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Lavoro: quasi il 40% dei lavoratori italiani sta pensando di cambiarlo

Lavoro: quasi il 40% dei lavoratori italiani sta pensando di cambiarlo

L’Associazione “Ricerca Felicità” rilascia i primi dati 2022 sullo stato di salute della felicità e del benessere dei lavoratori italiani, sia nella dimensione aziendale sia in quella individuale e sociale, fotografando 7 obiettivi d’indagine.

Si delinea un’Italia nel complesso più soddisfatta del proprio lavoro, lo dimostra il fatto che nel 2021 solo il 28,7% aveva risposto positivamente alla domanda “quanto sei soddisfatta/o del tuo lavoro?” mentre, nel 2022, gli intervistati che si dichiarano soddisfatti hanno raggiunto il 37,5%.

Ma resta il fatto che quasi il 40% dei lavoratori italiani ha in mente di cambiare posto di lavoro nei prossimi 12 mesi.

“Con questa seconda survey, volta a misurare lo stato di salute della felicità e del benessere dei lavoratori, vogliamo continuare un progetto iniziato nel 2021 che porti sempre più a comprendere dove agire per far crescere la felicità e il benessere dei lavoratori del nostro Paese.

La felicità è una meta-competenza scientificamente provata che può portare, attraverso l’inclusività e l’accoglienza delle molteplicità dei singoli, unito a un puntuale ascolto attivo e una presa di consapevolezza dei reali bisogni secondo il ciclo di vita a un nuovo benessere organizzativo, a un nuovo umanesimo delle organizzazioni”, dice Elisabetta Dallavalle, Presidente
dell’Associazione Ricerca Felicità.

Cambiare lavoro: i dati

La voglia di crescita personale e professionale unite alle limitate opportunità di carriera vissute nella propria organizzazione, spingono principalmente il 49% dei Millennials alla ricerca di nuove occasioni, ma anche il 17,9% di chi è prossimo alla pensione.

Si evidenzia come il fenomeno della, Great Resignation, che fa riferimento al significativo aumento delle dimissioni e vede un numero sempre più alto di persone lasciare il proprio posto di lavoro, coinvolga anche le aziende italiane.

Dai dati emersi risulta che il 38,5% di coloro che hanno già un lavoro, ha in mente di cambiarlo nei prossimi 12 mesi, una percentuale omogenea tra tutti i lavoratori, solo inferiore tra professionisti/partite Iva (28%).

La ricerca di nuove opportunità è molto presente tra i Millennials, riguarda quasi la metà di loro con il 49%, mentre si rivela decisamente meno “mobile” chi è al termine della carriera.

Tuttavia, tra i Baby Boomers, il 18% sarebbe comunque disposto a cambiare posto di lavoro.

Il fenomeno della Great Resignation

“La ricerca ci ha permesso di indagare sul fenomeno della Great Resignation e quello che ci interessa evidenziare sono le molteplici motivazioni di disagio intercettato dietro a questo fenomeno:

  • La mancanza di sviluppo personale, professionale e di carriera
  • seguono la mancanza di riconoscimento e la paura del  Burnout, fattore ampiamente al primo posto tra gli Imprenditori e Manager: con oltre il 43%.

Le aziende dovrebbero comprendere al più presto come limitare questo fenomeno, al fine di rimanere competitive nel mercato”, dice Elga Corricelli co-founder dell’Associazione Ricerca Felicità.

“Oggi e nel futuro, si relazioneranno sempre di più con persone che chiedono maggiore flessibilità, benessere e Hybrid Working così da gestire in autonomia i propri orari lavorando per obiettivi condivisi e agendo sulle leve della fiducia, non del controllo.

La nuova immagine del lavoro che sembra delinearsi racconta del desiderio di poter contribuire con valore, crescere secondo leve meritocratiche e contare sulla collaborazione autentica di tutti”.

I fattori che inciderebbero sulla scelta sono:

  • migliori condizioni economiche
  • cercare un minore livello di stress (ampiamente al primo posto tra gli Imprenditori)
  • opportunità di crescita personale/professionale.

“È stato interessante analizzare le motivazioni che spingerebbero i lavoratori , che al momento non hanno interesse nel cambiare il loro posto di lavoro, a pensare di intraprendere questa scelta.

Si evidenzia una situazione in cui migliori condizioni economiche (47,3%) e minore stress (33,3%) sono molto più desiderate rispetto a maggiori opportunità di carriera (19,7%), una maggiore flessibilità di orario (19,4%) o opzioni per smart working (14%)”, spiega Sandro Formica, VicePresidente e Direttore scientifico dell’Associazione Ricerca Felicità.

I 7 obiettivi indagati

I 7 obiettivi indagati, dal secondo barometro della felicità della popolazione italiana attiva, sono:

  • felicità in generale, significato di felicità
  • benessere
  • soddisfazione
  • felicità al lavoro
  • senso di appartenenza
  • riconoscimento e discriminazione
  • elementi per la scelta e desiderio di abbandonare l’attuale lavoro e lavoro e suo significato.

La survey ha coinvolto 1.079 persone, suddivise tra:

  • lavoratori dipendenti (67,7%)
  • liberi professionisti (13,1%)
  • manager (7,2%)
  • imprenditori (12%)

Suddivisi per sesso con una media ponderata di 42.1% di donne e il 57,9% di uomini, appartenenti alle 4 generazioni (Baby Boomers, Generazione X, Millennials, Generazione Z) in rappresentanza della popolazione italiana attiva nel mondo del lavoro.

La seconda edizione del barometro della felicità segna, secondo il professore Sandro Formica, Elga Corricelli ed Elisabetta Dallavalle, un passo avanti per collaborare con istituzioni, organizzazioni profit, non profit, scuole ed enti educativi per studiare insieme gli strumenti migliori per far evolvere il benessere e la felicità della società.

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