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Invalidità civile: cos'è, chi ne ha diritto, come ottenerla

Invalidità civile: cos’è, chi ne ha diritto, come ottenerla

L’ invalidità civile può essere definita come la difficoltà a svolgere le funzioni tipiche della vita quotidiana o di relazione a causa di una menomazione o di un deficit fisico, psichico o intellettivo, della vista o dell’udito.

Per la legge italiana, si considerano mutilati e invalidi civili i cittadini affetti da minorazioni congenite o acquisite, anche a carattere progressivo (compresi gli irregolari psichici per arresto congenito o precoce dello sviluppo dell’intelligenza o per insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali), che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore ad un terzo o, se minori di anni 18, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età.

L’invalidità civile si definisce così quando non deriva da cause di servizio, di guerra o di lavoro: pertanto, non rientrano tra gli invalidi civili gli invalidi di guerra, gli invalidi del lavoro, gli invalidi per servizio, i ciechi e i sordomuti. Per queste categorie si applicano leggi diverse.

Viene espressa in percentuale (ad esempio “invalido civile al 50%”).

Ai soli fini dell’assistenza sociosanitaria e della concessione dell’indennità di accompagnamento, si considerano mutilati e invalidi civili i soggetti ultrasessantacinquenni che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età.

Chi può presentare domanda per il riconoscimento della invalidità civile?

Essere invalido civile, quindi, è una condizione riconosciuta dal nostro ordinamento giuridico come presupposto per avere diritto a determinate prestazioni economiche e socio-sanitarie da parte dello Stato. Per questo, però, è necessario il riconoscimento dell’invalidità.

La richiesta in tal senso può essere presentata:

  • dall’interessato che si ritiene invalido;
  • da chi rappresenta legalmente l’invalido (genitore, o tutore nel caso degli interdetti);
  • da chi cura gli interessi dell’invalido (il curatore nel caso degli inabilitati).

A chi si presenta la domanda per il riconoscimento della invalidità civile?

La richiesta di riconoscimento di invalidità va presentata all’INPS territorialmente competente e, dal 1° gennaio 2010, la presentazione avviene in modo informatizzato coinvolgendo, in prima battuta, il medico curante.

Chi riconosce l’invalidità civile?

Una volta presentata domanda, la procedura di riconoscimento viene affidata all’ASL che decide in materia attraverso una specifica Commissione.

La Commissione è composta da un medico specialista in medicina legale che assume le funzioni di presidente e da due medici di cui uno scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro, affiancato da un medico INPS quale componente effettivo. Vi partecipa, poi, un sanitario in rappresentanza dell’Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi civili (ANMIC).

Invalidità civile: come si presenta domanda?

Per quanto riguarda, nello specifico, la procedura di presentazione della domanda, essa si articola in due fasi:

  • occorre ottenere il rilascio del certificato introduttivo dal medico curante;
  • a questo punto, è possibile presentare la domanda vera e propria all’INPS.

Il medico curante, che diviene quindi il medico certificatore, deve attestare la natura delle infermità invalidanti compilando appositi modelli di certificazione predisposti dall’INPS, in cui sono riportati i dati anagrafici del richiedente e le patologie invalidanti da cui il soggetto è affetto. Deve anche indicare la sussistenza eventuale di una patologia oncologica. I medici devono essere “accreditati” presso il sistema richiedendo un PIN poiché il certificato va compilato al computer ed inviato telematicamente.

Una volta compilato il certificato, il sistema informatizzato genera un codice univoco che il medico consegna all’interessato. Il medico deve anche stampare e consegnare il certificato introduttivo firmato in originale, che la persona dovrà poi esibire al momento della visita. Quando la persona farà la domanda all’INPS, dovrà indicare il numero di certificato contenuto nella ricevuta, in modo che il sistema possa abbinare i due documenti.

Il certificato introduttivo ha validità 30 giorni per cui, se non si presenta domanda all’INPS entro tale termine, il certificato scade e bisogna richiederlo nuovamente al medico.

