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Olio di palma: è davvero dannoso per la salute e per l'ambiente?

Olio di palma: è davvero dannoso per la salute e per l’ambiente?

Olio di palma: è davvero dannoso per la salute e per l'ambiente?L’olio di palma è l’olio vegetale più usato al mondo. Si stima che l’Europa assorba circa il 12 % della produzione mondiale di questo prodotto.

Secondo i dati Istat di qualche anno fa (2014) l’Italia importa circa 1.600.000 tonnellate di olio di palma all’anno, di questo, circa il 21% viene impiegato dall’industria alimentare, mentre il restante 79% viene destinato al settore bioenergetico, a quello zootecnico, al cosmetico e al farmaceutico.

A livello mondiale, l’olio di palma viene destinato:

  • per circa l’80% nel settore alimentare (olio per frittura, margarine, prodotti di pasticceria e da forno, e gran parte dei prodotti alimentari trasformati)
  • per circa il 19% nel settore dei cosmetici, saponi, lubrificanti e grassi, prodotti farmaceutici, pitture e lacche, ecc.
  • per circa l’ l% per la produzione di biodiesel.

Cos’è l’olio di palma?

L’olio di palma così come l’olio di semi di palma (meglio conosciuto come palmisto) sono due oli vegetali saturi non idrogenati derivanti rispettivamente dalla spremitura dei frutti e dalla spremitura dei semi della palma da olio (Elaeis guineensis).

Nella forma grezza, grazie all’elevato contenuto in beta-carotene, l’olio di palma acquisisce una colorazione rossastra, mentre in seguito alla raffinazione, il beta-carotene tende ad annullarsi e l’olio si presenta quasi incolore. A temperatura ambiente la consistenza può essere solida o semi-solida.

L’olio di palma è composto per quasi il 100% da grassi, in particolari trigliceridi. Questi ultimi sono a loro volta costituiti da una molecola di glicerolo alla quale sono legati 3 acidi grassi La percentuale di acidi grassi saturi si aggira intorno al 50%, mentre il restante 50% è rappresentato da acidi grassi insaturi.

Quasi 5 tonnellate di olio da ogni palmaOlio di palma: è davvero dannoso per la salute e per l'ambiente?

Le prime informazioni sulla palma da olio risalgono al XV secolo e riconducono le origini di questa coltura in Africa Occidentale, dove da sempre è stata utilizzata per l’ottenimento dell’olio di palma.

A oggi la Palma da Olio è essenzialmente coltivata nel Sud-Est Asiatico e soprattutto in Malesia ed Indonesia che, da sole coprono circa l’ 85% del fabbisogno mondiale. Il primo raccolto avviene dopo circa 30 mesi e ciascuna palma garantisce una produzione media di circa 4-5 tonnellate di olio all’anno. Il palmeto va rinnovato ogni 25 anni.

Nonostante la superficie agricola mondiale destinata alla coltivazione della palma da olio non superi il 6%, ad oggi, l’olio ricavato dalla trasformazione del suo frutto rappresenta oltre il 34 % della produzione mondiale di oli e grassi vegetali, seguito da quello di soia (circa 27%), quello di colza (circa 14%), quello di girasole (10%) e infine dall’olio di oliva che rappresenta poco più dell’1% del mercato mondiale degli oli vegetali.

Questo dato è molto interessante, in quanto mostra l’importanza che questo prodotto ha nella popolazione mondiale nonostante le esigue superfice destinate a tale coltura.

Olio di palma a confronto con gli altri oli vegetali

Nella tabella che segue inseriamo i dati relativi alla composizione dell’olio di palma e di quella dei più comuni oli vegetali utilizzati in ambito alimentare.

  Olio di palma Olio di soia Olio di colza Olio di girasole Olio di oliva Burro Margarina vegetale
Acidi Grassi Saturi 45-55 11-21 2-8 10-6 9-26 49-51 28
Acido Laurico 0 – 0.5 < 0.2 < 0.2 < 0.2 < 0.05 2 – 4 < 0.2
Acido Miristico 0.5 – 2 < 0.2 < 0.2 < 0.2 < 0.05 8 <0.2
Acido Palmitico 39.5 – 47.5 8 – 13 1 – 5 5 – 8 7.5 – 20 21 20
Acido Stearico 3.5 – 6 3 – 6 1 – 2 4 – 6 0.5 – 6 9 5
Acidi Grassi Monoinsaturi 38 – 45 17 – 26 56 – 65 15 – 26 56 – 87 24 30 – 32
Acido Oleico 36 – 44 17 – 26 55 -62 15 – 25 55 – 83 21 16 – 20
Acidi Grassi Polinsaturi 9 -12 54 – 72 26 -32 62 – 70 4 – 22 2 – 4 18 – 20
Acido Linoleico 9 – 12 50 – 62 18 – 22 62 – 70 3 – 21 1 – 2 12 – 18

 

Un frutto molto generoso che consuma poco territorio

Il frutto, a parte per il colore, è molto simile a una grossa oliva e contiene circa il 35 % di olio.

