Greta Olivo, della vita, della luce e del buio più profondo

Greta Olivo, della vita, della luce e del buio più profondo

Greta Olivo, trent’anni, romana, è autrice del romanzo intenso e delicato “Spilli”.

Un percorso universitario in Lettere, un Master triennale alla Scuola Holden di Torino e poi alla lettrice compulsiva si è affiancata la scrittrice.

Il prestigio che nasce dal veder pubblicata da Einaudi un’opera prima è pari allo stupore di sentirsi finalmente calata nei panni giusti, dopo un lungo lavoro.

“Spilli” è un anomalo romanzo di formazione, in quanto segue un percorso apparentemente a ritroso.

La protagonista, Livia, esce dall’infanzia per vivere l’adolescenza e avviarsi verso la piena giovinezza, accompagnata però dalla consapevolezza non solo metaforica che si sta avviando dalla luce al buio.

Livia e Greta Olivo, legate da un presupposto comune

I begli occhi chiari di Greta Olivo nascondono un segreto, una forte miopia ereditaria che le è stata tramandata dal nonno.

L’irreversibile cecità di quest’ultimo, il carattere ombroso e difficile derivatone l’hanno spinta a voler indagare questo mondo, con la paura che potesse diventare anche il suo.

Essere una bambina che non può vedere allo stesso modo dei coetanei può essere davvero distruttivo, anche perché i bambini non sanno usare filtri nelle loro verità.

Da questi personali trascorsi è nata l’idea di scrivere la storia di una bambina che si muove solo portando spessi occhiali, inconsapevole del fatto che anche questi diverranno inutili.

La vita sa essere terribilmente crudele, quando prima dà e poi toglie, quando ti insegna che crescere sarà uno dei momenti peggiori che ti toccherà vivere.

Livia ha avuto la percezione del mondo, ha trascorso i suoi primi anni con la gioia di essere speciale in qualche modo, per esempio essere la più brava in atletica, nella corsa.

In questa prospettiva la sua è una formazione che va dalla luce al buio, che la lascia più povera di quanto fosse precedentemente.

Per cogliere ogni sfumatura possibile Greta Olivo ha frequentato l’Istituto Sant’Alessio, un centro romano per ciechi e ipovedenti fondato nell’800.

Qui ha scoperto la realtà di chi non vede più i contorni e i confini, deve abbandonare le certezze pregresse e imparare a vivere usando gli altri sensi.

E’ vero che il nostro è un mondo fatto a misura dei vedenti, ma la sicurezza che acquistano coloro che perdono la vista deve essere la molla per tralasciare qualsiasi forma di pietismo.

Livia è dunque la sintesi di esperienze molto personali, di paure vissute sulla propria pelle, di strade che si incrociano per caso o per volontà, di momenti in cui accettarsi per come si è migliora il vivere medesimo.

Livia, la difficoltà di diventare grandi

Come tutti i bambini, Livia vorrebbe essere più bella, più libera e senza i pesanti occhiali che deve usare anche quando corre.

Un maldestro tentativo di risolvere da sé la situazione la scaraventa in realtà nel tunnel al fondo del quale non ci sarà alcuna luce, bensì il buio più profondo e irreversibile.

Retinite pigmentosa, questa è la diagnosi che la inchioda al suo futuro, proprio nel momento in cui dovrebbe iniziare per lei un periodo fulgido, legato alla scuola superiore.

Nuovi amici, grandi idee e illusioni, nuove compagnie e i primi tormenti amorosi sono ciò che Livia non accetta di perdere.

Sembra che saranno gli spilli a caratterizzare il suo futuro: come capocchie di spilli sono le lettere ormai minuscole sul tabellone oculistico, piccole come spilli sono le cose che spariscono man mano che cala la sera.

Intorno a lei si stringono i genitori, ma Livia vorrebbe l’indipendenza dei suoi coetanei, il motorino, le feste di compleanno, un futuro da conquistare e non un centro per persone non vedenti.

E’ come se quest’ultimo fosse la linea di confine: se la oltrepassi, non potrai più tornare indietro, il tuo mondo sarà per sempre un altro, doloroso e differente.

In Greta Olivo la consapevolezza del futuro incerto

Come poter pensare di non vedere più forme e colori ma solo buio?

Come crearsi nuovi punti di riferimento quando vorresti solo bruciare le tappe e sbranare la vita?

Camminare rasente ai muri, usare il bastone bianco dei ciechi, immaginare soltanto attraverso la memoria cose e persone, perdersi per sempre la realtà è una dannazione che Livia fa molta fatica ad accettare.

Per questo continua a vivere a modo suo pur avendo iniziato a frequentare il centro dove ha conosciuto Emilio, il suo tutor, non vedente eppure così sereno e positivo.

Lei, che vorrebbe solo essere normale, ha paura di diventare invisibile per gli altri, parte del buio che sarà la sua costante.

Il percorso di formazione è durissimo, irto di ostacoli e difficoltà, volto a farla diventare l’adulta che lei stessa rifiuta.

Nonostante la consapevolezza acquisita, Livia non smette di essere viva a modo suo, partecipa all’occupazione del suo liceo con gli altri studenti, si illude di essere ricambiata di un amore adolescenziale nato durante gli intervalli nel cortile, combatte la velocità con cui la retinite progredisce ben sapendo di essere sconfitta in partenza.

Morena, Lorenzo, Daniele accumulano esperienze, fanno cose per la prima volta, hanno tempo per costruire. La sua vita, invece, le pare aver avuto un’impietosa accelerazione verso la perdita.

Quando Emilio le racconta la vicenda dellindovino cieco Tiresia, a Livia pare chiaro che stia cercando di trasfondere in lei la fiducia nel domani.

Non si tratterà di predire il futuro, ma di prepararsi ad accettarlo.

Ci sono voluti anni per accettare l’inevitabile e imparare un modo nuovo di vivere, ce ne vorranno ancora altri per ritagliarsi una propria dimensione nello spazio.

Nel momento in cui Livia ritorna a scuola, partecipa alla gita scolastica a Torino, entra in discoteca e al Museo del Cinema può dire di aver raggiunto un primo importantissimo traguardo.

Greta Olivo ha raccontato la sua storia sino al momento in cui il sipario nero è calato davanti ai suoi occhi: non c’è più differenza tra il giorno e la notte, i fotorecettori sono morti per sempre e non ci può essere ritorno.

Un racconto di Anna Maria Ortese a cui l’autrice afferma di essersi ispirata per Livia ha una piccola protagonista affetta da una forte miopia.

Nel suo caso il procedimento è inverso, quando avrà il primo paio di occhiali scoprirà che il mondo così com’è non le piace, che era migliore quello avvolto dalla nebbia.

Quest’ultimo è il punto di arrivo di Livia, ma forse anche lei saprà trovare nel mondo senza luce una bellezza imprevista e imprevedibile, un senso al suo esistere, una guida che saprà accompagnarla sempre e mai abbandonarla.

Greta Olivo, della vita, della luce e del buio più profondoAUTORE : Greta Olivo

TITOLO : Spilli

EDITORE : Einaudi

PAGG. 206      EURO 18,50 (versione eBook euro 9,99)

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario dopo una vita spesa tra i banchi di scuola. Amante dei libri, dei gatti e dei viaggi, considera la lettura lo strumento più efficace per crescere, migliorarsi e trovare il proprio posto nel mondo.

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