Sopravvivenza dopo un tumore, cuore a rischio
Attualità

Sopravvivenza dopo un tumore, cuore a rischio

03/10/2015
278 Visite

Ieri e oggi si è svolto, a Napoli, l’International Workshop on Cardioncology. Sono state presentate in questa sede le regole per una terapia tale da sconfiggere il tumore, che lasci, comunque, il cuore in salute: dei tre milioni di italiani che sopravvivono al tumore, il 33% muore d’infarto.

Sopravvivenza dopo un tumore, le statistiche

Il 67% degli adulti colpiti da tumore sopravvive a 5 anni dalla diagnosi e il 75% dei bambini è vivo oggi a 10 anni. Negli Stati Uniti, secondo le stime, coloro che sconfiggono il cancro sono oltre 14 milioni e mezzo: nel 2022, saranno diciotto milioni.

Complicanze a breve e a lungo termine, tuttavia, possono essere legate a chemioterapia, terapie biologiche e radioterapia.

Immagine di copertina
Alimentazione Attualità
Lifestyle-Polesine Parmense, Chicchibio Cucina e Poesia. Il 13 maggio
Chicchibio Cucina e Poesia, ovvero Cucinare con Boccaccio. All’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense il 13…
Sopravvivenza dopo un tumore, uno studio recente

Su 1807 persone che erano sopravvissute al cancro, è stata condotta un’analisi. In un follow-up di 7 anni, è stato accertato che il 33% moriva per disturbi cardiaci e il 51% di cancro.

Gli effetti collaterali cardiovascolari sono dovuti alle terapie anticancro: parliamo di scompenso cardiaco, infarto miocardico, tromboembolismo, aritmie, prolungamento del tratto QT, ipertensione. Uno su tre, dunque, muore per malattie cardiache legate a filo doppio alle cure farmacologiche o radioterapiche per il tumore.

Sopravvivenza dopo un tumore, tenere sotto controllo il cuore

Che cosa fare per evitare questo impatto imponente? Se al momento della diagnosi e prima della scelta della terapia oncologica si consulta un cardioncologo, è possibile individuare e trattare eventuali fattori di rischio cardiovascolari come ipertensione, colesterolo alto, diabete. In tal modo si può intervenire precocemente, su patologie cardiache non diagnosticate come la disfunzione ventricolare sinistra e la cardiopatia ischemica, che incrementano, in misura notevole, la probabilità di eventi avversi cardiaci.

Effetti collaterali cardiaci della terapia antitumorale: possibili errori di prospettiva

Si è espresso in merito Nicola Maurea, co-presidente del congresso e direttore della Struttura complessa di Cardiologia alla Fondazione Pascale di Napoli: “Il problema degli effetti collaterali cardiaci della terapia antitumorale sta crescendo anche a causa dell’invecchiamento della popolazione. Un numero sempre maggiore di persone arriva alla diagnosi di tumore con fattori di rischio cardiovascolari (ipercolesterolemia, dislipidemia, diabete, ipertensione arteriosa) o cardiopatie silenti. E mentre si è tutti concentrati a eliminare il cancro, questi problemi non sono riconosciuti o non vengono adeguatamente trattati: un errore di prospettiva, perché questo aumenta il rischio di eventi avversi cardiaci a seguito della chemioterapia o della terapia con farmaci biologici. Le tecniche ecocardiografiche attualmente diffuse nella maggior parte degli ospedali e sul territorio non sono sufficienti a diagnosticare precocemente l’insufficienza cardiaca in questi pazienti. Le nuove linee guida ci indicano che è obbligatorio utilizzare le nuove metodiche di studio della funzione cardiaca: lo strain longitudinale globale e l’ecocardiografia tridimensionale. Inoltre, vanno implementate le tecniche strumentali, per identificare precocemente una tossicità emergente, che è quella vascolare”.

