il perdono

Il perdono è la qualità del coraggioso, non del codardo

Il perdono: un bivio davanti al quale prima o poi, tutti noi, ci troviamo davanti.

Dopo aver vissuto traumi di varia natura, di carattere fisico, sessuale, emotivo, trovare il coraggio di perdonare e di perdonarsi è un cammino in salita.

Provare rabbia e desiderare vendetta è la strada più semplice e quasi istintiva.

Ma il perdono, probabilmente, è l’unico modo per riuscire a illuminare questi momenti bui.

Perdona sempre i tuoi nemici. Nulla li fa arrabbiare di più”, recitava Oscar Wilde.

“Il perdono libera l’anima, rimuove la paura. È per questo che il perdono è un’arma potente”, affermava Nelson Mandela.

In cosa consiste il perdono?

La parola ‘perdono‘ è molto antica. La sua etimologia deriva dal latino medioevale ‘per-donare’ (donare completamente). Storicamente, il primo a usare il termine ‘perdono‘ lasciandone traccia fu Francesco D’Assisi, al ritorno dalla Crociata d’Egitto, quando scrisse: “Beati quelli che perdonano per lo Tuo Amore”.

Molti, al giorno d’oggi, potrebbero tradurre il termine perdono come ‘saper tacere dopo aver subito un torto‘.

Ma, forse, si avvicina di più al vero significato del termine una traduzione simile a ‘separare il giudizio di una persona dalle azioni che ha compiuto’.

frasi sul perdono
Giuseppe Pantaleo

Quindi, siamo in grado di comprendere che il perdono necessita di una spiccata capacità critica ed empatica, perchè sarebbe molto più semplice lasciarsi andare all’istinto che porta inevitabilmente con sé rabbia, frustrazione, vendetta.

“Il perdono richiede una delle capacità acquisite più di recente dalla specie umana, e forse più nobili, che si sono evolute in milioni di anni e che, tuttavia, molti ancora non riescono a praticare, sminuiscono e alle volte addirittura
irridono. Si tratta della capacità di assumere la prospettiva altrui. Una persona in grado di ricostruire le circostanze che l’hanno portata a subire un torto sarà più capace di ricostruire il passato, talvolta di ‘comprendere’ e perdonare”, afferma Giuseppe Pantaleo, ordinario di Psicologia sociale e Direttore dell’UniSR-Social.Lab, il laboratorio di Psicologia sociale dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Il perdono religioso

Il perdono laico si basa su principi etici e morali come senso di responsabilità e solidarietà. Tuttavia, il perdono è un concetto importante anche in ambito religioso.

“Il perdono è lo stile di vita del cristiano“, ha affermato qualche anno fa Papa Francesco. Infatti, per ricevere il perdono divino è necessario che il fedele impari a perdonare il prossimo.

Per il Cristianesimo il  ‘Perdono’ consiste nell’assoluzione dalle colpe che Dio accorda quando il fedele riconosce, confessa e rinnega il suo peccato.

Chi merita di essere perdonato?

Cosa significa perdonare e cosa implica?

Innanzitutto per poter perdonare è necessario il ricordo dell’accaduto. Infatti, sebbene l’evento possa esser stato gravemente traumatico, per poterselo lasciare alle spalle non si può semplicemente dimenticare.

Inoltre, il perdono implica di non volersi far giustizia da sé, il che è ben diverso dal non pretendere giustizia.

Molti potrebbero pensare che il perdono faccia rima con riconciliazione ma, spesso, non è così.

“La riconciliazione è, infatti, un processo distinto e separato, che richiede la volontà e l’impegno di entrambe le parti. Inoltre, il perdono può essere un processo intimo, personale, in un certo senso ‘privato’; potrebbe non richiedere necessariamente la reciprocità e l’interazione con chi ha commesso il torto. Il percorso che porta a perdonare si può svolgere per intero all’interno della mente, e dell’animo, di chi perdona”, spiega Pantaleo.

