cosa c'è dopo la morte

La morte è ancora un taboo? In Italia si studia in un Master

La morte: la più grande nemica del nostro tempo e, forse, di tutti i tempi.

Ma è davvero così? Qualsiasi persona al mondo la teme o l’ha temuta?

La morte è, probabilmente, l’altra faccia della medaglia che più comunemente siamo soliti chiamare vita. Un elemento essenziale che ci permette di riflettere nel profondo sul significato della vita stessa.

Eppure, molti di noi, davanti alla parola stessa vorrebbero nascondersi.

Chiarito il fatto che scappare non possa essere una soluzione, che sia invece ‘studiarla‘ un modo per accettarla e comprenderla?

Studiare la morte? Al via il primo Master in Italia

la morte
Ines Testoni

Parte il 15 dicembre prossimo, presso l’Università di Padova, il primo e unico Master interdisciplinare in Italia in “Death Studies & The end of Life”, letteralmente ‘studi sulla morte e sulla fine della vita’, teorico e pratico.

La morte è parte della vita e non il suo opposto“, ha affermato la direttrice del corso, la prof.ssa Ines Testoni.

“La cultura occidentale l’ha censurata e, ancora oggi, è al centro di una grande ‘congiura del silenzio ‘. Ma non pensando per tempo alla morte, non solo si è impreparati alla propria e a quella degli altri, ma la vita acquista meno valore. Questo Master invita professionisti, studenti e cittadini a un nuovo e urgente cammino di consapevolezza che dovrebbe intraprendere tutta la società”, aggiunge Testoni.

Il grande tema della morte, del lutto e del fine vita torna a bussare alle nostre porte, per ricordarci che tutto ciò che non vogliamo vedere e accettare, diventa nel proprio inconscio ‘un temibile mostro ‘ dal quale fuggire e di cui si diventa schiavi, impietriti dalla paura di ciò che non si conosce.

Riportare così ‘la grande esclusa’ dalla società occidentale al centro di un nuovo e necessario cammino di consapevolezza è uno dei principali temi del nostro tempo.

Il Master si propone di affrontare i temi relativi alla morte in tutti i suoi aspetti, prendendo in considerazione le istanze emergenti in campo culturale, sociale e sanitario.

In aula docenti vi saranno psicologi, medici, antropologi e filosofi che tratteranno il complesso argomento da diversi punti di vista e in differenti culture, per offrire ai presenti una visione più ampia e sfaccettata sul morire e sulla morte.

Un’attenzione particolare alle differenze di atteggiamento e interpretazione in altri Paesi, per imparare a rispondere alle esigenze che emergono in contesti sempre più multiculturali, così come la possibilità di elaborare le rappresentazioni personali della morte e di aprire riflessioni sul tema dell’eternità.

Un Master pratico, oltre che teorico

Un’ulteriore peculiarità del percorso è l’approccio esperienziale, oltre che teorico, per favorire lo scambio e il confronto personale e professionale attraverso l’arteterapia, lo psicodramma e la terapia attraverso le immagini con l’obiettivo di fare sia un percorso intimo e condiviso sui temi trattati scambiando idee, emozioni ed esperienze, sia acquisire strumenti e metodologie che saranno poi messe in pratica in un “Project Work” di gruppo finale che potrà essere concretamente realizzato.

Parlare di più di morte, iniziare a pensare a quella propria e altrui, diventare capaci di accompagnare altre persone, che siano cari o pazienti, prossime al passaggio.

Il Master – che è possibile frequentare anche da uditori – tocca numerosi temi tra cui quello del lutto e dei processi psicologici della perdita e relativa elaborazione, la comprensione delle simbologie e rappresentazioni inerenti alla morte nel ciclo di vita e nei diversi contesti culturali, fino alla ‘Death education’, quale strategia educativa e di prevenzione.

E ancora elementi di bioetica e biodiritto, counseling tanatologico, sostegno psicologico e filosofico, rapporto fra tanatologia (la scienza che studia la morte nelle sue varie forme) e scienze mediche, psicologiche, filosofiche, sociologiche, antropologiche, storiche fino alla presa in carico e cura del fine vita.

“Durante il Master il corsista acquisisce la conoscenza del modo in cui la morte traumatica e naturale vengono rappresentate individualmente e socialmente, sviluppando la capacità di progettazione, realizzazione e valutazione di percorsi educativi inerenti all’elaborazione del senso di morte. Impara a gestire le relazioni d’aiuto con il morente e i suoi familiari in forma individuale e di gruppo, acquisendo competenze per condurre gruppi di lavoro con medici, psicologi, infermieri, formatori, educatori e assistenti sociali“, conclude Testoni.

