo dedicare questo tempo a una sorta di bilancio spirituale.
Incalza suggerendo domande come:
“A cosa veramente aderisce la mia coscienza? Cosa spera? Cosa attende?” cercando di trasferire, suggerisce, la risposta da un piano cognitivo a quello del desiderio quindi dal “cosa credo” al “cosa desidero”.
Il suo invito è che ogni persona capisca per sé stessa “Io cosa spero? Cosa attendo? Dalla Vita, dalla Natura, dal Destino?
La parola fede la possiamo anche sostituire con il termine fiducia di cui parlano le rilevazioni degli istituti di ricerca sui comportamenti dei cittadini laddove la prima appare essere un fatto più intimo e la seconda un fatto più materiale.
Il Natale Economico e il Natale Psicologico dunque influenzano la qualità del vissuto natalizio individuale, delle famiglie, della comunità di conseguenza.
La mancata connessione con il senso del Sacro, non necessariamente di matrice religiosa, pare inoltre essere un elemento di debolezza nel gustare la magia natalizia.
Il vero senso del Natale
Il filosofo tedesco Schopenhauer scriveva: “Colui che ha una grandezza in sé stesso è come una stanza pronta per la festa di Natale, luminosa, calda, gaia in mezzo alla neve e al ghiaccio della notte di dicembre”.
In questo possiamo leggere un messaggio che ci riporta all’ intimità della relazione con noi stessi: se dentro c’è calore possiamo stare ovunque perché abbiamo creato in noi la condizione di accoglienza e pace.
Questo è un po’ il senso del Natale.
Riportare luce, almeno a intermittenza, nei luoghi ove l’ombra tende persistere.
E qui visione filosofica e psicologica paiono coincidere parecchio. Non si tratta di credere in qualcosa, non si tratta di fare qualcosa ma di rinnovare in sé il senso di fiducia e appartenenza di cui necessitiamo come esseri umani.
Copertina Foto di Brett Sayles: https://www.pexels.com/it-it/foto/albero-di-natale-illuminato-1708601/
Foto di Toni Cuenca: https://www.pexels.com/it-it/foto/decorazione-di-vischio-rosso-e-verde-695971/