Una persona, per esempio, può perdonare chi l’ha tradita, come accade sul lavoro o all’interno di una relazione sentimentale, ma può voler evitare, al contempo, di ristabilire un rapporto una volta che sia stato interrotto.
In questo frangente, il perdono serve più a chi perdona che a chi viene perdonato.

“Molte riconciliazioni promettenti falliscono perché entrambe le parti arrivano preparate a perdonare, ma non a essere perdonate”, scriveva lo scrittore e poeta inglese Charles Williams.

Quasi un controsenso se vogliamo, che però rende bene l’idea la dicotomia dei rapporti umani: profondi e intrecciati come le radici di un albero e delicati come un vaso di porcellana.

Saper perdonare è una capacità innata?

“Il perdono non è una qualità tipica di alcune persone in particolare, ma un’attitudine che può essere sviluppata attraverso una costante educazione alla ragione e, nei fatti, alla convivenza civile e rispettosa degli altri”, prosegue Pantaleo.

Una vera e propria soft skill che tutti noi possiamo allenare e acquisire.

Tuttavia, se pensiamo ad alcuni grandi esempi del passato, persone come Martin Luther King, Madre Teresa, Ghandi e Nelson Mandela, può venire il dubbio che qualcuno sia ‘naturalmente predisposto‘ al perdono.

Se pensiamo all’impatto e all’influenza che l’ambiente familiare esercita sulla crescita di un giovane, potremmo sostenere che siano i genitori a offrire il primo esempio. Ma si sa, ci sono questioni per cui non si è mai abbastanza maturi nella vita e, pertanto, è sempre necessario lavorare su se stessi.

Il perdono e la società

chi merita il perdonoAlcuni studi evidenziano che le persone sono più inclini a concedere il perdono, tanto ai loro cari che alle persone sconosciute, soprattutto se sono cresciute in Paesi collettivisti asiatici, africani e latino-americani. Lo sono meno, invece, se vengono educati in Paesi individualisti nordamericani ed europei.

“In una società individualista può essere più difficile perdonare perché ciascuno è tipicamente centrato su se stesso, sulle proprie esigenze, i propri bisogni, le proprie impellenze e le proprie ‘ragioni’, non sull’altro. In un certo senso, l’individualismo delle nostre società occidentali ‘istupidiscesocialmente, cioè riduce l’intelligenza sociale e crea la società del nulla, del tutti contro tutti. Come ha sostenuto per tutta la vita lo psicologo sociale americano Robert A. Wicklund, l’incapacità di assumere la prospettiva altrui (perspective-taking) assieme alla molteplicità di prospettive presenti all’interno dell’ambiente sociale (multiple perspectives), è un’incapacità di fondo in alcune società, contraddistinte da forme spinte di individualismo, che sfocia necessariamente in brutte forme di rigidità mentale e, nel nostro caso, nell’incapacità di ‘comprendere’ le circostanze che hanno portato qualcosa o qualcuno a infliggerci un torto”, conclude Pantaleo.

Ci troviamo, dunque, davanti all’incapacità di perdonare.

Per concludere, non è importante che un’azione venga giustificata e che ci sia una riconciliazione al termine del processo, ma che l’individuo sia pronto a guardare gli altri con occhi critici e non egocentrici. E perchè no, magari fare lo stesso anche allo specchio.

 

 

 

 

Copertina: foto di mododeolhar: https://www.pexels.com/it-it/foto/amici-femminili-anonimi-che-abbracciano-sul-prato-spazioso-5241772/

Foto di Belle Co: https://www.pexels.com/it-it/foto/fotografia-di-sagoma-di-un-gruppo-di-persone-che-saltano-durante-il-periodo-d-oro-1000445/

About Umberto Urbano Ferrero

Umberto Urbano Ferrero, collaboratore - Torinese d’origine, cittadino del mondo per credo. Laureato in Lettere moderne, ama l’arte in tutte le sue forme e viaggia per conoscere il mondo, oltre che se stesso. Umberto è appassionato di sport e Urbano, al contrario di ciò che l’etimologia suggerisce, apprezza la vita a contatto con la natura. Ritiene la curiosità una delle principali qualità in una persona, caratteristica essenziale per guardare il mondo da più angolazioni.

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