Etichette nutrizionali: possiamo distinguere un prodotto sano da uno poco salubre?

Quante volte, recandoci al supermercato, abbiamo letto con attenzione le etichette nutrizionali presenti sul packaging dei vari alimenti?

etichette nutrizionali Nutri-scoreE, per i più scrupolosi, quante volte siamo realmente riusciti a capire, sulla base dell’etichetta nutrizionale, se un prodotto fosse sano o meno?

Qualcuno potrebbe rispondere che, per capire se un prodotto sia sano o meno, basti aprire le apposite app sullo smartphone per scansionare il codice a barre e avere una panoramica immediata: punteggio di 86/100, bollino verde, ottimo prodotto.

Ma è davvero così?

Se torniamo a leggere le etichette, invece, troviamo la percentuale di grassi di cui saturi, contenuto di zuccheri e zuccheri aggiunti, sale. Troppi elementi che, senza le corrette conoscenze, rischiano quasi di sviarci al momento dell’acquisto.

Il Nutri-Score, per esempio, è un sistema di etichettatura dei prodotti alimentari sviluppato in Francia, pensato per semplificare l’identificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare attraverso l’utilizzo di due scale correlate: una cromatica divisa in 5 gradazioni dal verde al rosso, e una alfabetica comprendente le cinque lettere dalla A alla E.

Questo sistema dovrebbe aiutare i consumatori al momento dell’acquisto ma presenta grandi limitazioni.

Etichette nutrizionali: poca chiarezza per i consumatori

Gli scienziati italiani e spagnoli hanno stilato un decalogo di principi che le etichette nutrizionali front-of-pack dovrebbero avere per creare una base comune e aiutare i consumatori a fare scelte consapevoli verso diete più salutari.

etichette nutrizionali FOPNL
Michele Carruba

L’accordo fra i ricercatori dei due Paesi è stato siglato nel corso dell’incontro “Principles for the definition of front-of-pack nutritional labels (FOPNLs). Italian and Spanish researchers workshop”, tenutosi all’Università Sapienza di Roma e organizzato dall’Unità di ricerca in Scienza dell’alimentazione del Dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università Sapienza e dal Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita (CNBBSV) della Presidenza del Consiglio.

Secondo Michele Carruba, Direttore del Centro di Studio e Ricerca sull’Obesità dell’Università degli Studi di Milano: “Nessun sistema sanitario potrà far fronte all’incremento dei problemi di salute come per esempio l’obesità se non si interviene preventivamente. L’educazione alimentare e lo stile di vita risultano determinanti. Agire su questi due aspetti, a partire dall’infanzia, è molto importante per aiutare le persone. Una di queste risposte può essere l’etichettatura dei prodotti alimentari per rilevare l’impatto sulla salute di determinati alimenti. L’obiettivo è mettere in condizione le persone di decidere cosa sia opportuno o meno mangiare“.

Etichette nutrizionali: etichetta informativa vs etichetta direttiva

Secondo gli esperti, l’etichetta informativa (FOPNL) dovrebbe fornire informazioni dettagliate, educare i consumatori e incoraggiare la capacità di giudizio.

Solo così si favorisce l’empowerment -e quindi l’acquisto consapevole– da parte dei consumatori, consentendo loro di comprendere come organizzare efficacemente la propria alimentazione.

Una FOPNL informativa, infatti, offre il vantaggio di posizionare le informazioni sull’etichetta in un contesto dietetico più ampio, consentendo una visione nutrizionale più completa. 

L’obiettivo è aiutare i consumatori a fare scelte alimentari migliori, evitando il consumo eccessivo e favorendo la corretta combinazione di vari alimenti.

Al contrario, gli esperti criticano l’etichetta fronte-pacco di tipo direttivo, come il Nutri-score, per la sua arbitrarietà nell’algoritmo, l’uso di standard di riferimento non realistici, la limitatezza dell’algoritmo e la perdita di informazioni per i consumatori più vulnerabili.

Il Nutri-score

Il Nutri-score, come abbiamo visto, si basa su un algoritmo che prende in considerazione vari parametri.

come leggere le etichette nutrizionali
Erik Breda

Semplificando, potremmo dire che il risultato si ottiene dai punti considerati negativi (es. grassi saturi, zuccheri, sale) ai quali si sottraggono quelli positivi (fibre, proteine ecc).

Ne consegue che più risulta basso il valore, e più il prodotto si può ritenere ‘sano’.

“Uno dei problemi del Nutri-score è lo standard di riferimento non reale: i sistemi ‘direttivi’ si basano su una quantità standard di cibo (100g o 100ml) quasi mai corrispondente alle porzioni abitualmente consumate”, afferma Erik Breda, dietista presso l’Ospedale Oftalmico di Torino.

Facciamo un semplice esempio. Se il Nutri-score prende in considerazione 100g di biscotti ( valore lontano dal consumo giornaliero), il risultato sarà per forza più basso. Al contrario, il valore per 100g di pasta consumati al giorno è più realistico.

