Home / Libri / Giuseppe Culicchia, vita pubblica e vita privata di un terrorista
Giuseppe Culicchia, vita pubblica e vita privata di un terrorista

Giuseppe Culicchia, vita pubblica e vita privata di un terrorista

“Il tempo di vivere con te”, ultima fatica dello scrittore torinese Giuseppe Culicchia, è un romanzo autobiografico, un memoir di ricordi personali e famigliari, una ferita dolorosa che si riapre dopo quarant’anni.

Perché quaranta sono gli anni che sono stati necessari all’autore per rielaborare un lutto gravoso, troppo pesante per un bambino di undici anni che, come cantava Lucio Battisti, aveva esaurito il tempo di vivere insieme ad una persona amata e trasformata in idolo.

Giuseppe Culicchia, classe 1965, è soltanto un ragazzino di undici anni quando, nel 1976, si trova a dover affrontare il tema della perdita, dello strappo generato dalla morte improvvisa e violenta del cugino Walter, da lui considerato un fratello maggiore, un punto di riferimento per un futuro che non mostrava crepe apparenti.

Ciò che allora l’inconsapevole Beppe non poteva capire era il fatto che la notizia della morte del cugino fosse in prima pagina sui quotidiani nazionali e che al telegiornale si parlasse di lui, mostrando la sua fotografia.

Ciò che allora non sapeva era che Walter era Walter Alasia, figura di spicco delle Brigate Rosse, che diedero il suo nome alla colonna milanese dopo che era stato ucciso durante un tentativo di arresto con conseguente fuga.

La notte tra il 14 e il 15 dicembre 1976 il sangue di Walter Alasia si mischiò metaforicamente con quello del maresciallo dell’antiterrorismo Sergio Bazzega e del vicequestore Vittorio Padovani: tre morti frutto della strategia del terrore che segnò per sempre la storia dell’Italia di quei terribili anni di piombo.

Gli anni Settanta, gli anni di piombo

Che cosa può sapere “Beppe” Culicchia di ciò che sta succedendo intorno a lui in un Paese che dopo il 1968 è entrato nel vortice dei cambiamenti e non riesce a gestirli se non in modo drammaticamente violento?

Niente, giustamente: torna da scuola e vede scorrere sullo schermo notizie che neppure lo sfiorano, si parla di studenti e operai in rivolta, di anarchici caduti dalle finestre, si mescolano nomi come Pinelli e Calabresi, Fronte della Gioventù e Potere Operaio, si comincia a parlare di bombe e di stragi, in un crescendo senza fine.

Non è un caso se l’autore, prima di addentrarsi nelle vicende familiari, mette in ordine temporale i fatti di allora, da cui il tempo gli ha permesso di prendere le giuste distanze per garantirgli il necessario distacco.

Immagini, nomi, fotografie in bianco e nero che testimoniano un’epoca che sembrava non avere fine, che si spalanca all’improvviso come un baratro sotto i piedi di Giuseppe Culicchia quando, tornato da scuola, vede il volto del cugino occupare lo schermo del televisore, mentre i suoi genitori e sua sorella ascoltano in lacrime la notizia.

Walter Alasia, il brigatista, l’assassino, il terrorista, il mostro è stato ucciso: ma nessuna di queste definizioni ha senso per Beppe, il quale capisce soltanto che in quel momento la sua adolescenza è finita prima ancora di cominciare, perché non potrà più condividerla col cugino.

Giuseppe Culicchia racconta gli affetti più profondi

Giuseppe e Walter sono figli di due sorelle, che la casualità della vita ha portato a vivere distanti, tanto che il tempo da trascorrere insieme è limitato.

Giuseppe vive coi genitori e la sorella a Grosso Canavese, Walter con genitori e fratello a Sesto San Giovanni; le giornate condivise si concentrano nelle vacanze estive, nella casa dei nonni, dove i due crescono come fratelli, sebbene siano separati da nove anni d’età.

Per il cugino Walter diventa presto un mito, ma tutti gli vogliono bene perché è paziente, affettuoso, sempre pronto a collaborare e a sorridere, a suonare la chitarra o ad aiutare gli zii per qualsiasi necessità.

