Selettività alimentare nei bambini
Alimentazione

Selettività alimentare nei bambini: cos’è e perché è sempre più diffusa?

12/02/2025
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Le patate sì, le verdure no, i legumi così così. Il pesce solo fritto, la pasta senza sugo. Quando si tratta di scegliere quali alimenti mangiare, i bambini sono sempre più selettivi. Si fissano su un gruppo ristretto di cibi e non sono disposti ad assaggiarne di nuovi, con il risultato che spesso rischiano di annoiarsi a tavola e di sviluppare un rapporto poco sereno con la propria alimentazione. Senza dimenticare il pericolo delle carenze alimentari. Fortunatamente esistono alcune strategie che aiutano a contrastare la selettività alimentare nei bambini.

Che cos’è la selettività alimentare

Per selettività alimentare si intende la scarsa propensione ad avere una dieta varia e a mangiare una molteplicità di alimenti. Si tratta di un comportamento molto diffuso nei bambini, specie fra i due e i sette anni di età. Secondo alcuni studi, in questa fascia d’età circa 1 bimbo su 10 si rifiuta di provare nuovi sapori e finisce con il consumare sempre le stesse pietanze. In termini tecnici si parla anche di picky eating.

Esistono varie tipologie di picky eater, si va dai bambini che hanno una lieve predilezione per alcuni cibi a quelli che mostrano una chiusura totale e assoluta verso ciò che non rientra nelle loro strette preferenze.

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Perché i bambini possono rifiutare alcuni cibi

La selettività alimentare nei bambini non dipende semplicemente da una preferenza individuale per certi gusti o consistenze. Alla base possono esserci diversi fattori, anche molto complessi. Come sempre, infatti, quando si tratta di alimentazione e relazione con il cibo entrano in gioco dinamiche psicologiche, famigliari e fisiologiche, che rendono ogni caso specifico e diverso dagli altri.

Durante lo svezzamento o l’alimentazione complementare, i bambini tendono ad assaggiare quasi tutto quello che viene proposto loro: spesso basta una solo esposizione per arrivare all’accettazione dell’alimento da parte del piccolo. Più crescono, invece, e più diventano diffidenti e schizzinosi e sono più cauti nell’esplorazione a tavola. Gli adulti devono capire questo comportamento e portare avanti un’educazione alimentare attenta, evitando forzature o ricatti. In caso contrario, il rischio di picky eating aumenta.

Un altro fattore favorente è rappresentato da esperienze alimentari negative, come un malessere dopo un pasto o l’assaggio di un cibo dal gusto o dalla consistenza sgradevole. Giocano un ruolo importante anche l’esempio dei genitori, l’ambiente famigliare e sociale, il clima durante i pasti.

I bambini che provano una sensazione di insicurezza e bassa autostima potrebbero essere più a rischio di selettività alimentare.

Consigli per gestire il picky eating

Come gestire la selettività alimentare nei bambini? Ecco i consigli che la dottoressa Giulia Fiore, biologa nutrizionista esperta in Nutrizione Pediatrica presso l’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano ha fornito per Plasmon.

  • Essere pazienti e comprensivi.
  • Incoraggiare i bambini ad assaggiare i cibi, ma senza forzarli o, peggio, usare ricatti o premi.
  • Offrire più volte gli alimenti che il bambino rifiuta, sempre con calma e serenità, magari affiancandoli a quelli già consumati volentieri.
  • Instaurare una corretta routine alimentare servendo pasti e spuntini di metà mattina e di metà pomeriggio tendenzialmente sempre agli stessi orari.
  • Dare il buon esempio: i genitori devono essere i primi a non mangiare sempre le stesse cose, mostrandosi disposti ad assaggiare ricette nuove e anche insolite. Le abitudini alimentari sono contagiose.
  • Coinvolgere i figli nell’acquisto e nella preparazione delle pietanze, ovviamente in modi consoni all’età. In questo modo, il bimbo colleziona esperienze positive con il cibo.
  • Quando il bimbo rifiuta un alimento non proporre menù alternativi, ma semplicemente accettare l’atteggiamento di chiusura.
  • Proporre le pietanze che il bimbo rifiuta variando la ricetta o abbinandole a sapori e consistenze diverse.
  • Provare a presentare i piatti in modo semplice, divertente e creativo, per stimolare la curiosità verso nuovi sapori.
  • Evitare di proporre molti cibi nuovi tutti insieme, meglio provare ad aggiungerli gradualmente e in piccole porzioni.
  • Non riempire troppo il piatto.
  • Proporre cibi e consistenze che siano adatti all’età del bimbo, per esempio le pastine di grano duro fra i 12 e i 36 mesi, magari con forme accattivanti come animaletti.

Foto di copertina di ZakiAlewadi via Pixabay

Giornalista freelance dal 2001, giornalista professionista dal 2008, web writer e copywriter dal 2010, scrive principalmente di salute, medicina, attualità, benessere, psicologia, crescita personale, alimentazione e maternità. Collabora con diverse testate nazionali e vari siti di informazione. Inoltre, svolge attività di web writer, content editor e copywriter per agenzie e aziende. Ha scritto numerosi libri e volumi.