
Sesso e italiani: tra tabù e prevenzione che manca
In Italia si parla sempre più di sesso, spesso con naturalezza: tra amici, online, nelle serie tv, persino in famiglia. Sicuramente è un argomento molto meno tabù rispetto al passato. È un cambiamento culturale evidente, segno di apertura e di maturità. Eppure, proprio mentre cresce la disponibilità al dialogo, la prevenzione rimane un punto debole, quasi un’ombra che continua ad accompagnare la sessualità degli italiani. La conferma arriva da una recente indagine condotta da Doctolib e diffusa in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS 2025, che fotografa un paradosso: parliamo tantissimo di sesso, ma lo facciamo ancora “male”, con scarsa protezione, poca informazione e molte false certezze.
Un’Italia che parla di sesso come mai prima d’ora
Secondo l’indagine di Doctolib, l’85% degli italiani discute serenamente di sesso con il partner, il 73% con il medico e il 65% con gli amici. È una soglia mai raggiunta nelle generazioni precedenti, che vivevano il tema con grande pudore. Perché questa svolta? Le ragioni sono diverse. Sicuramente l’informazione digitale ha portato nella quotidianità molti temi prima tabù, al punto che oggi viviamo in un contesto più aperto sulle identità e le pratiche sessuali. Serie, film e social media raccontano il sesso con meno giudizi e anche la scuola iniziata ad affrontare, anche se ancora in maniera insufficiente, l’educazione affettiva. Il dialogo, però, non basta. Parlare di sesso non significa conoscere davvero ciò che serve per viverlo in modo sicuro.
“Parlare è sicuramente importante, ma non significa in automatico conoscere e avere piena consapevolezza. Quello che emerge è una conoscenza superficiale: e la superficialità si traduce in scarsa prevenzione e nella mancata comprensione di come vivere il sesso in modo davvero sicuro” conferma il dottor Davide Barletta, urologo e andrologo su Doctolib.it, la piattaforma digitale che consente di prenotare visite e gestire la propria salute in modo semplice e gratuito.

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Prendersi cura della pelle è molto importante. D’estate come d’inverno, bisogna sempre usare delle buone creme…La “prevenzione che non decolla”: il vero nodo irrisolto

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Nonostante un linguaggio più libero, i numeri della recente indagine raccontano un’altra storia:
- quasi 1 italiano su 2 non usa mai il preservativo;
- pochissimi hanno fatto un test HIV negli ultimi anni;
- il 67% non è vaccinato contro l’HPV, uno dei virus sessualmente trasmissibili più diffusi;
- solo il 28% si informa regolarmente sulle malattie sessualmente trasmesse (MST).
Perché gli italiani si proteggono poco?
Sono diversi i fattori alla base della tendenza degli italiani a proteggersi poco e a puntare in maniera ancora insufficiente sulla prevenzione. Ecco i principali.
Timori infondati
Nonostante il 77% del campione ritenga fondamentali i test per l’HIV e le altre malattie sessualmente trasmissibili, solo il 16% li ha effettuati nell’ultimo anno non solo per pudore, ma soprattutto per timore dei risultati. C’è anche chi si sente invincibile, vittima inconsapevole della convinzione “tanto, a me non capiterà mai”.
Paura del giudizio
Chiedere un test o parlare di preservativi viene ancora associato all’idea di promiscuità o “comportamenti a rischio”.
Mancanza di cultura scientifica
Molti non conoscono la differenza tra gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili.
Accesso difficile alle informazioni
La survey Doctolib indica che il 65% non conosce alcuna campagna di prevenzione dedicata e il 69% non sa cosa sia il Telefono Verde AIDS dell’Istituto superiore di sanità, attivo da oltre 30 anni.
La disinformazione: il cuore del problema
Contrariamente a quanto si pensa, non sono solo gli adolescenti a essere disinformati: gli adulti sono spesso i primi a cadere nei falsi miti. Eccone alcuni ancora diffusi.
- La PrEP sostituisce il preservativo: la profilassi pre-esposizione riduce il rischio HIV, ma non protegge da clamidia, gonorrea, herpes, HPV e altre MST.
- La pillola anticoncezionale rende i rapporti sicuri: la pillola evita una gravidanza, non un’infezione sessuale.
- In una relazione monogama il rischio è zero: alcuni batteri e virus possono trasmettersi anche tra partner abituali, soprattutto attraverso pratiche non protette.
Si tratta di convinzioni parziali, basate su frammenti di informazioni, che portano a comportamenti rischiosi.
Anche le coppie stabili, spesso, sottovalutano la prevenzione, perché associano la fedeltà alla protezione assoluta. Ma molte MST non hanno nulla a che fare con il tradimento: alcuni batteri e virus si trasmettono anche tra partner abituali, e non sempre attraverso penetrazione.
È un problema culturale? In parte sì
La sessualità in Italia resta ancora carica di contraddizioni:
- si parla di sesso, ma poco di salute sessuale;
- si normalizzano le pratiche, ma non gli strumenti di prevenzione;
- si è più aperti, ma non ancora pienamente informati.
È una sorta di “educazione a metà”, dove la libertà è stata accolta prima della consapevolezza. E questo riguarda soprattutto gli uomini. “Noi uomini, in particolare, tendiamo a rimandare: siamo più impauriti rispetto alle donne. Ma questa difficoltà di affrontare un test può costare caro: una diagnosi non è una condanna, è il primo passo per un percorso verso la guarigione” spiega l’esperto. Una tendenza che si osserva anche nella salute generale: check-up tardivi, visite specialistiche rimandate, paura del risultato.
I giovani: più aperti, ma non più protetti
Gli adolescenti e i giovani adulti parlano di sesso senza remore, fanno domande, cercano online quello che la scuola spesso non fornisce. Ma questo non si traduce automaticamente in comportamenti più sicuri. Molti imparano più dal web che da figure adulte competenti. E il linguaggio della prevenzione non è mai veramente arrivato a loro: non parla la loro lingua, non usa i loro canali, non intercetta le loro curiosità.
Cosa possiamo fare davvero? Le cinque azioni che servono
Doctolib e il dottor Barletta indicano cinque direzioni per migliorare la salute sessuale in Italia.
- Continuare a parlare di sesso: uno dei migliori alleati è un dialogo aperto in famiglia, tra amici e con figure adulte di riferimento. Un vero “vaccino culturale”.
- Prima visita specialistica intorno ai 14 anni: serve a informarsi, prevenire, imparare a proteggersi, insomma a porre le basi della consapevolezza.
- Conoscere e osservare il proprio corpo: autopalpazione, attenzione ai segnali, ascolto dei cambiamenti sono fondamentali.
- Capire cosa sono le MST e come si trasmettono, senza allarmismi, ma con chiarezza.
- Andare dal medico senza imbarazzo: i test HIV, i controlli, le domande sono atti di cura, non di colpa.
Foto di copertina di Vika_Glitter via Pixabay.