Una delle caratteristiche di questa coltura è la straordinaria resa in olio per ettaro coltivato.

Volendola paragonare con la resa delle principali colture da olio, notiamo infatti che la resa della palma da olio è di circa 3.5 tonnellate di olio per ettaro di superficie coltivata (t/ha) seguita da colza 0.68 T/ha, girasole 0.57 T/ha, soia 0.35 T/ha, olio di oliva 0.30 T/ha

Oltre alla maggiore resa per ettaro rispetto agli altri oli vegetali, l’olio di palma richiede inoltre meno fertilizzanti, meno pesticidi e soprattutto meno diserbanti.

L’olio di palma fa male o no?

Nonostante la reputazione dell’olio di palma, sotto il profilo nutrizionale e salutistico, sia tutt’altro che buona, non si hanno prove certe del fatto che sia dannoso per la salute, a meno che non si ecceda con le quantità. Come emerge da vari report e studi elaborati dalla letteratura scientifica, il consumo di olio di palma, a oggi non comporta alcun rischio per la salute umana, tanto che in Italia il ministero della salute ne autorizza l’utilizzo. “Non esistono evidenze scientifiche di specifici effetti sulla salute, con particolare riferimento al rischio cancro, del consumo moderato di olio di palma. Al pari di altri elementi ricchi di acidi grassi saturi”. Come l’olio di cocco o il burro. Queste le conclusioni della relazione pubblicatoa sulla rivista International Journal of Food Sciences and Nutrition e sottoscritta da 24 esperti italiani, 16 dei quali in rappresentanza di società scientifiche nazionali. La questione resta comunque dibattuta.

Salvaguardia della biodiversità

Il problema rischia di sorgere invece quando parliamo di biodiversità e habitat localizzati lungo la fascia tropicale. La richiesta di olio di palma di anno in anno cresce e di conseguenza aumento le superfici coltivate. Questa tendenza, a lungo andare potrebbe, compromettere il delicato equilibrio ecologico delle aree interessate alla coltivazione.

Boicottando l’olio di palma, salveremo quindi l’ambiente? No, rispondono gli esperti. Come abbiamo visto precedentemente, la palma da olio è la coltura con la più alta resa per ettaro di superficie coltivata. Al contrario, boicottare l’olio di palma rischierebbe di amplificare ulteriormente gli effetti negativi che si vorrebbero tamponare. Se infatti aziende clienti orientassero la loro attenzione verso altri oli vegetali, poiché questi necessitano di superficie coltivabile, a parità di quantitativo richiesto si avrebbe un aumento della deforestazione e della perdita di biodiversità che potrebbe aumentare anche del 500 %.

Qual è allora la soluzione? La strada giusta da seguire esiste ed è quella che in generale dovrebbero intraprendere tutte le aziende agricole: produrre in modo sostenibile. Come si produce in modo sostenibile e quali siano le varie forme di Agricoltura Sostenibile, ne parleremo nei prossimi articoli.

 

About Alfonso Tirone

Alfonso Tirone
Spinto dal grande amore per la natura e per il mondo dell’agricoltura, si laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie, conseguendo una specializzazione in controllo e gestione della qualità del comparto Agroalimentare e una in Agricoltura Biodinamica. La passione per la ricerca scientifica unita alla determinazione lo portano a mettere in atto un progetto sperimentale che gli ha permesso di conquistare un Dottorato di Ricerca Internazionale in Agronomia Ambientale. Esperto in materia di fertilizzanti e fitofarmaci, di Agricoltura Biologica e Agricoltura Biodinamica, si è occupato di controllo e gestione della qualità, assistenza tecnica in campo, ricerca e sviluppo. Di lui si dice che sia un gran chiacchierone e diverse leggende narrano che l’amore per il suo lavoro potrebbe portarlo a parlare per intere giornate. Oggi Alfonso è un docente. Ai suoi studenti insegna a non smettere mai di credere nei loro sogni e nelle loro capacità. Il suo più grande hobby? Da buon Siciliano non può che essere quello di cucinare.

One comment

  1. Le colza utilisé pour produire le biodiesel, donne en sous produit, les tourteaux qui alimentent le bétail soit. mais il y a une équation simple à résoudre: 1 le bétail , est programmé pour se nourrir dherbe. 2- le diésel est nocif pour la santé humaine le gouvernement ne cesse de pénaliser les conducteurs pour quils abandonnent la motorisation diésel. Donc soyons logiques. Transformons les champs de colza en prairies et on résoudra deux problèmes ensemble.

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