Potremmo affermare quindi che il Nutri-score è più preciso per i prodotti la cui porzione giornaliera standard si avvicina a 100g o 100ml.

Aggiornamenti Nutri-score 2024

Da inizio anno, come spesso avviene, il Nutri-score è stato aggiornato sulla base delle più recenti ricerche scientifiche.

Ci sono alcune novità su categorie di prodotti molto popolari come i cerali da colazione, destinati a essere quasi tutti declassati, a causa dell’elevato contenuto di zuccheri che li caratterizza. Molti che godevano di una A, scendono direttamente alla C, e solo quelli a basso tenore di zuccheri riescono a mantenere la lettera più ambita o, al massimo, la B.

Le cattive notizie riguardano anche il latte in tutte le sue forme, che subisce una generale retrocessione: quello parzialmente o totalmente scremato passa infatti da A a B, quello intero da B a C, quello aromatizzato da B a D, come pure gli yogurt da bere, anch’essi aromatizzati. Ciò avviene anche perché il latte, che prima veniva considerato un alimento solido, adesso rientra tra le bevande, per le quali si utilizza un algoritmo diverso, che conferisce una A soltanto all’acqua.

Più articolata è invece la ridefinizione delle bevande zuccherate, che in alcuni casi come la Sprite o le acque aromatizzate guadagnano una posizione, passando rispettivamente da D a C e da C a B, mentre la Coca-Cola classica resta in fondo, con una E rosso fuoco, e i succhi di frutta non riescono a risalire oltre la C, anch’essi a causa dello zucchero.

Sono presenti anche diverse promozioni, che riguardano soprattutto gli oli vegetali con bassi livelli di acidi grassi saturi come l’olio di oliva, quello di colza e quello di noci, che raggiungono la lettera B. L’olio di semi di girasole, anch’esso promosso, passa dalla D alla C, mentre quello di soia, quello di arachidi e quello di mais restano alla D, quello di cocco non riesce ad andare oltre la E, come pure il burro.

Consigli utili per i consumatori: cenni di educazione alimentare

“Affinché i consumatori possano acquistare in maniera consapevole, è necessario ripartire dall’educazione alimentare. Sebbene possa sembrare un’utopia, la Sanità Pubblica dovrebbe investire in campagne di informazione, e quindi prevenzione, nelle scuole, negli uffici, e persino in televisione”, commenta Breda.

etichette nutrizionali e alimentariLe persone, quindi, dovrebbero essere formate per essere capaci di interpretare autonomamente i dati.

Facciamo un semplice gioco insieme: siete in grado di interpretare le etichette nutrizionali? Provate a leggere quella presente a destra: se qualcosa non vi è chiaro, ecco alcune indicazioni generali da parte del dietista che potrebbero tornarvi utili al momento dell’acquisto.

  • Attenzione alla quantità di zuccheri (che ritroviamo indicati come ‘di cui zuccheri’ nella sezione carboidrati), e ai grassi saturi (dannosi per il colesterolo). La percentuale deve discostarsi di molto dal totale. Per esempio, meglio prediligere un prodotto con 1,4 g di grassi ( di cui saturi 0,6g) a un prodotto con 1,2 g di grassi (di cui saturi 1g).
  • I prodotti con liste lunghe di ingredienti (tra cui conservanti, coloranti ecc) sono tendenzialmente da evitare rispetto a prodotti con meno ingredienti.
  • Confrontare le etichette di prodotti simili. Se prendiamo 9 pacchi di biscotti, e notiamo che la percentuale di zuccheri si attesta tra il 20-25%, il decimo pacco con un contenuto del 35% di zuccheri ci salterà subito all’occhio.
  • Il contenuto degli ingredienti all’interno di un prodotto si trova in ordine decrescente (dal più presente al meno presente). Se acquistiamo un pacco di risotto, e troviamo il riso come quarto ingrediente, meglio evitare quel prodotto.

 

 

 

Copertina: Foto di Hobi industri: https://www.pexels.com/it-it/foto/cibo-shopping-business-negozio-di-generi-alimentari-4053267/

Foto di Erik Mclean: https://www.pexels.com/it-it/foto/shopping-negozio-di-generi-alimentari-supermarket-patatine-fritte-9592528/

About Umberto Urbano Ferrero

Umberto Urbano Ferrero, collaboratore - Torinese d’origine, cittadino del mondo per credo. Laureato in Lettere moderne, ama l’arte in tutte le sue forme e viaggia per conoscere il mondo, oltre che se stesso. Umberto è appassionato di sport e Urbano, al contrario di ciò che l’etimologia suggerisce, apprezza la vita a contatto con la natura. Ritiene la curiosità una delle principali qualità in una persona, caratteristica essenziale per guardare il mondo da più angolazioni.

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