Il secondo passaggio, come anticipato, consiste nella presentazione della domanda vera e propria all’INPS. Anche questa domanda deve avvenire in via telematica a cura della persona che richiede il riconoscimento dell’invalidità. Può essere fatta autonomamente se la persona dispone del codice PIN (un codice numerico personalizzato che consente di accedere al servizio), oppure attraverso gli enti abilitati quali associazioni di categoria, patronati sindacali, CAAF, ecc…

Nella domanda il richiedente deve indicare i dati personali e anagrafici, il tipo di riconoscimento richiesto (handicap, invalidità, disabilità), le informazioni relative alla residenza e all’eventuale stato di ricovero. Si può anche indicare l’indirizzo e-mail per ricevere le informazioni che riguardano la pratica (se la casella di posta elettronica fosse certificata, questa potrebbe essere utilizzata anche per le comunicazioni ufficiali eliminando il cartaceo). Ad ogni modo, grazie al codice PIN, le fasi di avanzamento possono essere consultate anche online nel sito dell’INPS.

Il sistema, in questa fase, abbina il certificato rilasciato dal medico (già presente nel sistema) alla domanda che la persona sta presentando.

Invalidità civile: quando e come si fa la visita all’ASL?

Al termine della compilazione della domanda, la procedura informatica propone la data della visite e indica eventuali altre date disponibili per l’accertamento presso la Commissione ASL. Il richiedente può scegliere la data di visita o indicarne una diversa da quella proposta, scegliendola tra le ulteriori date indicate dal sistema. La visita deve essere effettuata entro 30 giorni dalla data di presentazione della domanda o, in caso di patologia oncologica, entro 15 giorni.

Qualora non fosse possibile fissare la visita entro i suddetti limiti, la procedura può segnalare date successive al limite previsto, oppure registrare la domanda e definire in seguito la prenotazione della visita.

La data di convocazione a visita viene comunicata con lettera raccomandata con avviso di ricevimento, all’indirizzo e alla e-mail comunicata ed è visibile sul sito internet dell’INPS. In questa lettera sono riportati i riferimenti della prenotazione (data, orario, luogo di visita), la documentazione da portare all’atto della visita (documento di identità, certificato firmato dal medico certificatore, altra documentazione sanitaria, ecc…).

In caso di impedimento, la persona può chiedere una nuova data di visita collegandosi al sito dell’Inps e accedendo al servizio online con il proprio codice di identificazione personale (PIN).

Se il richiedente non si presenta alla visita, verrà riconvocato in seguito. Se, invece, non si presenta per due volte, sarà considerato rinunciatario e la sua domanda perderà efficacia.

Quando si effettua la visita domiciliare?

Può accadere che il richiedente non sia nelle condizioni di presentarsi all’ASL per sottoporsi alla visita della Commissione. Questo si verifica tutte le volte in cui il trasporto comporta un grave rischio per l’incolumità e la salute della persona. In questi casi è possibile richiedere la visita domiciliare. Il certificato medico di richiesta della visita domiciliare deve essere inoltrato almeno 5 giorni prima della data già fissata per la visita presso l’ASL. Sarà il Presidente della Commissione ASL a valutare il merito della certificazione e a disporre o meno la visita domiciliare. In caso di accoglimento, il richiedente viene informato della data e dell’ora stabilita per la visita domiciliare, altrimenti viene indicata una nuova data di invito a visita.

Cosa avviene a visita effettuata?

La visita avviene presso la Commissione ASL competente, integrata con un medico dell’INPS. La Commissione accede al fascicolo elettronico contenente la domanda e il certificato medico. Il richiedente può farsi assistere, durante la visita, da un suo medico di fiducia.

Al termine della visita, viene redatto il verbale elettronico, riportando l’esito e l’eventuale indicazione di particolari patologie che comportano l’esclusione delle visite di revisione successive.

Se, al termine della visita, il verbale viene approvato all’unanimità, questo viene validato dal Responsabile del Centro Medico Legale dell’INPS e viene considerato definitivo. Nel caso in cui dia diritto a prestazioni economiche, viene attivata la procedura amministrativa per il pagamento delle stesse.

