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Bisogno di controllo? Meglio l'arte di lasciare andare

Bisogno di controllo? Meglio l’arte di lasciare andare

Tutto muta incessantemente, il mondo intorno a noi è soggetto ad una serie di cambiamenti continui, al punto tale che spesso è difficile realizzare coscientemente i cambiamenti ai quali assistiamo ogni giorno. Tutti questi mutamenti però in un modo o nell’altro si riflettono su di noi e sulla nostra quotidianità. Non di rado, infatti, ci possiamo ritrovare improvvisamente spaesati e smarriti. Le cose sembrano essere completamente sfuggite al nostro controllo, ci sentiamo impotenti e spesso possiamo finire per sentirci poi completamente scoraggiati. Quelle che erano le nostre certezze crollano in un momento, il mondo ci sembra ostile, un ostacolo o un fuori programma ci portano a rivedere tutto il nostro percorso e a rivalutare le nostre priorità, con non poco dolore.

Altre volte, invece, anche se le cose sembrano andare per il meglio, comunque sentiamo forte la paura che improvvisamente possano sfuggirci di mano. Tanti sono i disagi legati a questa paura, disagi che nel tempo possono rappresentare una condizione veramente debilitante. Tutte le preoccupazioni che non affrontiamo in un modo o nell’altro troveranno modo di palesarsi, spesso nella maniera più indesiderata.

Controllo assoluto grazie alle tecnologie

Secondo molti studiosi i cambiamenti degli ultimi decenni hanno contribuito ad aumentare in modo significativo il nostro bisogno di controllo. L’abuso delle nuove tecnologie ha un ruolo importante in tutto questo. Viviamo in un mondo in cui da uno smartphone possiamo controllare ogni cosa, le app dei nostri dispositivi ci permettono di gestire in modo semplice e intuitivo questioni che un tempo ci avrebbero impegnato moltissime energie. I mezzi di comunicazione ci forniscono continuamente in tempo reale notizie e aggiornamenti sullo stato attuale delle cose. Negli ultimi anni anche il nostro modo di lavorare è cambiato notevolmente. Siamo tutti perennemente reperibili, ventiquattrore su ventiquattro, sette giorni su sette, monitoriamo il lavoro e siamo monitorati con costanza. Si assottiglia infatti sempre di più il confine tra lavoro e vita privata, spesso non esiste più una linea di demarcazione netta che separi le due cose. Anche i social network hanno cambiato il nostro modo di vivere la socialità sotto moltissimi aspetti, ingenerando una competizione continua tra utenti che ci ha portato alla creazione di un’immagine pubblica virtuale che costruiamo ad arte con minuzia.

Ossessione controllo: millennials a rischio

Tutto sembrerebbe in nostro potere, eppure tutti sanno che non è così. Non a caso, diversi studi dimostrano che una delle generazioni a soffrire di più l’ansia legata al controllo e al perfezionismo è quella dei millennials. Gli esperti sostengono infatti che chi è cresciuto in un periodo di crisi economica e di incertezza, spaventato da un futuro poco roseo, tenterà quanto più possibile di mantenere il controllo sugli elementi che appartengono alla sua realtà quotidiana, a quella vita che apparentemente sembrerebbe più “controllabile”. Insomma, in un momento nel quale il mondo sembra fuori controllo, l’individuo concentra tutte le sue forze sul controllo della sua sorte individuale. La reazione potrebbe sembrare la più naturale e la più ovvia dal punto di vista della conservazione della specie, ma le cose non vanno esattamente così.