E’ questo il ragazzo che si imprime nella memoria, non quello dal volto ombroso e lo sguardo truce che appare dalle immagini televisive di quel 15 dicembre, un affetto anche più profondo di quello per la sorella, con cui si trovano meno affinità.

Sono giorni davvero felici per Beppe, il quale non vede l’ora che torni ogni anno l’estate per poter stare insieme a lui, capace di farlo giocare e regalargli momenti di grande piacevolezza.

Per Walter è anche il momento della consapevolezza, di un avvicinamento al mondo della politica, della militanza.

Porta pantaloni e zampa e capelli lunghi come tutti i ragazzi più ribelli di quegli anni, legge tantissimo, libri, riviste, quotidiani, si crea un suo percorso, una coscienza politica che lo allontana sempre più dai binari istituzionali, dalle logiche di partito: e senza che chi lo ama profondamente se ne renda conto, si avvicina al mondo della clandestinità, che ne determinerà la morte a soli vent’anni.

Sogni spezzati, per Walter Alasia e Giuseppe Culicchia

Scegliere di rendere pubblica una storia così privata non è semplice: per questo l’autore dice di aver dovuto aspettare quarant’anni prima di provare a  far rivivere Walter, restituendogli la sua storia più intima, lontana da quella narrata a suo tempo dalle fonti ufficiali.

L’adesione iniziale a Lotta Continua non aveva soddisfatto i suoi desideri di cambiamento, per questo Walter Alasia , che aveva avuto modo di conoscere Renato Curcio, aveva deciso di passare alla clandestinità entrando nelle Brigate Rosse, preparandosi ad abbandonare la famiglia e a sparire inghiottito dall’anonimato.

Una sola persona era stata messa al corrente della sua scelta, sua madre, pronta anche ad aiutarlo in caso di assoluta necessità (cosa che fece realmente), l’unica a  capire perché in un blitz notturno a casa loro le forze dell’ordine erano venute a cercare suo figlio per arrestarlo, certamente non solo perché criticava il servizio di leva e lo rifiutava.

Giuseppe Culicchia ha ricostruito tutta la storia di Walter Alasia grazie alle memorie di famiglia, ma anche ai libri di storia e ai documenti dell’epoca, cercando i definire i contorni del sogno spezzato del cugino.

Walter cercò di fuggire dalla finestra, quella drammatica notte, ma dopo aver sparato e ucciso due persone; ferito alle gambe, rimase poi a terra all’esterno della casa, dove morì: la versione ufficiale disse per un’ulteriore sparatoria, quella ufficiosa per essere stato freddato con un colpo alla testa.

In quella pozza di sangue annegò anche il sogno di un bambino di undici anni, che immaginava che il tempo di vivere insieme non avrebbe avuto mai fine.

La storia pubblica del brigatista Walter Alasia finì quella notte, poi ci fu solo il dolore privato di una famiglia che doveva fare i conti con la morte di un figlio, un fratello, un nipote, un cugino.

A Giuseppe Culicchia va il merito di aver raccontato con un’impronta molto soggettiva soltanto i suoi affetti, le sue memorie, senza mai cadere nel maldestro tentativo di perdonare azioni che ancora oggi ci appaiono difficili da interpretare, impossibili da giustificare.

Degli anni di piombo ci resta una cicatrice indelebile a ricordo di una ferita profonda, di Walter Alasia e del suo sogno di vivere tutti liberi sappiamo oggi qualcosa in più, che ci permette di restituirlo al suo tempo e agli ideali che lo caratterizzarono, minati da insani comportamenti.

Ricordando Battisti, a tanti è rimasta un’altra vita davanti, per molte, troppe vittime innocenti non rimase altro che un percorso spezzato.

Giuseppe Culicchia, vita pubblica e vita privata di un terroristaAUTORE : Giuseppe Culicchia

TITOLO : Il tempo di vivere con te

EDITORE : Mondadori

PAGG. 162      EURO 17,00  (disponibile versione eBook euro 9,99)

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Translate »