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Turismo sostenibile: i mille borghi della bell’Italia: Dolceacqua

Turismo sostenibile: i mille borghi della bell’Italia: Dolceacqua

A poco più di 7 km dal mare, Dolceacqua è un borgo bellissimo e pieno di fascino con uno scorcio panoramico d’incredibile bellezza, il ponte a schiena d’asino e le case aggrappate all’antico Castello dei Doria.

Già abitata in età preistorica, come dimostrano i castellari dell’età del ferro, rozze fortificazioni in pietra a secco ad anelli murari concentrici, Dolceacqua rimane comunque un borgo prevalentemente medioevale, con le sue ripide stradine affiancate dalle alte case arrampicate sulla collina.

Turismo sostenibile: i mille borghi della bell’Italia: Dolceacqua I caratteristici “carrugi”, passando per ponticelli sotto ai quali scorre gorgogliando il torrente Nervia e, sotto voltoncini, i tipici “chibi” dove il sole fatica ad arrivare, si incrociano come in un labirinto,

Dolceacqua evidenzia la natura difensiva dell`abitato; ai piedi del castello, acquistato nel 1270 dal capitano del popolo genovese Oberto Doria, venne sviluppandosi borgo Terra, seguendo le linee di livello ai gironi concentrici attorno alla rocca e collegati fra loro da ripide rampe.

Dolceacqua: il ponte a schiena d’asino

A metà del Quattrocento viene creato il nuovo quartiere Borgo, al di là del torrente Nervia; i due nuclei vennero collegati da un elegante ponte a schiena d’asino, a un solo arco di 33 metri di luce uno degli elementi architettonici più belli del posto.

Turismo sostenibile: i mille borghi della bell’Italia: Dolceacqua Diversi gli edifici religiosi nei due borghi: ai piedi della Terra, la parrocchiale di Sant’Antonio Abate, di origini quattrocentesche, mentre all’ingresso del paese c’è la chiesa di San Giorgio, costruita nell’XII secolo in forme romaniche, con un soffitto ligneo a rare travature dipinte del ‘400 e le tombe cinquecentesche di Stefano e Giulio Doria.

Fuori dal paese, sulle colline circostanti, ricoperte da vigne ed oliveti secolari, vi sono numerose cappelle campestri, tra cui San Bernardo,

San Martino e le antichissime San Rocco e San Cristoforo.

L’economia della zona è sempre stata influenzata dalle caratteristiche morfologiche del territorio circostante, con le colline incombenti sul paese e l’assenza di terreni pianeggianti da dedicare all’agricoltura.

Dolceacqua: storia, vigne e uliveti

Con il suo incessante lavoro, nei secoli l’uomo ha realizzato un massiccio terrazzamento delle colline, sostenuti da muri in pietra a secco, sul quale ha piantato prevalentemente oliveti e vigneti.

Vi sono anche terreni con una rigogliosa vegetazione spontanea, spesso a macchia mediterranea, con numerosi fiori che nascono all’ombra degli ulivi, lungo il torrente Nervia o nelle zone aride collinari, comprendenti specie che è difficile trovare altrove.

La fama del paese è legata anche alla produzione del Rossese di Dolceacqua, la prima Doc ligure, un vino rosso rubino a denominazione di origine controllata, dal sapore morbido, aromatico e dolce, ottenuto da un vitigno autoctono e prodotto in un numero limitato di bottiglie.

Notevole importanza ha anche l’olio extra vergine d’oliva prodotto dagli oliveti delle colline circostanti, considerato di eccellente qualità e molto ricercato.

Turismo sostenibile: i mille borghi della bell’Italia: Dolceacqua Attorno all’abitato negli ultimi anni grazie al clima mite, sono sorte anche coltivazioni floricole all’aperto, con prevalente produzione di mimosa, ginestra, verde ornamentale, raccolti giornalmente e avviati al mercato di Sanremo.

Oltre al vino Rossese, Dolceacqua ha un altro prodotto assolutamente locale, la Michetta, dolce di pasta brioches a forma ovale di panino o di nodo, impastata e cotta in modi diversi secondo le diverse tradizioni culinarie; in paese viene considerata, grazie ad una leggenda che la circonda, un bell’esempio di emancipazione femminile.

About Massimo Tommasini

Massimo Tommasini, esperto in editoria aziendale e ambiente

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