Home / Eros & Psiche / Art&Show-Presto avrò un seno nuovo. Anche se non lo voglio

Art&Show-Presto avrò un seno nuovo. Anche se non lo voglio

2014-03-16 15.04.30 (Medium)Qui, dopo. Viaggio di sola andata, dal diario di Antonella Beretta. Settimo capitolo. Per leggere il sesto CLICCA QUI

Lunedì 7 aprile 2014

“Un salto di qualità”, ho scritto.

Frenare il tumulto che ha rovesciato fuori tutte le pagine precedenti è stato quasi facile.

Più difficile è ora affinare il pensiero per raccontare il più fedelmente possibile il cambiamento di cui sono protagonista, mio malgrado…o per fortuna.

Da qualche anno la mia anima vagava, come un pellegrino senza sentiero, alla ricerca di qualcosa che nemmeno io sapevo esattamente cosa fosse.

I figli cominciavano ad essere grandi, essere solo mamma non mi bastava più, c’era da qualche parte qualche cosa di me da trovare. E così mi sono buttata a capofitto in un mondo nuovo: analisi, shiatzu, reiki, arte terapia, pittura, meditazione, yoga, costellazioni…attività che mi hanno fatto assomigliare ad un cieco che procede a tentoni e, un passo alla volta e sbattendo spesso la testa, riconosce e ritrova la strada per uscire dal labirinto.

Spesso si dice che la malattia, soprattutto se importante, avvicina l’uomo alla sua parte spirituale. Ci sono stati momenti in cui ho avuto tremendamente voglia di vivere “solo” in quella dimensione…lontano dal clamore della vita, dalle incombenze materiali. Come camminare in alta quota, laddove ci sono solo sassi, un po’ di erba e qualche cespuglio di rododendri…segui il piccolo sentiero e tutto ad un tratto una nuvola si aggancia alla montagna e ti avvolge. Pace, silenzio, profumo di acqua, sei in un posto che non esiste. Ma anche paura e solitudine estrema.

”Lasciatemi stare, sola con i miei pensieri”

Questo tumore mi ha dato una spinta in avanti in questa mia ricerca. Ha tolto il dubbio che mi accompagnava. Quello che doveva accadere è accaduto.Ora posso sbagliare, essere imperfetta, vivere giorno per giorno, smettere di programmare tutto…

Posso impastare gli gnocchi di patate e poi andare a tavola con i rimasugli di impasto sul bordo di un’unghia…come la mia mamma e la mia nonna.

Posso mettere la gonna e stare tutto il giorno con un filo tirato sui collant, sono cose che succedono.

Posso lavorare, cucinare, guardarmi nello specchio con occhio diverso.

”Letto così sembra facile, ma quanti pensieri, quante emozioni, quanti sentimenti…tutti in un solo cuore!”

 Ho bisogno di un contenitore, di un sentiero tracciato e sicuro da seguire, di una guida che mi tenga un pò per mano

Ed ecco che scopro questi bellissimi lavori che fanno i monaci tibetani con la sabbia colorata, questi ricami di luce che mi hanno da sempre affascinata nei vetri colorati dei rosoni delle chiese, queste tracce già disegnate da riempire e contemplare, i Mandala.

Dal libro “Mandala per guarire, mente emozioni e anima” di Ahimsalara Ribera:

“solo nella notte più buia vediamo le stelle. Ogni essere ha il proprio linguaggio, ed è ciò che sta all’esterno a mostrarci il viaggio affascinante al centro della “nostra“ terra”.

I Mandala vi condurranno in un “viaggio interiore” attraverso tutti quegli spazi atemporali e temporali che il vostro cervello possiede.

Un Mandala è come un luogo sacro e se disegnato e osservato con attenta meditazione vi farà realizzare la vostra piccola grande opera: la ricerca della direzione giusta verso la luce che è in voi.

Realizzare Mandala è un atto che genera esperienze interiori, la loro ricostruzione può portarci al misterioso risveglio di forze che fino a quel momento nemmeno sanno di esistere.

Ci sono persone che nascono e crescono credendo per tutta la vita che occorra “guadagnarsi” l’anima. Alcuni di noi, fortunatamente, sanno che basta semplicemente prendersi cura dell’anima dandole ciò di cui necessita: bellezza.

Realizzare Mandala è come mettere a fuoco la lente della mente per sapere chi siamo, perché ci troviamo qui e dove stiamo andando, fino a conoscere a fondo noi stessi.

Disegnare e colorare Mandala antichi e ancestrali servirà ad attuare ogni passo per giungere al cambiamento finale che nessuno può fare al posto nostro.

Niente è di troppo nell’esistenza e niente avviene per niente.

Mandala generale: “la riunione di ciò che è disperso pasce l’anima”

Martedì 8 aprile

Uno strattone nel passato! Che è anche, ancora, presente.

Ore 12.00 controllo mammografico al Bassini, da sola.

– Ciao Maria, come va? Ho sperato tanto che oggi ci fossi tu di turno…

– Ciao Antonella, cosa hai dovuto passare…cosa hai dovuto passare…

– Il diavolo e l’inferno, Maria il diavolo e l’inferno…

Ci stringiamo in un lungo, vero abbraccio.

