
Rapporto medico-paziente: uno studio svela la sua importanza
È così importante il rapporto medico-paziente?
La fiducia nel rapporto con il medico, l’essere certi che ci sarà e ci sosterrà in un percorso terapeutico, ci pone in una condizione di sicurezza e benessere emotivo, aumentando la fiducia nel futuro. Al contrario, una relazione discontinua, genera confusione, malessere, delusione e porta il soggetto all’inazione, alla paralisi.
Non solo. Quando il rapporto è solido, si crea una relazione vera, empatica, reciproca, che rende la relazione con il medico un concreto elemento di cura, tanto quanto gli atti medici, come la diagnosi, le terapie ecc.
Questi assunti psicologici, validi per ogni rapporto di comunicazione, ma tanto più veri nel rapporto medico-paziente, hanno una precisa sostanza neuroscientifica.
Un studio sul rapporto medico-paziente
Cosa succede nel cervello del paziente quando la continuità di rapporto è garantita o, al contrario, viene meno?
È questo l’oggetto dello studio sperimentale F.I.O.R.E. 3 (Functional Imaging of Reinforcement Effects), svolto dalla Fondazione Giancarlo Quarta Onlus.

In un libro, Capanna, parla della prepotenza
Torna a far sentire la sua voce Mario Capanna e lo fa con questo libro, “Il…Come si è svolta la ricerca?

In un libro, Capanna, parla della prepotenza
A 30 soggetti sani sono state sottoposte, in scansione cerebrale, una serie di vignette raffiguranti varie situazioni sociali di interazione tra due persone nelle quali viene messa in risalto l’idea di continuità del rapporto e il suo contrario.
Per esempio: situazione in cui un giovane ragazzo, all’ultimo anno di liceo e prossimo all’esame di maturità, è ricoverato per un infortunio traumatico da sport ed è a colloquio con il medico.
L’interazione presenta sempre un andamento tripartito: descrizione della situazione (infortunio sportivo); presentazione del bisogno del paziente (prospettiva futura di recupero dall’infortunio); risposta dell’interlocutore, che può fornire sostegno e continuità, oppure no.
L’analisi dei dati: un rapporto continuo genera benessere
Sulla base dei dati raccolti, lo studio ha misurato e analizzato: le risposte di attivazione, cioè quali aree cerebrali risultano maggiormente attivate dagli stimoli di continuità e discontinuità, le risposte di connettività, vale a dire come dialogano (o non dialogano) le diverse aree del cervello nelle due opposte situazioni e le correlazioni cervello-comportamento-personalità.
La ricerca mostra anche come il rinforzo positivo di continuità ingaggi aree associative, sensomotorie, emotive e cognitive: le diverse aree risuonano all’unisono, in armonia, segno di benessere del soggetto. Diverso è lo scenario che emerge quando viene meno la fiducia nel rapporto e manca il sostegno del medico.
A livello psicologico, la ricerca mostra che la continuità di rapporto determina una situazione di sicurezza e benessere generale, di fiducia nella relazione, mentre, al contrario, la possibile interruzione del rapporto genera un senso di abbandono e ‘distress’ o fatica.
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