Defibrillatori nei luoghi pubblici
Attualità

Defibrillatori nei luoghi pubblici

15/05/2015
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In Italia si contano ben 70.000 vittime di arresto cardiaco ogni anno e più dell’80% muore lontano dall’ospedale. Il problema in Italia riguarda una persona su mille. Sulla base dei dati del Ministero della salute, sopravvive soltanto il 2%. Perché? Perché i soccorritori intervengono in media in dodici, quindici minuti, e il cuore si ferma definitivamente. Le chance di vivere si abbassano del 10% in appena sessanta secondi, quindi in 5 minuti scendono della metà.

Che cosa si può fare?

Soltanto la defibrillazione cardiaca precoce funziona, posto che nell’85% dei casi di arresto cardiaco si riscontrano aritmie come fibrillazione ventricolare e tachicardia ventricolare senza polso. Nel 60% dei casi il cuore si ferma sulla pubblica via, mentre nel 65% sono presenti testimoni. Sarebbe sufficiente disporre di un defibrillatore automatico esterno (Dae), per utilizzare il quale sono sufficienti poche ore di formazione. Differisce da quello impiantabile ed è adatto, per ovvie ragioni, ai casi nei quali l’arresto cardiaco si manifesta in soggetti non considerati a rischio. Parliamo di defibrillatori semplici da usare, che offrono al paziente possibilità di salvarsi pari all’85%. I luoghi cardio-protetti con defibrillatori, tuttavia, non esistono nella nostra cultura. Bisognerebbe diffondere il concetto di un luogo super-vicino adatto a salvare chi viene colpito da arresto cardiaco e far così diminuire il numero dei decessi. Diversamente, il cuore si ferma irreversibilmente.

Isabella Lopardi ha lavorato come giornalista, traduttrice, correttrice di bozze, redattrice editoriale, editrice, libraia. Ha viaggiato e vissuto a L'Aquila, Roma, Milano. Ha una laurea magistrale con lode in Management e comunicazione d'impresa, è pubblicista e redattore editoriale. E' preside del corso di giornalismo della Pareto University.