– E  ora come stai? Fa male vero? Tutte le donne si lamentano dell’espansore…anch’io non capisco perché non dicono niente alle donne  di questo male…anch’io sceglierei di non mettere nulla…

Ma ormai sono in ballo, mi rifiuto di ricadere nel girone della rabbia! Uno sguardo e ci siamo capite, tutta la complicità di una cara amica.

Finite le proiezioni normali me ne fa una in più…mah!

– Ora aspetta fuori, non andare via…

”Merda, un film che ho già visto.”

– Signora venga che le vorrei dare un’occhiata con l’ecografia, si c’è qualcosa…tre o quattro millimetri…lei che tipo di tumore ha avuto? Ha portato l’esito istologico?…

– NO, NO, dottoressa, COME QUALCOSA? NON VOGLIO RICOMINCIARE!…

– D’altro canto, signora, lei ha il cinquanta per cento di probabilità in più delle altre donne di avere un tumore anche nell’altro seno, non dobbiamo tralasciare nulla…

Arriva il chirurgo, mi visita…attimi lunghissimi. Mi guarda, mi fa la palpazione:

-No, io clinicamente non percepisco nulla…

Huffff

Mi fido di lui, se dice che non è nulla allora non è nulla.

Ma che spavento!!!

Rientro in ufficio, pizza e rilettura del mio libro…poi il lavoro.

Non voglio pensarci più.

Il giorno si avvicina…Io ho avuto due figli. Due gravidanze veramente di lieta attesa.

Ho desiderato immensamente i miei cuccioli e mi ricordo perfettamente le sensazioni che si provano quando vivi con questa “panciona” che “vive” una vita propria.

Quando vuoi dormire…sussulta. Quando stai camminando…scalcia. Quando ti rilassi…si stiracchia.

Alla fine della gravidanza sei ingombrante, inciampi nel tuo ombelico, sembra che tu debba scoppiare da un momento all’altro. Ma sei felice, ci parli, l’accarezzi, la porti a spasso come la cosa più preziosa del mondo.

Ma, soprattutto io mi ricordo che, pur essendo affaticata, cercavo di godermi ogni momento degli ultimi giorni perché SAPEVO che quella era una condizione UNICA  ed IRRIPETIBILE. Qualcosa di “solo mio” che era impossibile condividere, e non avrei nemmeno voluto condividere. Mia, mia, mia, la mia pancia con dentro il mio piccolo.

Ora non è che sia la stessa cosa…anzi! Ma la sensazione di unicità e impossibilità di condivisione mi ricorda quei momenti. Questa protuberanza creata artificialmente dall’espansore si contrae quando mi muovo, reagisce quando parlo o mi giro nel letto, mi manda sensazioni “straniere” come l’incongruenza di sentire che qualcosa si muove (il muscolo) ma in contemporanea anche che qualcosa non “sente” (la pelle).

Sono gli ultimi giorni che porto dentro di me questo intruso, non mi è mai piaciuto, non l’ho mai voluto, non è parte di me. Ma saranno passati quasi nove mesi quando lo toglierò…e lo avrò portato a spasso, l’avrò odiato poi tollerato, gli avrò anche parlato… Mi sarò “adeguata” alla sua presenza costruendogli intorno un mondo nuovo.

Così come per le gravidanze anche per questo rigido “palloncino” pieno di acqua avrò avuto dei pensieri e delle emozioni, non necessariamente positivi, avrò sofferto e sopportato, ma fino a questi ultimi giorni sarà stato dentro di me, in nessun altro…sono io che posso dire “io l’ho provato” “io c’ero”. Quando me lo toglieranno sarà sostituito da uno “sconosciuto” che però troverà già questo “mondo nuovo” che malgrado tutto ho preparato.

Come per le gravidanze,  quel giorno sarà “chiusa parentesi” e subito dopo”aperta parentesi” di una nuova vita.

E ora l’angoscia… Oggi sono nera.

Ieri mi hanno chiamata dall’ospedale: il 7 maggio day hospital e il 13 maggio intervento.

Pensavo di essere tranquilla, vaccinata, inattaccabile, invece è un terremoto. È stata come una sberla che mi ha svegliata di colpo e mi si è di nuovo ribaltato tutto. Mi sento come la mosca in trappola che per scappare sbatte e sbatte e sbatte contro il vetro della finestra chiusa, convinta che quella sia la via d’uscita. Non sono arrabbiata, sono stanca, molto stanca.

Stanca di affrontare, stanca di lottare, stanca di vivere. Ma chi me lo fa fare?

Quello che ho passato è stato veramente grande, credo troppo grande per me. E questa volta è l’angoscia che mi assale, non ho la forza di fare altro, è una stretta al cuore, uno strangolone in gola, un rovescio di lacrime che si fermano sull’orlo degli occhi.

Oggi tutto mi sembra stupido. Quello che penso. Quello che sento.Quello che ho scritto.Oggi spaccherei, brucerei, caccerei tutto e tutti all’inferno e poi ci andrei anch’io con le mie stesse gambe!

” NON CE LA FACCIO!!!…”

Antonella Beretta

In alto: Carlo e Giovanni (?) Carra – Santa Giulia crocifissa, marmo di Carrara, metà XVII secolo. Brescia, Museo di Santa Giulia

About Redazione

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.