Può essere una fatica inutile

Cerchiamo di studiare ogni possibile escamotage per mantenere il controllo sulla situazione. Ci sforziamo di rielaborare nuove strategie, mettiamo in atto nuove pratiche, intessiamo tutta una serie di piani da eseguire al fine di essere padroni della situazione in ogni eventualità. Non è detto che però la nostra preparazione e le nostre fatiche diano poi il risultato sperato al momento della prova dei fatti. Un ottimo esempio in questo caso ci viene dato dal mondo del gioco. Nel blackjack c’è chi pensa di poter battere il casinò contando le carte della partita che si appresta a giocare e si allena quindi duramente per riuscire in questa impresa. Gli esperti mostrano però che questa strategia comporta più sforzi che risultati. Allo stesso modo, molti di noi lottano e si perdono in strategie molto complesse, perdendo di vista il gioco che stanno giocando, la vita stessa. In altre parole, le strategie per mantenere il controllo sulle situazioni spesso finiscono proprio per farci disperdere preziose energie, sovraccaricarci, aumentare il nostro livello di ansia e far crescere la nostra sensazione di impotenza di fronte alla realtà.

Bisogno di controllo? Meglio l'arte di lasciare andareLasciarsi andare è meglio

Per uscire da questo circolo vizioso, generatore di ansia e di insoddisfazioni, la migliore soluzione è un totale cambio di prospettiva e di atteggiamento, occorre imparare a “lasciar andare”. Con questa espressione non si vuole indicare passività, né tanto meno disinteresse di fronte alle cose del presente e del futuro. Significa semplicemente evitare di tenere il controllo su ogni cosa, non forzare eventi, non impuntarsi nel pretendere determinate reazioni da determinate persone. Significa lasciar avvenire le cose secondo il loro fluire più naturale, con consapevolezza, senza sprecare energie preziosi in modo inutile. Questo atteggiamento non implica in alcun modo la “sopportazione” passiva di eventi o di persone a noi sgradite, ma più che altro un radicale cambio di prospettiva. Significa abbandonare una visione individuale dell’esistenza che ci porta spesso ad interpretare gli avvenimenti solo e unicamente da una posizione estremamente limitata, la nostra. Quando le cose non seguono i nostri piani, il primo e il più importante passo da compiere è quello di smettere di identificarsi come vittime delle circostanze, di persone malvagie o di un fato avverso. Ogni giorno la vita ci offre infatti una serie di opportunità che noi non cogliamo, presi a pianificare nel dettaglio il nostro futuro. Creiamo una narrazione, spesso inconsciamente, che diventa la nostra corazza: ci protegge, ma può finire per essere così pensante da ostacolarci il movimento.

La felicità è una sorpresa

“Lasciar andare” significa liberarsi da una difesa che molto volte si rivela vana, che ci limita, impedendoci di aprirci alla possibilità. Erroneamente infatti crediamo che la nostra felicità sia legata ad alcuni oggetti, al raggiungimento di alcuni precisi obiettivi che ci siamo imposti, alla benevolenza e alla vicinanza di alcuni precisi individui. La loro mancanza ci distrugge. Finiamo per identificarci così profondamente con il nostro dolore, che ci sembra impossibile allontanarci da quello che ci sta martoriando. Il passato ci lega e il futuro ci paralizza. Lasciar andare è un grande atto di coraggio, perché significa prima di tutto rimettersi in discussione e tornare padroni del proprio presente. Questa messa in discussione è un passo fondamentale per la nostra crescita interiore. Un passo che abbiamo fatto migliaia di volte nella nostra vita, anche se razionalmente non sempre ne siamo sempre consapevoli. Tutto quello che abbiamo conshttps://cdn.pixabay.com/photo/2017/04/10/14/09/freedom-2218621_960_720eguito nella vita è infatti sempre legato in qualche modo ad un distacco da una situazione precedente. Quello che ci è arrivato di nuovo, di bello e di sorprendente deriva proprio dal fatto di essersi staccati da altro. Inoltre, se ripensiamo ai grandi eventi, ai successi e ai grandi incontri della nostra vita realizzeremo che in buona parte questi non erano stati programmati. Quanti amicizie e quante storie d’amore sono nate da un imprevisto? Quanti luoghi meravigliosi abbiamo scoperto perdendoci? La felicità non è legata a traguardi prestabiliti, cose o persone, ma alla disposizione d’animo con la quale andiamo incontro a questi, spesso uscendo dal sentiero che noi stessi avevamo meticolosamente tracciato per la nostra vita, lasciando e lasciandoci andare.

 

 

 

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