La morte fa paura in tutto il mondo?

Alti, bassi, biondi, magri, ricchi, estroversi, sedentari: la morte accomuna proprio tutti senza fare sconti.

Tuttavia, pur essendo qualcosa da cui non si può sfuggire, le persone non vivono allo stesso modo la fine del proprio cammino.

Anzi, per molte culture e religioni sembra quasi che non si parli dello stesso concetto.

La morte con la falce 

Molti di noi avranno presente l’immagine della morte descritta come entità incappucciata e armata di falce. Questa rappresentazione, probabilmente, si è diffusa con l’idea che la morte ‘mieta‘ tutti indistintamente, proprio come si fa con le spighe di grano. Le spighe più alte, le più basse, le più mature, le altre erbacce. Tutti, senza distinzione.

Proprio come la terribile peste del ‘600 descritta nel celebre libro ‘I Promessi Sposi’ di Alessandro Manzoni.

Antichi Greci e Romani

Nell’antichità greco-romana i morti necessitavano di cure funerarie specifiche per garantire la protezione dei loro antenati. Senza un adeguato rito funebre, si riteneva che gli spiriti vagassero sulla terra persi e senza pace.

Avete mai letto ‘l’Iliade o visto il film ‘Troy’? Quando Achille trascina il corpo senza vita del principe Ettore intorno alle mura di Troia, la società greca lo considera un atto sacrilego. Si trattava di una vera e propria forma di profanazione dei morti.

Norreni

Tra i norreni (popoli germanici), il modo in cui si moriva determinava la destinazione nell’aldilà.

Chi moriva in battaglia si ritrovava tra gli Einherjar (gli spiriti dei guerrieri) nel Valhalla (simile al Paradiso) insieme a Odino fino al momento del Ragnarok (la fine del mondo). Chi moriva di malattia o di vecchiaia entrava in Hel, o negli inferi.

Un vero e proprio onore, quindi, soccombere in battaglia. Per questo e molti altri motivi, queste popolazioni sono state descritte più volte dagli storici per essere capaci di combattere senza alcun timore.

La reincarnazione

La reincarnazione (dal greco metempsicosi-ciclo delle anime) è la conseguenza di quella legge di natura che spinge ciò che chiamiamo globalmente ‘anima‘ a rivestire differenti corpi nel corso del tempo, e quindi a vivere una moltitudine di vite in condizioni spesso molto diverse.

Lo scopo è quello di sviluppare una Saggezza che porterà l’essere a raggiungere uno stato di Risveglio e poi la sua Liberazione, ossia la cessazione delle sue sofferenze andando verso un’infinita Completezza.

Tale credo è noto a induismo, giainismo, sikhismo e al buddhismo (religioni/filosofie di vita diffuse in Asia).

morte improvvisaIl ‘giorno dei morti’ messicano

Alcuni di voi, magari per il celebre film d’animazione ‘Coco’, avranno sentito nominare ‘El dia de los muertos‘ (il nostro ‘giorno dei morti’, 2 Novembre).

Questa tradizione viene festeggiata praticamente in tutto il Messico. Molte famiglie allestiscono un altare dedicato ai defunti nella propria casa. Quest’ultimo è un elemento fondamentale dei festeggiamenti perché rappresenta la porta tra la vita e la morte.

Su ogni altare viene offerto del cibo (si prepara quello che piaceva al defunto e lo si lascia tutta la notte sull’altare).

In questo giorno si crede che gli spiriti dei defunti vengano a visitarci durante la notte assaggiando ciò che abbiamo preparato per loro.

 

 

 

 

Foto di Ahmed Adly: https://www.pexels.com/it-it/foto/fotografia-in-scala-di-grigi-del-cranio-umano-1270184/

Foto di Los Muertos Crew: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-foglie-bouquet-make-up-8479477/

About Umberto Urbano Ferrero

Umberto Urbano Ferrero, collaboratore Torinese d’origine, cittadino del mondo per credo. Laureato in Lettere moderne, ama l’arte in tutte le sue forme e viaggia per conoscere il mondo, oltre che se stesso. Umberto è appassionato di sport e Urbano, al contrario di ciò che l’etimologia suggerisce, apprezza la vita a contatto con la natura. Ritiene la curiosità una delle principali qualità in una persona, caratteristica essenziale per guardare il mondo da più angolazioni.

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