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Frutta esotica

Frutta esotica dalla A alla Z

Ormai non è più una rarità: basta guardare al supermercato o sulle bancarelle dei fruttivendoli per accorgersene. Se fino a qualche anno fa si vedevano solo ananas, cocco e banane, oggi si possono trovare frutti nuovi, dai colori e dalle forme insolite. La frutta esotica da un lato attira, ma da un altro lascia perplessi: Sarà buona? Come si mangia? Ecco una piccola guida per orientarsi.

I frutti tropicali più diffusi

Acai: è uno degli ultimi arrivati nel campo della frutta esotica. Ha una forma sferica, senza buccia e un colore che varia dal viola scuro al marrone. All’interno contiene un nocciolo molto grande. Cresce a grappolo e viene raccolto rigorosamente a maggio, quando è ormai maturo.

Avocado: presenta una buccia granulosa di colore verde scuro. La polpa, soprattutto quella della varietà Hass, considerata la più pregiata e riconoscibile per il suo colore verde scuro, è particolarmente delicata e cremosa.

Carambola: il suo aspetto è davvero particolare. Infatti, tagliata trasversalmente, crea una stella a cinque punte. La sua polpa è di un giallo molto delicato, il profumo, invece, è molto intenso e aromatico. Il sapore leggermente asprigno ricorda quello degli agrumi più che della frutta esotica.

Cerimoia: sembra una grossa fragola con la buccia verde vellutata, ma le dimensioni sono quelle di una mela. La polpa è bianca, cremosa con i semi. Ha un sapore dolce.

Dattero: in un certo senso è il capostipite della frutta esotica. Infatti, è uno dei primissimi frutti esotici sbarcati in Italia. Quello fresco è più grosso e meno appiccicaticcio rispetto a quello essiccato, ma è anche meno dolce e saporito.

Fejioa: rotondo o ovale, ha una buccia verde e rugosa. La polpa è chiara con un delicato sapore dolce-acidulo e un aroma penetrante.

Kiwano: è un frutto di colore giallo-arancione, con la buccia ricoperta di spine. La polpa è fatta di semini ricoperti da uno strato gelatinoso di un colore verde menta. Ha un gusto agrodolce.

Litchi: è una bacca rotonda con un guscio coriaceo e granuloso di color nocciola tenue e con un lungo picciolo. La polpa è molto carnosa e simile a quella dell’acino d’uva, di cui ricorda anche il sapore, la succosità e il profumo.

Mango: è un frutto dalla forma ovale allungata, con la buccia che va dal verde al giallo, fino al rosso cupo. La polpa è giallo- arancione, molto morbida e pastosa. Ha un sapore dolce, come molti esemplari di frutta esotica.

Mangustan: ha una forma simile a quella di un’albicocca un po’ schiacciata. Il colore della buccia è bruno-rosso, quasi marrone, mentre la polpa è bianco-rosata, suddivisa in spicchi e con un sapore simile a quello di ananas e lampone maturo.

Maracujia o frutto della passione: il colore della buccia è viola intenso, mentre la parte interna commestibile è rappresentata da semini uniti fra loro da una polpa gelatinosa dal colore giallo rosato e dal sapore dolce. I frutti della passione più piccoli vengono chiamati granadilla.

Papaia o fruta de bomba: è forse il re della frutta esotica. Ha una forma simile a quella di una grossa pera, con una buccia verde e lucida che racchiude una polpa giallo-arancio, dolce e fondente.

Pepino: assomiglia a un piccolo melone, con la buccia gialla striata di bruno. La polpa è di un giallo chiaro e ha un sapore delicato.

Come sapere quando la frutta esotica è matura

In genere, la frutta esotica è più gustosa quando è già matura, ecco perché è meglio non consumarla quando è acerba. Per scegliere i frutti migliori è possibile rivolgersi al fruttivendolo di fiducia; in alternativa è sufficiente esercitare una leggera pressione con i polpastrelli sul frutto: se la consistenza è leggermente cedevole e morbida, allora significa che è pronto per il consumo. Volendo si può anche acquistare il frutto acerbo (soprattutto per quanto riguarda papaia, avocado e mango) e poi lasciarlo maturare a casa, a temperatura ambiente, avvolgendolo in carta di giornale (solitamente sono necessari dai tre ai cinque giorni). Solitamente la frutta esotica può essere conservata in frigorifero per qualche giorno (dai tre ai cinque) dopo l’acquisto o la maturazione. 

Come gustarla

La frutta tropicale dà il suo meglio quando viene mangiata fresca e al naturale (nel caso di mangustan, kiwano, gauva e maracujia basta aprire il frutto e mangiarlo scavando la polpa o gli spicchi con un cucchiaino). Tuttavia, è ottima anche in macedonie di frutta oppure come guarnizione di crostate di frutta. L’avocado è considerato più un ortaggio che un frutto, quindi, schiacciato e ridotto in purea, insaporito con un po’ di sale e olio, può essere spalmato sul pane in versione snack o antipasto esotico. Tagliato a dadini e spruzzato con un po’ di limone, per evitare che annerisca, arricchisce insalate miste o cocktail di gamberetti e salsa rosa. Per rendere più stuzzicante la marmellata o la confettura di maracujia, è possibile consumarla con yogurt al naturale. Il dattero può essere mangiato a fine pasto come iper-energetico, in sostituzione della frutta secca nostrana. Dopo un pranzo prevalentemente a base di carne o pesce, è consigliabile la papaya poiché contiene enzimi che favoriscono la digestione di cibi proteici.
 

About Silvia Finazzi

Silvia Finazzi
Giornalista freelance dal 2001, giornalista professionista dal 2008, web writer e copywriter dal 2010, scrive principalmente di salute, medicina, attualità, benessere, tecniche naturali, alimentazione, psicologia e maternità. Attualmente, è caporedattore del free press Io Bimbo Magazine, collabora con il sito www.bimbisaniebelli.it, il magazine www.modaacolazione.com, il settimanale Viversani&belli e il mensile Come Stai. Inoltre, svolge attività di web writer, content editor e copywriter per diverse aziende. Ha scritto diversi libri e volumi e ha vinto quattro premi giornalistici.

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