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Stefano Pazzaglia, un po' oste, un po' scrittore. In Franciacorta

Stefano Pazzaglia, un po’ oste, un po’ scrittore. In Franciacorta

La vena toscana, ereditata dal padre, unita a una profonda impronta bresciana lasciata da sua madre e dalla terra in cui è cresciuto: la Franciacorta. Un impasto un po’ ruvido, che profuma di tradizioni contadine, personalità forti e fumantine, volontà di ferro e passioni profonde. Ed è proprio da questo impasto variegato che Stefano Pazzaglia ha dato forma a “La Trilogia del glicine”, breve raccolta di racconti editi da Antonio Tombolini.

Il glicine narratore di Stefano Pazzaglia

Stefano Pazzaglia, un po' oste, un po' scrittore. In FranciacortaAnche se ha già firmato altri racconti e poesie, la trilogia rappresenta l’esordio letterario di Stefano Pazzaglia che affianca l’amore per la scrittura a un’altro, altrettanto grande: la buona tavola. E’ così che, la Locanda di Piedeldosso, a Gussago, a pochi chilometri da Brescia, diventa palcoscenico per tre storie ( sostiene l’autore) narrate da un vecchio glicine, spuntato in terra di Franciacorta  l’anno dell’unità d’Italia: il 1861.

La Storia, quella dell’Italia del dopoguerra, sostiene puntualmente il racconto, con il ricordo della tragedia ancora sulla pelle dei protagonisti, le frange di una miseria appena dietro l’angolo, la terribile minaccia di un’altra spaccatura nel Paese, ma anche la volontà palpabile di voltare pagina, l’entusiasmo di ricominciare. Si avverte il vento di protesta del movimento operaio, l’ingegno brillante degli imprenditori del Nord, gli artigiani dalla scroza dura che conservano una manualità ottocentesca, le gesta eroiche dei campioni del ciclismo e quelle leggendarie di piloti come Tazio Nuvolari. Ma c’è anche il racconto di un’Italia di provincia, a tratti goffa e a tratti solenne, un’Italia che sembra lontana mille anni luce anche per chi il Novecento lo ha vissuto pienamente. E ritrovarla, in queste pagine, un po’ ci fa sorridere di tenerezza, un po’ ci commuove, ma soprattutto fa riflettere e domandare come sia possibile per noi umani avere una memoria tanto breve.

Stefano Pazzaglia: le incursioni nella  narrativa gastronomica

Pazzaglia è anche e soprattutto un oste. Uno che i piaceri della tavola non si limita a scriverli nei suoi racconti: li serve in tavola ai suoi ospiti, Stefano Pazzaglia, un po' oste, un po' scrittore. In Franciacortadavanti a un caminetto scoppiettante d’inverno o sotto il pergolato del vecchio glicine in estate. Ma il sapore di certi piatti succulenti lo ritrovi anche tra le righe del suo narrare, un po’ come nei romanzi di Manuel Vázquez Montalbán o nei racconti di Alessandro Baricco. E quei casoncelli di magro che secondo Enzo Ferrari assomigliano ai turtlein, quello spiedo che sfrigola di burro e fa gola a Roberto Rossellini, quel baccalà con le castagne che ordina Nuvolari, ti fan venire l’acquolina in bocca. Chiudi gli occhi e la magia del racconto ti avvolge, e ti viene la tentazione di correre davvero alla trattoria Piè del Dos per verificare se quelle suggestioni sensoriali corripondono alla realtà. Attenzione però: niente a che vedere con certe bizzarrie gourmand degli chef televisivi. Qui si parla di cibo vero, quello che oltre a gratificare il palato e a mandare in sullucchero i cinque sensi, soddisfa abbondantemente lo stomaco. Perché un tempo, tanti anni fa, eravamo abituati così, si teneva più alla sostanza che alla forma. E questo valeva sempre, non soltanto a tavola. Era appena finita la guerra e la gente aveva ben chiaro quali fossero le cose davvero importanti.

Era il lontano Novecento.

Stefano Pazzaglia, un po' oste, un po' scrittore. In FranciacortaAutore: Stefano Pazzaglia

Titolo: La trilogia del glicine

Editore: Antonio Tombolini

Pagg: 81. Prezzo: € 10,99

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Rossana Pessione, Direttore responsabile

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