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Assistenza agli anziani. Gli aiuti esistono

Assistenza agli anziani. Gli aiuti esistono

L’ Assistenza agli anziani è uno dei problemi che, prima o poi tutte le famiglie si trovano ad affrontare. È di pochi giorni fa la notizia lanciata dalla trasmissione Chi l’ha visto in onda su Rai 1 e scaturita da un’inchiesta che lascia l’amaro in bocca. Protagonisti Giovanni Albanese e sua moglie Aimè, residenti a Mentone, cittadina francese a venti minuti dal confine italiano, meta privilegiata non solo per il turismo ma anche e soprattutto da tanti anziani che – proprio come gli Albanese – la prediligono per il suo clima mediterraneo che la rende un luogo ideale per trascorrere una vecchiaia serena… o forse… no.

Già, perché secondo le indagini, dietro un’apparenza fatta di appartamenti di lusso e vita agiata si nasconderebbe una vera e propria truffa. Giovanni e Aimè sarebbero stati raggirati da una donna che si sarebbe fatta vendere a un prezzo mlto al di sotto del valore reale, il loro appartamento nel centro di Mentone, relegandoli in una casa di cura a Parigi, lasciando all’oscuro di tutto ignari parenti. Le autorità locali ora vogliono vederci chiaro e scavano alla ricerca di una realtà che – a quanto pare – ha già fatto altre vittime. Un’ anziana italiana avrebbe venduto, infatti, a questa fantomatica donna il suo appartamento per solo 28mila euro, dopo di che è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico di Nizza e poi in una casa di riposo dell’Ile de France dove pagava una retta di ben 3000 euro al mese. Gli assistenti sociali del comune di Mentone tremano: il giro che potrebbe venire alla luce scuote un muro di omertà e di finto perbenismo e porta a galla, ancora una volta, una realtà: quella degli anziani, fatta di solitudine e qualche volta di indigenza.

Sempre di più restano in famiglia

Nel nostro Paese, sempre maggiore è il numero di nonni che resta in famiglia, per colpa della congiuntura economica. Non solo: va tenuto conto del fatto che sono state create strutture alternative per gli anziani che provengono da degenze ospedaliere e che molte famiglie  decidono di fornire assistenza in ambito domestico, ricorrendo all’aiuto di badanti e sfruttando i servizi messi a disposizione da Comuni e strutture pubbliche.

Da questo punto di vista, l’Emilia Romagna è tra le regioni più virtuose d’Italia per quanto riguarda l’assistenza agli anziani non autosufficienti, ma nonostante questo la maggior parte dei costi ricade sulle famiglie. Tolti infatti i contributi regionali e comunali per accudire i “nonni”, manca all’appello più di un miliardo di euro. A lanciare l’allarme è lo Spi-Cgil che chiede al governo più risorse, «perché il gap tra fabbisogno delle famiglie e investimento pubblico è molto ampio».

Il Mezzogiorno d’Italia torna ad essere al centro dell’attenzione classificandosi come l’area che presenta maggiori carenze di posti letto destinati all’assistenza agli anziani. Le Regioni più carenti da questo punto di vista sono la Sicilia e la Campania entrambe con 0,9 posti letto ogni 1000 abitanti riservati agli anziani con età maggiore o uguale ai 65 anni. Segue la Basilicata in cui nel 2011 i posti letto destinati all’assistenza agli anziani ogni 1000 residenti sono stati 1,7, un dato allarmante che mostra come un intervento al Sud in materia di assistenza agli over65 sia ormai più che necessario. La situazione è carente anche in Sardegna (2 posti letto destinati all’assistenza agli over65 ogni 1000 abitanti), in Calabria (3,9 posti letto), nelle Marche, nel Lazio e nella Puglia (4,6 posti letto). In netta controtendenza la provincia autonoma di Bolzano con i suoi 43,2 posti letto disponibili seguita dalla provincia autonoma di Trento che ne ha 43,1.

Assistenza agli anziani, a domicilio

Al di là di dati e normative, quel che è certo è che occorre smettere di parlare di “problema anziani”: bisogna sicuramente cambiare una società impreparata a gestire il  fenomeno, in quanto sviluppatosi troppo velocemente, in un secolo, per riuscire ad adeguare le nostre carenti strutture sociali, tanto più che l’anziano desidera mantenere la  propria autonomia fino a quando è possibile e vorrebbe rimanere padrone di se stesso fino all’ultimo.

In un panorama così variegato e ricco di difficoltà, fondamentale si rivela l’assistenza domiciliare, rivolta alle persone che si trovano in condizione di parziale o totale non autosufficienza fisica e/o psichica o comunque non più in grado di gestire la propria vita familiare senza aiuto esterno, al fine di consentire loro di permanere al proprio domicilio in condizioni di sicurezza. Il servizio è offerto da personale in possesso di una adeguata formazione professionale. L’ASSB stipula convenzioni/contratti con cooperative, associazioni o imprese al fine di garantire a un maggior numero di cittadini/e la possibilità di usufruire delle prestazioni a domicilio garantendo la possibilità di usufruire delle stesse tariffe applicate dall’ASSB.

L’assistenza domiciliare integrata

Ad essa si aggiunge l’Assistenza Domiciliare Integrata (Adi), un servizio, organizzato dalle Asl in collaborazione con i Comuni, che permette ai cittadini che ne hanno bisogno di essere assistiti a casa con programmi personalizzati, evitando il ricovero, in ospedale o in casa di riposo, per un tempo maggiore del necessario. A sostegno di chi presta assistenza interviene il Bonus INPS da 1.200 euro mensili. Si tratta di un progetto sperimentale che prende il nome di Home care premium e mira a premiare chi si prende cura e supporta un familiare affetto da handicap gravi. Possono far richiesta tutti i dipendenti e i pensionati pubblici che sono utenti dell’INPS (non è un sussidio di disoccupazione), che gestisce i Dipendenti Pubblici per effetto del DM n. 45/078, e ne possono beneficiare anche i figli di dipendenti pubblici o pensionati deceduti, che sono minori disabili.