Se, invece, non c’è unanimità, l’INPS sospende l’invio del verbale e acquisisce gli atti che vengono esaminati dal Responsabile del Centro Medico Legale dell’INPS. Quest’ultimo può validare il verbale entro 10 giorni oppure procedere ad una nuova visita da fissare entro 20 giorni.

La Commissione medica può avvalersi della consulenza di un medico specialista della patologia oggetto di valutazione.

Il verbale definitivo viene inviato alla persona dall’INPS. Oltre al verbale completo e contenente tutti i dati, viene inviato al richiedente anche un verbale contenente solo il giudizio finale per gli usi amministrativi (ad esempio la presentazione al datore di lavoro per la concessione delle agevolazioni lavorative).

Se il giudizio finale prevede l’erogazione di prestazioni economiche, il richiedente è tenuto a comunicare determinate informazioni quali il reddito personale, le coordinate bancarie ecc…, anche queste da inserire online.

Come si può intuire, lo stato di invalidità del soggetto può migliorare o peggiorare nel tempo. Nel primo caso si dice che l’invalidità civile è soggetta a revisione; ciò significa che l’interessato dovrà sottoporsi a visita di revisione alla scadenza del termine indicato nel verbale. Nel secondo caso il richiedente può presentare domanda per ottenere il cosiddetto “aggravamento” seguendo lo stesso iter fin qui descritto.

Sempre per quanto riguarda il fatto che lo status di invalido può essere rivisto, la l. n. 114/2014 ha introdotto importanti novità a tutela delle persone; a differenza di quanto accadeva prima, infatti, non saranno più revocati, alla scadenza del certificato, i benefici, le prestazioni e le agevolazioni di qualsiasi natura a vantaggio dell’invalido. Con la nuova disposizione questi mantiene tutte le agevolazioni fino a quando non si conclude la visita di revisione. La nuova norma è particolarmente tutelante se si considera che tra la scadenza del certificato e la conclusione della visita di revisione possono passare diversi mesi.

È stata, inoltre, fissata una volta per tutte la competenza della convocazione a visita nei casi di verbali per i quali sia prevista la rivedibilità: tocca all’INPS procedere alla convocazione.

Come funziona la visita sanitaria di revisione?

Nel caso in cui sia prevista nel verbale una data di rivedibilità, si conservano tutti i diritti acquisiti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura, anche dopo la data di scadenza del verbale. Inoltre, viene definita la competenza esclusiva dell’Inps nella convocazione a visita nei casi di verbali per i quali sia prevista la rivedibilità. Non è più la persona, quindi, a doversi attivare per richiedere una nuova visita ma spetta all’INPS convocare il cittadino, e spetta sempre all’INPS effettuare la visita; in questa visita si potrà confermare o revocare lo status di handicap od invalidità civile, ma potrà anche pronunciarsi su un eventuale aggravamento di quest’ultima.

Come presentare ricorso contro il verbale?

Contro il verbale della Commissione ASL che riconosce o meno l’invalidità civile, la persona può presentare ricorso.

La procedura del ricorso è cambiata recentemente e, dal 2012, chiunque voglia fare ricorso avverso un verbale di invalidità deve obbligatoriamente effettuare un accertamento tecnico preventivo prima di dare avvio alla causa giudiziaria vera e propria.

In sostanza, il ricorrente deve recarsi presso il Tribunale di competenza (quello di propria residenza) e presentare l’istanza di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie che legittimano la pretesa fatta valere. Se questo accertamento preventivo non viene effettuato, non si può arrivare davanti al giudice.

L’accertamento medico è compiuto da un consulente tecnico nominato dal giudice alla presenza di un medico legale dell’INPS. La relazione tecnica redatta dal consulente deve essere trasmessa alle parti (cioè all’INPS e al ricorrente). A quel punto, il Giudice, con decreto comunicato alle parti, fissa un termine non superiore a trenta giorni, entro il quale le medesime devono dichiarare, con atto scritto depositato in cancelleria, se intendono contestare le conclusioni del consulente tecnico dell’ufficio.

