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L’endocrinologo, questo sconosciuto

L’endocrinologo, questo sconosciuto

C’è un medico poco conosciuto dagli italiani: lo specialista endocrinologo. Lo afferma Rinaldo Guglielmi, presidente dell’Associazione medici endocrinologi (Ame). Queste le sue parole: “Se si chiede alle persone cosa cura e in quali casi bisogna rivolgersi a questo specialista, in molti casi non si ottiene risposta. Questa situazione è paradossale poiché l’endocrinologo cura un numero molto rilevante di persone, considerando che assicura la gestione clinica di tre tra le malattie più diffuse: il diabete, le malattie della tiroide e l’osteoporosi, che insieme colpiscono circa 15 milioni di italiani e assorbono ben oltre il 10% della spesa sanitaria globale. Quello che forse pochi sanno è che l’endocrinologia si occupa di tutte le disfunzioni ormonali che interessano le ghiandole endocrine, e gli ormoni, espressi ovunque nel nostro organismo, regolano moltissime funzioni e influenzano tutte le principali attività corporee. Un buon equilibrio ormonale è fondamentale per il benessere della persona e portare queste malattie all’attenzione dell’endocrinologo consente quella presa in carico globale inattuabile diversamente. Facciamo un esempio pratico. Una donna che inizia ad affrontare i problemi di menopausa e, contestualmente, può presentare una rallentata attività della tiroide e una ridotta tolleranza glucidica che precede il diabete: questo è un quadro classico dove l’intervento endocrinologico può offrire la migliore gestione complessiva. Ci si dovrebbe rivolgere all’endocrinologo ogni qual volta si riscontra qualcosa di diverso dal solito come alterazioni del sonno, del peso, una sensazione di malessere o di cambiamenti nella sessualità apparentemente ingiustificate”.

L’endocrinologo e la sfida della medicina di genere

Roberto Castello, past president Ame, si è espresso in questo modo: “Un’importante sfida è la medicina di genere, che ha ricadute specifiche in endocrinologia: studi clinici hanno dimostrato che le differenze di genere tra uomo e donna influiscono profondamente sulla modalità in cui le patologie si sviluppano, vengono diagnosticate e affrontate dal paziente. Tali diversità condizionano l’efficacia della terapia. In endocrinologia queste differenze sono ancora più marcate, poiché gli ormoni sono secreti in diverse quantità tra uomo e donna e quelli sessuali sono molecole diverse e influenzano il funzionamento di tutto l’organismo. Le malattie endocrinologiche sono segnate da importantissime differenze biologiche e cliniche: ad esempio le patologie ipofisarie, alcuni disordini metabolici e le tireopatie colpiscono di più la donna oppure si manifestano e hanno un decorso diverso rispetto alle stesse malattie nell’uomo. Qualche dato: le donne con diabete tipo 1, rispetto agli uomini, hanno un rischio di mortalità maggiore del 40%; nell’osteoporosi, che colpisce oltre 4.000.000 di donne e 570.000 uomini, secondo i dati Istat 2014, le cause possono essere molto diverse tra i sessi: nella donna una delle cause più importanti è legata al venir meno, con la menopausa, degli estrogeni che hanno un effetto protettivo sull’osso, mentre nell’uomo la patogenesi non è molto chiara, ma recenti sviluppi della ricerca indicano che un ruolo fondamentale è svolto dalla diminuita produzione di testosterone con l’avanzare dell’età. Diverso è anche il comportamento del carcinoma tiroideo, che nel maschio insorge in età più avanzata ed è biologicamente più aggressivo. In sintesi è ormai chiaro come uomo e donna necessitino di cure ed approcci distinti, anche se l’accesso alle terapie, all’assistenza e la sperimentazione sui farmaci non sono ancora in gran parte adeguati a questo nuovo approccio”.

L’endocrinologo e le pratiche mediche a rischio di inappropriatezza

L’Ame ha identificato cinque pratiche mediche a rischio di inappropriatezza, impiegate usualmente, che però non sono supportate da prove di efficacia.

Aggiunge Guglielmi: “Basandoci su risultati di studi e metanalisi, abbiamo selezionato le 5 pratiche cliniche endocrinologiche che non risultano efficaci, convinti che ‘fare di più non significa fare meglio’. Questa convinzione ci ha anche portato ad aderire a Slow medicine, rete di professionisti e cittadini per una cura sobria, rispettosa e giusta. Il primo progetto che ci vede impegnati è quello relativo al fenomeno, sempre più diffuso e sentito, del sovrautilizzo di esami diagnostici e di trattamenti.

Una pratica molto diffusa è certamente l’ecografia della tiroide per la quale, durante il congresso nazionale (che si svolgerà al Palacongressi di Rimini dal 5 all’8 novembre, ndr), verrà presentato il progetto per la certificazione per ecografisti della patologia endocrina del collo (Epec), che sarà operativo da gennaio 2016 e che si ispira al progetto già in corso negli Stati Uniti dall’Aace (American association of clinical endocrinologists). Questa certificazione ha il compito di rendere omogenea l’esecuzione dell’esame e soprattutto la refertazione dello stesso e dovrebbe consentire di ridurre lo smarrimento dei pazienti di fronte a referti ecografici frequentemente illeggibili. Potrebbe inoltre, essere uno strumento di ausilio persino al medico che a volte fatica a confrontare i referti ottenuti da operatori diversi. Siamo fiduciosi che questa iniziativa possa colmare un bisogno e permettere il miglioramento della comunicazione medica e, di conseguenza, il livello di assistenza al paziente evitando sprechi come la ripetizione di ecografie il cui risultato risulta non chiaro”.

L’endocrinologo e la chirurgia bariatrica

Giorgio Borretta, del sc Endocrinologia e Malattie del ricambio, presso l’Azienda ospedaliera S. Croce e Carle, Cuneo, ha affermato: “La chirurgia bariatrica, che sarà citata al Congresso, è il trattamento chirurgico delle forme più gravi di obesità. Il problema dell’obesità è straordinariamente sentito negli Usa ed è diventato emergente anche in Italia, vista la sua notevole diffusione negli ultimi due decenni, che vede secondo gli ultimi rilevamenti Istat quasi il 50% degli italiani sovrappeso o obesi. Al Congresso saranno presentate e discusse le Linee Guida sulla chirurgia bariatrica messe a punto negli Stati Uniti dall’Aace (American association clinical endocrinologists) e tradotte da parte di esperti dell’Ame. L’incontro sarà focalizzato a fare tesoro dell’ampia casistica e esperienza Usa, valutando le differenze tra realtà geografiche e politiche diverse, con il fine di contestualizzare le raccomandazioni degli specialisti americani e renderle applicabili al nostro sistema sanitario”.

About Isabella Lopardi

Isabella Lopardi
Isabella Lopardi ha lavorato come giornalista, traduttrice, correttrice di bozze, redattrice editoriale, editrice, libraia. Ha viaggiato e vissuto a L'Aquila, Roma, Milano. Ha una laurea magistrale con lode in Management e comunicazione d'impresa, è pubblicista e redattore editoriale. E' preside del corso di giornalismo della Pareto University.

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