Sempre in crescita sono poi le associazioni di volontariato che forniscono servizi di assistenza non solo di anziani malati ma anche di quelle persone che sono sole o che vivono alla soglia della povertà. Numerosi i servizi offerti: trasporto gratuito per anziani che si trovano nella necessità di raggiungere sedi di strutture sanitarie, sia per visite mediche che per cicli di cure, ma anche per favorire, nei bisogni quotidiani, coloro che hanno difficoltà di movimento, spesa a domicilio, accompagnamento e disbrigo piccole pratiche quotidiane.

I centri per gli anziani

Di fondamentale importanza anche i “Centri per Anziani”, luoghi di intrattenimento, di incontro e di servizi, principalmente destinati alla “terza età”, che si propongono di prevenire situazioni di isolamento ed emarginazione attraverso l’organizzazione di iniziative e programmi che favoriscono l’aggregazione e il dialogo anche con gli altri componenti della comunità locale.

Si comprende, dunque, che l’assistenza passa attraverso la solidarietà e l’incontro tra fasi di vita diverse ma complementari: solo se si smette di considerare l’anziano come un problema e si inizia a vederlo come una risorsa con ancora grandi potenzialità, la prospettiva di un miglioramento diventerà concreta e la società attuale sempre più rivolta verso un futuro a misura di bambino, di adulto e nonno. Naturalmente per raggiungere questo risultato, è necessario anche il contributo di una politica attiva e consapevole di ciò che la vecchiaia comporta per chi la vive e per chi, a vario titolo, ne è coinvolto.

Gli anziani in numeri

L’Italia è uno dei paesi più longevi non solo dell’Europa ma del mondo: il numero degli ultracentenari è, infatti, più che raddoppiato in 10 anni, passando da poco più di 6.100 nel 2002 a oltre 13.500 nel 2011. Le donne sono la maggioranza: nel 2011 esse rappresentano l’82,8% del totale degli over100.

Di contro, il Paese è ‘ringiovanito’ solo grazie alla presenza dei cittadini immigrati. I valori regionali variano da un minimo dell’8,7% della Campania a un massimo di 13,1% della Liguria. In Europa solo la Germania presenta un indice di vecchiaia più accentuato (158,4). Lo sottolinea l’Istat nel rapporto Noi Italia.

Lo stile di vita che conducono i nonni è indissolubilmente legato al contesto in cui essi vivono. La famiglia continua a svolgere la primaria azione di assistenza e cura dell’anziano ed é tuttora l’elemento essenziale per una qualità della vita accettabile in quanto, proprio in essa, il vecchio ha la possibilità di continuare ad esercitare un ruolo attivo con uno scambio ottimale di esperienza e disponibilità di tempo a favore delle proprie esigenze di assistenza ed aiuto; ruolo, questo, che lo fa sentire ancora partecipe attivo della società.

Ma, allo stato attuale, non è sempre così: cresce sempre di più il numero di anziani che vivono in uno stato di disinteresse generale, emarginati dal tessuto sociale e abbandonati al proprio destino: in Italia oltre un anziano su quattro (il 27,1% di tutti gli over65), vive da solo. Il fenomeno è rilevante soprattutto al Nord e interessa in particolare le donne: infatti, mentre solo il 13,6% degli uomini di 65 anni ed oltre vive solo, tra le donne il dato è quasi tre volte maggiore (36,9%).

In particolare, è nella Provincia Autonoma di Trento che ci sono più anziani che vivono soli (il 33,4% degli over65), mentre valori superiori al 30% vengono registrati anche in Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria. Al contrario, valori particolarmente contenuti, caratterizzano la Basilicata, dove la quota di anziani che vivono soli è pari a 22,9%; seguono le Marche (23,5%) e l’Abruzzo (23,8%). La qualità della vita si riflette, naturalmente, anche sulle condizioni di salute e, di conseguenza, sullo stile di vita che essi conducono: una recente indagine effettuata dalla rete di sorveglianza Passi d’Argento, promossa dal ministero della Salute e coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità – CNESPS, ha rilevato che le persone che hanno problemi, ad esempio, ad usare il telefono, prendere le medicine, fare compere, cucinare o riscaldare i pasti, prendersi cura della casa e altro, sono il 37% con un gradiente dal 27% per le regioni del Nord Italia, al 34% al Centro e al 49% nel Sud e Isole. Le persone con disabilità, non in grado di muoversi da una stanza all’altra, lavarsi, vestirsi, mangiare, essere continenti, sono in media il 16% con un gradiente Nord-Sud dal 12% al 22%.

 

 

 

 

About Maura Corrado

Maura Corrado
Nata e cresciuta in un paesino in provincia di Lecce, nel meraviglioso Salento, dopo gli studi classici si laurea in giurisprudenza, ma la passione per la scrittura non mi ha mai abbandonata. Ha scritto per periodici e quotidiani locali, coltivando il sogno di una carriera in ambito giornalistico. Il 2011 è l’anno della svolta: si classifica al primo posto nel concorso di scrittura Lo scrivo io, organizzato da La Gazzetta del Mezzogiorno e nel luglio di quello stesso anno consegue il tesserino da giornalista pubblicista. Lo stage presso la casa editrice giuridica “Giuffrè Editore”, le permette di unire gli studi giuridici con l’amore per la scrittura e di apprendere nuove competenze nell’abito dell’editing. A luglio 2014, l’incontro con Il Font e la nascita di una collaborazione feconda.

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