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Ernia addominale, non prendiamola sotto gamba

Salute – Ernia addominale, non prendiamola sotto gamba

Sono almeno 200 mila le persone che, nel nostro Paese, ogni anno, si sottopongono a un intervento chirurgico per porre rimedio a un’ernia addominale. La chirurgia è il solo modo per curare un’ernia, ma fortunatamente le tecniche chirurgiche di ultima generazione assicurano una ripresa delle normali attività quasi immediata.

L’ernia è la fuoriuscita di un viscere (o di una parte di esso)  attraverso un canale anatomico, un “buco” che in termini medici si chiama porta erniaria. A seconda della dislocazione dei visceri, le ernie possono distinguersi in interne (quando lo spostamento avviene all’interno del corpo) oppure esterne. In questo secondo caso i visceri si infiltrano nella parete addominale e si dirigono verso l’esterno, risultando evidenti. Le ernie che interessano i visceri addominali sono ernie esterne, le più frequenti sono: l’ernia inguinale, l’ernia femorale, l’ernia ombelicale e l’ernia epigastrica.

L’ernia non fa male ma va curata

L’ernia, di solito, non provoca dolore, però può essere invalidante, specie quando l’ernia assume grosse dimensioni. Fare attenzione ai sintomi è il modo più efficace per contrastarla: sensazione di tensione, stiramento o bruciore nella zona addominale) o ai segni di comparsa locali (tumefazione e gonfiore). Non esistono precauzioni per evitare l’insorgenza dell’ernia che è spesso legata a una predisposizione naturale, il più delle volte congenita, per esempio una malformazione, l’assottigliamento o l’indebolimento della parete addominale tipica dei fisici molto magri, delle persone anziane o dello stato di gravidanza. Esistono poi alcuni fattori scatenanti, come l’aumento della pressione all’interno della cavità addominale, ma anche ripetuti colpi di tosse, stipsi cronica, bronchite. In presenza di un’ernia è importante evitare di sollevare pesi, fare eccessivi sforzi fisici, controllare il peso evitando l’obesità, ma soprattutto è fondamentale sottoporsi a una visita specialistica ai primi sintomi.

Rete e colla per riparare il danno da ernia

Ernia addominale, non prendiamola sotto gamba“Oggi, l’ernia, nella maggior parte dei casi si ripara con reti contenitive che, fissate alla parete muscolare dell’addome, permettono di mantenere l’intestino nella sede naturale, riparando così il buco nel muscolo che determina la comparsa dell’ernia”, spiega il professor Giampiero Campanelli, direttore dell’unità di Day Surgery all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio di Milano. “Se l’ernia ha una dimensione massima paragonabile a quella di un pompelmo e non è mai stata operate in precedenza è sicuramente preferibile l’intervento in anestesia locale da fare in ambulatorio al termine del quale il paziente va a casa”.

Ogni intervento viene studiato ed effettuato secondo le specifiche esigenze del paziente. Il chirurgo sceglierà la protesi più adatta al paziente tenendo conto della sua età, del suo stile di vita e, ovviamente, anche della sua corporatura. Dopo aver praticato l’anestesia locale, il chirurgo posiziona la rete attraverso piccole incisioni nell’addome. L’operazione è semplice e sicura, dura circa 60 minuti. Durante l’intervento il paziente non sente dolore, potrà ascoltare musica o semplicemente riposare.

“I chirurghi dispongono di diversi fili da sutura che si adattano al tipo di rete usata: completamente o parzialmente assorbibili, cioè capaci di dissolversi per intero o parzialmente nella parete addominale, dopo avere assicurato la tenuta della protesi. Ma la novità assoluta è la possibilità di operare senza mettere i punti, grazie a particolari colle biologiche, che possono sostituire l’uso dell’ago e del filo tradizionali. Si tratta di una speciale colla di fibrina che garantisce la perfetta aderenza delle reti, senza il rischio di danneggiamento dei nervi della regione, e comporta che il dolore post-operatorio sia assolutamente ridotto”, dice Campanelli. “Dopo l’intervento, il paziente avrà un semplice cerotto, potrà alzarsi rivestirsi e tornare a casa: resta solo un leggero fastidio che passa nel giro di una settimana al massimo con la somministrazione di farmaci antinfiammatori da prendere per bocca, ovviamente sempre in base alla prescrizione del medico. Dal giorno successivo potrà riprendere la vita di sempre: mangiare, bere, camminare e una sedentaria attivita’ lavorativa. Lo sport non competitivo può essere ripreso dopo una settimana, mentre gli sportivi di professione in 10 giorni possono tornare alle gare”.

 Il dolore non se ne va?

In alcuni casi, non molti per fortuna, è possibile che si verifichi una infiammazione o una compressione momentanea dei nervi della zona operata, che si devono assestare dopo l’introduzione della protesi. Quand’è così è possibile effettuare piccole infiltrazioni di antinfiammatorio nel punto doloroso per almeno una decina di giorni.

Se in seguito a una operazione di ernia , anche dopo 6/7 mesi dall’intervento si continua ad avvertire un dolore continuo, simile a una puntura o la sensazione di avere corpo estraneo, potrebbe essere necessario un secondo intervento ‘riparatore’.  Il dolore infatti potrebbe dipendere dal fatto che, durante la prima operazione, siano state suturate con la rete anche alcune terminazioni nervose (invisibili) o che la protesi si sia posizionata male, o magari non si sia ben fissata sulla parete muscolare.

 

 

 

 

 

 

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