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Portafogli migranti, uno style tutto italiano

È di un paio di mesi fa la notizia del cospicuo assegno versato da Giorgio Armani al Fisco a seguito della vicenda che ha visto coinvolto lo stilista e relativa a tre società estere del gruppo finite nel mirino dell’Agenzia delle Entrate per presunte irregolarità.

GAMa quella di Re Giorgio non è certo l’unica storia di amore-odio tra il glitterato mondo dei vip e la Finanza: dalle sfilate sulle passerelle, dagli studi televisivi all’aula di tribunale, passando anche dagli uffici dell’amministrazione finanziaria, il passo è breve. Il “patteggiamento” tra l’Agenzia delle Entrate e Armani è solo l’ultimo di numerosi accertamenti che spesso si sono chiusi con soluzioni di tipo compromissorio ma che in altri casi stanno ancora percorrendo le vie impervie del contenzioso. Bulgari, Prada, Safilo e Marzotto sono solo alcuni degli esempi più eclatanti e recenti di accordi raggiunti per fare definitivamente pace con il Fisco. Ancora in corso, invece, il contenzioso griffato Dolce&Gabbana, mentre continuano le indagini sulla rockstar Gianna Nannini che avrebbe delocalizzato le sue società discografiche in Stati in cui la tassazione è più favorevole, mettendo in piedi una frode da capogiro.

Certo è che quelle dei portafogli migranti all’estero sono ormai “storie di tutti i giorni”, come canterebbe qualcuno: secondo l’Associazione dei Contribuenti italiani, risultano in crescita i “poveri possidenti”; il 47% dei contratti di locazione delle ville di Porto Cervo, Forte dei Marmi, Capri, Sabaudia, Positano sarebbero intestati a nullatenenti o a pensionati con la social card, prestanome utilizzati da danarosi imprenditori per evadere le tasse. C’è poi chi preferisce stare apposto con la coscienza, aggirando l’ostacolo con mezzi legali ma non meno economicamente efficaci: e allora – l’attore Gèrard Depardieu fa scuola – detto-fatto, con la messa in vendita di proprietà e dimore storiche e il trasferimento in Belgio o in Svizzera per sfuggire a una tassazione che in patria sarebbe in grado di stritolare anche i conti in banca più floridi.  La Francia, da questo punto di vista, sembra essere lo stato più direttamente coinvolto: soprattutto nelle cittadine eleganti e borghesi alle porte di Parigi, mentre gli immobili sfitti crescono, il mercato del lusso langue, con gli stranieri benestanti che sembrano al momento volersi allontanare dalla Ville Lumière. Ben altre le mete gettonate: il porno attore con redditi a sei zeri Rocco Tano – in arte Rocco Siffredi – da anni è residente in Ungheria (lì le royalties sui diritti di sfruttamento di prestazioni artistiche sono scarsamente tassate). Londra è un’altra meta di prestigio, come ben sa Valentino Rossi che vi ha trasferito (fittiziamente) la residenza facendo poi ritorno a casa dopo aver sborsato 40 milioni di euro. Sergio Marchionne, con l’oculato occhio dell’esperto imprenditore, ha scelto Zug, in Svizzera, così da risparmiare circa la metà di quanto dovuto in Italia.

cartella-esattorialeBen si può dire, quindi, “Fisco odi et amo”: parole di catulliana memoria, efficaci per descrivere in modo morbido un fenomeno in costante ascesa, nonostante l’intensificarsi della lotta anti-evasione sul fronte domestico e internazionale.

In un recente studio, l’Agenzia delle Entrate ha diviso l’Italia in otto zone: da quelle a “Rischio totale” a quelle in cui “Stanno tutti bene” passando per “Niente da dichiarare?”. È lo spaccato di un Paese frammentato ma reale, che nasce con l’obiettivo principale di migliorare l’efficienza degli uffici al servizio dei contribuenti. Proprio quest’Italia-Arlecchino così divisa può e deve farci capire che è giunto il momento di cambiare rotta, attraverso il miglioramento del tenore di vita, dei livelli di occupazione e con la riduzione della pericolosità sociale. Un compito arduo, per una giusta causa in grado di realizzare un obiettivo ambizioso, da perseguire con la convinzione che Yes, we can!

Maura Corrado

 

 

 

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