In assenza di contestazione, il Giudice, entro trenta giorni, omologa con decreto l’accertamento del requisito sanitario presentato nella relazione del consulente. Il decreto è inappellabile, cioè non si possono più presentare ricorsi.

Al contrario, nei casi di mancato accordo, la parte che abbia dichiarato di contestare le conclusioni del consulente tecnico dell’ufficio deve depositare, presso lo stesso Giudice, entro il termine perentorio di trenta giorni dalla dichiarazione di dissenso, il ricorso introduttivo del giudizio, specificando i motivi della contestazione della relazione del consulente. Inizia, così, l’iter con le udienze, e la presentazione delle consulenze di parte. Il giudizio si chiuderà con una sentenza inappellabile.

Il ricorrente è comunque tenuto ad appoggiarsi ad un legale che lo assista e sia presente nella prima udienza ed è, inoltre, a suo carico l’anticipazione delle spese per la consulenza tecnica.

Invalidità civile: quali sono i benefici economici?

Il riconoscimento dell’invalidità civile porta al riconoscimento di una serie di benefici in capo all’invalido. L’entità e la tipologia dei benefici spettanti dipendono dalla gravità dell’invalidità e da altre specifiche condizioni.

I benefici economici riconosciuti decorrono dal mese successivo alla data di presentazione della domanda di accertamento sanitario all’ASL. La Commissione può indicare, in via eccezionale e in base alla documentazione clinica visionata, una data successiva diversa.

In sintesi, i benefici possono essere:

  • la pensione di inabilità;
  • l’assegno mensile;
  • l’indennità di accompagnamento, il cui importo, per il 2016, è pari a 512,34 euro, pagati per 12 mensilità;
  • l’indennità di accompagnamento ai minori;
  • l’indennità mensile di frequenza.

Cosa rischiano i falsi invalidi?

Coloro che hanno mentito sui dati inseriti nella Dichiarazione Sostitutiva Unica perdono le prestazioni assegnate nel passato, assegno di invalidità compreso.

I controlli vengono effettuati dall’INPS a campione e le verifiche riguarderanno in particolare:

  • l’esistenza in vita del dichiarante,
  • l’esattezza dei dati inviati,
  • la regolarità della firma.

Per quanto riguarda i falsi invalidi, chi non si presenta alla visita di revisione può dire addio all’assegno di invalidità.

Se la mancata presentazione alla visita è determinata da cause gravi che abbiano reso impossibile la tempestiva comunicazione alla competente Commissione medico-legale, gli interessati dovranno contattare la Commissione per concordare una nuova visita.

La Cassazione, in una recente sentenza, ha precisato che, se di norma, in casi simili, scatta il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, si ha, invece, il più grave delitto di truffa aggravata quando il colpevole utilizzi o presenti dichiarazioni false o attestanti cose non vere, o ometta informazioni dovute, che hanno natura fraudolenta.

Insomma, tutte le volte in cui la falsa dichiarazione di una situazione di invalidità venga accompagnata da documentazione falsa, ossia il colpevole utilizzi degli artifici e raggiri volti a confondere la realtà e gli uffici competenti dell’Istituto di Previdenza, allora la contestazione sarà più grave e, con essa, anche la condanna.

 

About Maura Corrado

Maura Corrado
Nata e cresciuta in un paesino in provincia di Lecce, nel meraviglioso Salento, dopo gli studi classici si laurea in giurisprudenza, ma la passione per la scrittura non mi ha mai abbandonata. Ha scritto per periodici e quotidiani locali, coltivando il sogno di una carriera in ambito giornalistico. Il 2011 è l’anno della svolta: si classifica al primo posto nel concorso di scrittura Lo scrivo io, organizzato da La Gazzetta del Mezzogiorno e nel luglio di quello stesso anno consegue il tesserino da giornalista pubblicista. Lo stage presso la casa editrice giuridica “Giuffrè Editore”, le permette di unire gli studi giuridici con l’amore per la scrittura e di apprendere nuove competenze nell’abito dell’editing. A luglio 2014, l’incontro con Il Font e la nascita di una collaborazione feconda.

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