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Con Alessandro Barbero al Salone del Libro 2022 la storia diventa pop

Con Alessandro Barbero al Salone del Libro 2022 la storia diventa pop

Salone del libro 2022, sala 500: l’Auditorium del Lingotto voluto da Renzo Piano come “fratello minore” del grande Auditorium Giovanni Agnelli vede nel corridoio che si snoda sotterraneo per raggiungere il suo ingresso una lunghissima, ordinata fila di persone.

Si attende un famoso calciatore, un cantante, un personaggio televisivo, una influencer?

No, incredibile dictu, visu et auditu, l’attesa è per uno storico, Alessandro Barbero, che in quanto a popolarità  nulla ha da invidiare ai tipi di personaggi summenzionati.

Tant’è che il suo ingresso in sala è accolto con un boato e uno scroscio di applausi del pubblico, trattamento per lo più riservato alle rockstar.

Alessandro Barbero è riuscito là dove molti hanno fallito, ha trasformato la Storia da materia ostica qual è considerata dagli studenti ( tutti quei fatti, quei nomi, quelle battaglie, quelle date da ricordare…) in argomento di conversazione, di ascolto interessato, di partecipazione attiva.

La sua conferenza verte sulla figura dello storico al giorno d’oggi, tra comunicazioni in tempo reale, blog, fake news, facebook, twitter, instagram e poco interesse verso i dati oggettivi.

Con lui Giuseppe Laterza e Laura Pepe, per illustrare “La Storia in pubblico”.

Alessandro Barbero: la rete moltiplica la Storia

Qualcuno dice che la Storia è diventata pop: nessuna sorpresa da parte del Professore, che ritiene la Storia una delle cose più divertenti del mondo, anche capace di insegnare qualcosa, ad esempio a maturare uno spirito critico, a comprendere la complessità del mondo stesso, a non ripetere gli stessi errori, sebbene il tempo presente sembri smentirlo.

Di certo è stata la rete a moltiplicare la Storia: da confinata in corposi libri per studenti o per addetti del mestiere è passata ad essere protagonista di pagine web ad essa dedicata, gestite da appassionati competenti.

Le pagine facebook legate ad Alessandro Barbero sono numerose e sono seguite da decine, a volte centinaia di migliaia di persone, ma ne vengono aperte continuamente, anche per una lettura più lieve ed ironica del passato, come le Pillole di Storia di Galatea Vaglio.

E’ un invito a non demonizzare la rete, a ricordare quale ruolo fondamentale essa abbia svolto durante la pandemia, permettendo ad esempio incontri con le scuole che altrimenti sarebbero stati impossibili.

Qual è la bacchetta magica che ha reso la Storia affascinante per il grande pubblico?

Si chiama comunicazione efficace, è quella che nel rispetto assoluto dei tempi, degli spazi e dei fatti avvenuti si serve di un linguaggio che tende a semplificare, a rendere chiari ed appetibili i contenuti.

E’ soprattutto quella che si basa su un semplice principio: per ogni comunicatore esistono novantanove ricercatori che lavorano in silenzio, senza apparire, senza le cui ricerche il comunicatore venderebbe fumo, non sostanza storica.

La Storia ci rende cittadini migliori?

Alla domanda che si poneva Jacques Le Goff Alessandro Barbero risponde in modo affermativo, portando un esempio provocatorio: anche durante i difficili anni del governo fascista, quando venivano stralciate le pagine che non era opportuno conoscere, lo studio della Storia agì in positivo, raccontando al grande pubblico di allora eventi della storia di Roma sconosciuti alla maggioranza degli italiani.

Una obbligatorietà non rispettata della frequenza scolastica aveva lasciato proliferare analfabetismo e ignoranza e in quello specifico contesto la Storia si aprì una piccola breccia, con maggiore efficacia di quanto potessero fare le immagini del Duce in posa da antico gladiatore.

Conoscendo la Storia, a giudizio di Alessandro Barbero, si diventa cittadini curiosi e critici, si allena una testa pensante ad evitare l’assorbimento passivo di informazioni tendenziose, monche se non scorrette.

La prima regola da rispettare è imparare dall’ascolto: il primo storico di cui ci è giunta notizia, Erodoto, raccontava le epiche gesta dei greci contro i persiani ad un pubblico attento e curioso, applicando già nel V secolo a.C. l’arte della divulgazione ( esagerando anche sovente per dare un’aura maggiormente epica alle gesta del suo popolo!).

Oggi le ricerche storiche sono diventate estremamente specialistiche, apparirebbero inutili e fini a se stesse se proposte ad un pubblico non selezionato, ecco perché il divulgatore deve subentrare con la sua capacità di semplificare, di rendere accattivante la materia, di proporla come se fosse davvero divertente.

Ecco perché l’arrivo di Alessandro Barbero viene salutato da un’ovazione, perché ha saputo raccogliere cinquecento persone che tra dieci altre conferenze hanno scelto la sua sottoponendosi ad una coda estenuante, perché lui sa comunicare, arrivare, come dice lui stesso, alla pancia delle persone, che degli accademici ingessati non sanno che farsene.

La Storia è utile?

C’è un’utilità nello studio della Storia?

Per rispondere a questa vexata quaestio Alessandro Barbero cita Marc Bloch e la sua Apologia della storia: sì, la Storia è utile, in primo luogo per appagare le velleità dell’homo sapiens, da cui discendiamo tutti.

Il padre del concetto di analisi storica contrapposta alla semplice descrizione, acceso sostenitore del principio che il presente si comprende mediante il passato, e il passato mediante il presente, ci identifica come homines portati meno a voler sapere e più a saper comprendere per vivere meglio.

Come uomini immersi nel tempo facciamo della Storia una scienza dell’uomo, della vita e della terra, come profani nutriamo piacere per la Storia, fine a se stessa presso il grande pubblico.

Oggi si tende a ricostruire asetticamente i fatti, ma si corre il rischio di dimenticare che i fatti dovrebbero essere accertati capendo le cause che hanno determinato specifiche conseguenze.

Anche Marc Bloch trovava la Storia divertente, come Alessandro Barbero, ma ciò non significa che possa essere tollerata la sua soggettiva interpretazione.

Da autore di romanzi storici, il Professore sottolinea che chi scrive di Storia senza essere uno studioso deve rispettarne i contenuti, oppure dichiarare apertamente dove essa fa un passo indietro a favore della finzione.

Storia e fiction possono convivere, non identificarsi, la letteratura ha ufficializzato il suo diritto all’invenzione nel romanzo storico, proponendosi come stimolo all’approfondimento.

In conclusione, dunque, stabiliti i rispettivi confini tutti i mezzi attraverso i quali si veicola la Storia appaiono utili, sebbene non indispensabili, e soprattutto ogni storia diventa affascinante, istruttiva, coinvolgente, anche quella della marmellata, come afferma il grande Alessandro Barbero.

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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