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Art & Show – "Giochi criminali" per giallisti appassionati

La passione per il gioco può essere così coinvolgente da diventare letale e mai definizione fu più appropriata se quelli in questione sono addirittura giochi criminali.

Beninteso, ci stiamo muovendo nel mondo della finzione letteraria, non di certo in quello della realtà quotidiana, dove purtroppo sono innumerevoli i presunti giochi che si ritorcono senza lasciare scampo contro gli stessi  giocatori.

Nel mondo letterario, dove tutto è possibile ma nulla è effettivo, le vittime giacciono solo tra le righe delle pagine, abbandonate esanimi tra fiumi di parole, private di quella effimera esistenza che lo scrittore ha donato loro anche solo per il tempo di un caffè.

Innocenti o colpevoli, ridestano il nostro interesse solo se l’ingranaggio del gioco funziona a dovere e possiede la precisione di un orologio svizzero.

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L’Editore Einaudi deve aver pensato che questo principio moltiplicato per quattro non potesse produrre che un ottimo risultato e così ha affidato alla penna di quattro giallisti, ben noti al pubblico degli affezionati del genere, il compito di raccontare quattro storie brevi, all’interno delle quali fosse predominante il tema del gioco, reale o metaforico.

Un gioco che ha come conseguenza la morte non può essere altro che criminale, ma può diventarlo anche quando vittime e carnefici si alternano in uno scambio di parti e di ruoli che rende intriganti gli avvenimenti successivi, pur senza annoverare caduti sul campo.

A muovere i fili di questi protagonisti sono Giancarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, stretti ciascuno nell’angusto spazio di poche decine di pagine, nelle quali tutto deve avere inizio ed ogni destino deve compiersi.

La narratologia ci insegna che il racconto è una delle sfide più ardue con cui un autore deve cimentarsi, poiché gli mancano i tempi distesi e i vasti spazi del romanzo, dove la storia si dipana tra un capitolo e l’altro, tra descrizioni puntuali e ripetuti avvicendarsi di corsi e ricorsi degli accadimenti.

Nel racconto tutto è sincopato, accorciato, ridotto all’essenziale, ogni indizio disseminato si accavalla al successivo per confermarlo o negarlo, il tempo della lettura coincide spesso col tempo del pensiero del protagonista.

Nulla può essere lasciato al caso o rimandato, altrimenti il racconto si sgonfia come un soufflé mal cucinato e lascia il lettore col rammarico di un gioco mal riuscito.

Nel caso in questione, nei “Giochi criminali” editi da Einaudi, il meccanismo è (quasi sempre) ben oliato, quando la partita si conclude e le carte vengono scoperte i conti tornano.

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De Cataldo in “Medusa” muove i suoi passi nel Salento, dove l’omicidio di un nobile barone, omosessuale dedito alla ricerca di sempre nuovi giochi d’amore, viene addebitato al suo ultimo giovane amante, il più ovvio dei probabili assassini.

Troppo ovvio, tanto da destare le perplessità dell’attempata professoressa Emma Blasi, amica fidata da sempre innamorata del Barone, che con la stessa caparbietà con cui stremava i suoi studenti si dedica alla ricerca del vero colpevole e di un ragionevole movente, intrecciando così il suo presente al suo passato di detestabile insegnante.

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E’ il lotto, invece, a dominare i personaggi di De Giovanni, scivolati all’indietro nel tempo, bruciati dalla febbre del gioco e della superstizione sconfinante nella follia.

Quando il commissario Ricciardi deve indagare sulla morte di un povero cieco, brutalmente e inspiegabilmente ucciso nella sua misera stanza sopra la ricevitoria, scopre di avere a che fare con un “assistito”, un uomo che vedeva non con gli occhi ma con la mente e sapeva leggere i segni del destino e trasformarli in numeri, da regalare ogni settimana a chi ostinatamente voleva sfidare la sorte.

Ma non solo il gioco d’azzardo è una brutta “Febbre”, ce n’è una anche peggiore ed è l’amore, soprattutto se deluso e spezzato nel suo corso.

Ed è l’amore la causa ultima di questo gioco criminale.

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E’ un sentimento uguale ma diverso nel suo manifestarsi quello con cui si trova ad avere a che fare l’avvocato Vincenzo Malinconico di De Silva,in un “Patrocinio gratuito”, coinvolto suo malgrado in una storia di presunto stalking messo in atto con le canzoni di Mina, una in particolare.

Realtà giuridica o mania di persecuzione di una bella ed indomita fanciulla coinvolta dalla passione per l’avvocato? Gioco perverso o sciocca ingenuità quella di chi si serve delle “Parole parole parole”  di Mina e Alberto Lupo per dare concretezza ai suoi davvero piccoli giochi criminali?

All’avvocato Malinconico il compito di dipanare la matassa.

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E’ invece una donna, l‘ispettore Grazia Negro di Lucarelli, a dover sciogliere un intreccio perverso che lega tra loro persone apparentemente lontanissime accumunate però da una sala giochi in cui sono state installate le macchinette del video pocker  e da una troppo lunga lista di suicidi.

L’ispettore Negro,colta nel delicato momento di un’incipiente maternità, vorrebbe mettere la parola fine a questo groviglio di odio, di morte e di vendetta, ma deve fare i conti con se stessa e con le responsabilità nei confronti di questo suo nuovo stato, prima che nei confronti della società.

Dei quattro lunghi racconti quello di Lucarelli, ” A girl like you”, è l’unico che lascia quesiti aperti, domande senza risposta a cui il lettore deve provvedere da sé, quello in cui si sente la mancanza di un più ampio respiro narrativo.

Il tono drammatico resta comunque predominante in tutti, con spiragli di leggerezza grazie all’ironia di De Silva, ma arrivati all’ultima soluzione ci si sente soddisfatti: i giochi sono fatti…..

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AUTORI : De Cataldo, De Silva, De Giovanni, Lucarelli

TITOLO : Giochi criminali

EDITORE . Einaudi

PAGG: 184,  Euro 16,50

 

Uno spunto per gli appassionati del genere giallo.

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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