Michelino De Laurentiis, co-presidente del congresso e direttore della divisione di Oncologia medica senologica dell’Istituto Pascale di Napoli, aggiunge:

“La cardiotossicità di questi composti è variegata. È perciò indispensabile prevenire, intercettare e se necessario trattare le complicanze cardiovascolari in pazienti sottoposti a cure oncologiche e in tutti coloro che sopravvivono al tumore: il modo più semplice per farlo è sottoporsi a una consulenza cardiologica clinica e strumentale al momento della diagnosi di tumore e comunque prima di intraprendere la terapia, così da poterla scegliere e adattare in base alla condizione cardiovascolare del singolo caso. Solo così il trattamento avrà la massima efficacia anticancro, unita a un minimo impatto cardiaco. Sappiamo ad esempio che alcuni alimenti possono contrastare gli effetti cardiotossici di chemioterapia e cure biologiche: olio di sesamo, soia e riso integrale sembrano in grado di ridurre le complicanze cardiovascolari da terapie anticancro. L’alimentazione migliora la prognosi e le regole per una dieta antitumorale sono poche: bisogna limitare o abolire carne rossa, zuccheri e dolci, ma senza restrizioni particolari su tutte le altre classi di alimenti. I tanto demonizzati latticini, ad esempio, non devono essere eliminati del tutto né è necessario diventare vegani: non esiste nessuna prova scientifica chiara di eventuali vantaggi, in più si tratta di un regime alimentare difficile da seguire con costanza e anche complicato da gestire perché sia equilibrato in termini di nutrienti necessari. Nel caso delle donne con carcinoma mammario, ad esempio, l’attività fisica è talmente efficace da poter essere considerata una vera e propria cura, al pari di chemio e ormonoterapia”.

Sopravvivenza dopo un tumore, il decalogo

Il decalogo cardio-oncologico che segue contiene dieci raccomandazioni, che incrementano le possibilità di successo della cura e consentono di ridurre le recidive e gli effetti avversi delle terapie:

  1. Controlla il tuo peso, evita che incrementi sotto l’effetto delle terapie o riducilo in caso di sovrappeso/obesità: rimanere del proprio peso forma è fondamentale per abbassare il rischio di malattie cardiovascolari e ridurre quello di recidiva.
  2. Adotta uno stile di vita attivo, abituandoti a usare il tuo corpo ogni volta che è possibile, spostandoti ad esempio a piedi o in bicicletta ed evitando, quando possibile, ascensori e scale mobili.
  3. Pratica attività fisica/sportiva con regolarità 2-3 volte a settimana: è una “cura” che contrasta gli effetti collaterali delle terapie e riduce nettamente sia il rischio cardiovascolare, sia il rischio di recidiva del tumore.
  4. Riduci o abolisci il fumo di sigarette
  5. Riduci o abolisci il consumo di alcool
  6. Controlla colesterolo e trigliceridi, i valori possono alterarsi in corso di terapie oncologiche; per ridurli sì a dieta, attività fisica ed eventuali farmaci ipolipemizzanti.
  7. Controlla la pressione sanguigna e, in caso di ipertensione, adotta una terapia farmacologica adeguata sotto controllo medico.
  8. Scegli una dieta equilibrata, ricca in vegetali, limitando o abolendo la carne rossa e gli zuccheri e i dolci, ma senza nessun’altra restrizione particolare. Diete estreme, come ad esempio la dieta vegana, sono più difficili da mantenere equilibrate e non esiste nessuna chiara dimostrazione di eventuali vantaggi.
  9. Valuta con il tuo oncologo l’opportunità di assumere calcio e vitamina D per contrastare la tendenza all’osteoporosi indotta dalle terapie praticate.
  10. Rivolgiti ad un cardioncologo per un approccio ottimale al controllo integrato dei rischi oncologici e cardiaci.
Isabella Lopardi ha lavorato come giornalista, traduttrice, correttrice di bozze, redattrice editoriale, editrice, libraia. Ha viaggiato e vissuto a L'Aquila, Roma, Milano. Ha una laurea magistrale con lode in Management e comunicazione d'impresa, è pubblicista e redattore editoriale. E' preside del corso di giornalismo della Pareto University.