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Persone molto sensibili: sono proprio come diamanti grezzi

Persone molto sensibili: sono proprio come diamanti grezzi

Persone molto sensibili: possono avere sensazioni meravigliose e cadere nell’ignoto senza difesa. Come si fanno spazio nella vita? “Essere molto sensibili è un talento. Non parliamo di una patologia, ma di una caratteristica: l’alta sensibilità non deve essere discussa, ma apprezzata. Si tratta di avere una vita cognitiva più intensa. Il cervello processa contemporaneamente stimoli ambientali, a livello sensoriale ed emotivo: luci, colori, odori, creano sensazioni. Come tutti i doni preziosi, è difficile da manipolare, da

Persone molto sensibili: possono avere sensazioni meravigliose e cadere nell’ignoto senza difesa. Come si fanno spazio nella vita?
Nicoletta Travaini

gestire. E’ come ricevere in regalo un diamante grezzo: la maestria degli specialisti è necessaria al fine di lavorarlo e renderlo visibile in tutte le sue sfaccettature. E’ il soggetto ipersensibile stesso, alla fine, a essere in grado di tagliare il proprio diamante”. Lo afferma Nicoletta Travaini, psicologa clinica e psicoterapeuta: si occupa da esperta della sensibilità dell’individuo da dieci anni. Ha pubblicato due libri in argomento: il primo è Il dono delle persone sensibili (guida pratica per fare dell’ipersensibilità in nostro centro di equilibrio). Il secondo, uscito nel mese di maggio, fa da complemento al precedente: Il Quaderno di decompressione per persone sensibili è edito da Red!, conta 128 pagine e ha un prezzo pari a 14 euro. La abbiamo raggiunta e intervistata. Ecco quanto abbiamo appreso.

Persone molto sensibili: come si riconoscono?

“E’ necessario un questionario completo e validato, che propone determinate sessioni e al quale il Persone molto sensibili: possono avere sensazioni meravigliose e cadere nell’ignoto senza difesa. Come si fanno spazio nella vita?soggetto sceglie di sottoporsi. Possiamo fare un esempio tra tanti: una persona ipersensibile, quando legge un libro in una stanza con persone che chiacchierano tra loro e la tv accesa ha stimoli sovrabbondanti e magari finisce per non concentrarsi”.

Persone molto sensibili: facciamo il punto

“Una persona su 5 è altamente sensibile; 3 su 5 sono nella media e 1 su 5 ha difficoltà di empatia. Quando si è molto sensibili determinate aree del cervello, come l’amigdala e la corteccia prefrontale, si attivano più velocemente e intensamente, e restano attive. Sarebbe interessante approfondire il legame con i neuroni specchio, anch’essi deputati all’empatia”.

Il soggetto altamente sensibile tende a ingigantire?

“’Ingigantire’ è un verbo deteriore, finisce per essere connotato negativamente. Parliamo di persone che vivono intensamente: sia il negativo, sia il positivo. Una parola fuori posto, per esempio, può dare una connotazione negativa all’intera giornata; un piccolo gesto, viceversa, può far svoltare la situazione e renderla rosea. Non c’è nulla di scontato per l’ipersensibile: è come se si trovasse senza pelle, oppure con una pelle più fragile”.

Le persone molto sensibili devono essere protette, oppure proteggersi?

Persone molto sensibili: sono proprio come diamanti grezzi“Gli ipersensibili non sono come i panda. Loro stessi possono imparare utilmente a proteggersi. Se non diventiamo bravi nel creare dei sani e costanti momenti di decompressione, il nostro sistema altamente sensibile, fisico e psichico, sarà sottoposto a una compressione eccessiva, dovrà cedere sotto queste forze, farsi piccolo (la compressione diminuisce il volume), ma non diminuirà la pressione interna: anzi quest’ultima continuerà a crescere fino a un punto di rottura, di esplosione, di collasso: la Zona di Crollo delle persone altamente sensibili, appunto”.

Le persone molto sensibili finiscono per agire meno?

“Dipende dalla storia della persona, poiché un soggetto è diverso dall’altro. E’ un dato legato alla consapevolezza, alla capacità di scegliere se agire o meno. E’ possibile essere ipersensibili, ma non sapere di esserlo: si finisce per ricadere in comportamenti agli antipodi, che possono anche alternarsi nel tempo. Possono in tal senso esistere periodi nei quali si agisce meno, con ricadute sull’umore e l’autostima: con questo stato d’animo, è possibile cadere in depressione. In altri momenti, con diversa disposizione d’animo, ci si confronta invece con gli altri, forzandosi a fare più di quanto si riesce a sopportare: si incorre così nell’esaurimento. Si interviene, in questi casi, insegnando ad accentuare il senso della misura. Bisogna diminuire la pressione delle emozioni e mantenere l’equilibrio. Il soggetto dovrebbe imparare ad accettarsi: non sono soltanto gli altri a doverlo accettare”.

Come si reagisce all’ipersensibilità?

“Parliamo di un talento. Di una capacità empatica di sintonizzarsi con le emozioni. Chi è molto sensibile tende a voler filtrare le proprie emozioni a favore degli altri: tende a rendersi eccessivamente disponibile, pur di entrare in contatto con il prossimo. L’eccesso non è utile né a chi ha molta sensibilità, né a coloro che interagiscono con lui o lei. Proprio in caso di eccesso di input, il corpo invia segnali che indicano l’esaurimento delle energie: bisogna ascoltarlo e anticipare il manifestarsi di una condizione di malessere. Ho impiegato anni per comprendere appieno l’importanza dei momenti di decompressione per la mia integrità fisica e psicologica. Ho pagato sulla mia pelle fin da bambina la mancata conoscenza di questo mio tratto di alta sensibilità e quindi la mancata protezione della mia delicatezza”.

Persone molto sensibili: quali sono gli strumenti utili in questo contesto?

“Insegno gli strumenti per allenare la pelle a ispessirsi: per correre ai ripari, valorizzando la capacità di captare i segnali che il mondo invia al soggetto ipersensibile, che, bisogna ribadirlo, ha un dono. In tutt’altro contesto, il soggetto con emicrania per esempio riconosce le avvisaglie dei sintomi dai quali è colpito e le tampona con una pillola. Nel nostro caso, fatti i dovuti distinguo (non parliamo di uno stato patologico, come detto), le pillole per l’emicrania sono le tecniche, che non hanno effetto collaterale e costituiscono un auto-farmaco”.

About Isabella Lopardi

Isabella Lopardi ha lavorato come giornalista, traduttrice, correttrice di bozze, redattrice editoriale, editrice, libraia. Ha viaggiato e vissuto a L'Aquila, Roma, Milano. Ha una laurea magistrale con lode in Management e comunicazione d'impresa, è pubblicista e redattore editoriale. E' preside del corso di giornalismo della Pareto University.

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