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Scuola: il sistema scolastico italiano è uno dei più stressanti al mondo

Sistema scolastico italiano: perché è tra i più stressanti al mondo?

Il sistema scolastico italiano è uno dei più stressanti al mondo, in cui ragazzi e ragazze dedicano più tempo allo studio, ma con alti costi in termini di benessere fisico e psicologico.

Un sistema educativo duramente provato dalla pandemia e dai prolungati periodi di didattica a distanza.

Il rapportoFacciamo scuola” elaborato da WeWorld, fotografa la situazione del sistema educativo italiano e le sue ripercussioni sul benessere educativo, fisico e psicologico di ragazze e ragazzi, e propone tre azioni concrete per cambiare il sistema scolastico e renderlo più aderente alle esigenze educative e formative degli studenti.

Il sistema scolastico italiano: i dati

Il Report sottolinea come il sistema scolastico italiano sia uno dei più stressanti al mondo: più della metà degli studenti dichiarano di sentirsi nervosi mentre studiano, rispetto a una media OCSE del 37%.

Gli studenti italiani, con 50 ore a settimana, sono anche tra quelli che dedicano più tempo allo studio.

Proprio a causa della mancanza di pause adeguate durante l’anno scolastico, bambini e ragazzi faticano a trovare tempo per riposare e vedono aumentare il loro livello di stress, correlato anche al carico di compiti a casa.

Risultato: il nervosismo e il malessere producono scarso interesse per la scuola e cattive performance tra i banchi, favorendo disagio psicologico e dispersione scolastica.

Meno marcate, ma sempre rilevanti, secondo il Report, sono le differenze di genere nei livelli di acquisizione delle competenze.

Gli stereotipi di genere giocano ancora un ruolo molto forte, così da spingere docenti e genitori a ritenere determinati studi e carriere professionali più adatti all’uno o all’altro sesso.

Scuola e DAD

Nel 2020, i giovani tra i 15 e i 24 anni che non lavorano né studiano hanno raggiunto il 20,7%.

Una situazione già presente da diversi anni, ma ulteriormente aggravata dalla pandemia.

In assenza di interventi mirati, sottolinea il report, si stima che i periodi di DaD produrranno una perdita di apprendimento equivalente a 0,6 anni di scuola e un aumento del 25% della quota di bambini e bambine della scuola secondaria inferiore al di sotto del livello minimo di competenze (dati Invalsi).

Questo ha inciso soprattutto sulle fasce sociali più deboli, a causa del digital divide.

I dati rilevati sul campo evidenziano grandi limiti in termini di differenze di accesso ai dispositivi digitali.

All’inizio della pandemia circa il 70% degli under 18 con cui WeWorld lavora nelle periferie italiane non possedeva né un pc/tablet né la connessione Internet a casa.

Complessivamente, in Italia circa 600mila studenti sono rimasti completamente esclusi da ogni forma di didattica a distanza.

La pandemia, quindi, ha agito come acceleratore di disuguaglianze già profonde e presenti da anni nel sistema educativo italiano, e come ulteriore causa di povertà educativa, strettamente intrecciata a quella economica.

Questo circolo vizioso tende poi a perpetuarsi per generazioni, bloccando la mobilità sociale e la possibilità di migliaia di bambini di affrancarsi da situazioni di marginalità educativa e sociale.

Una nuova scuola: le proposte

WeWorld, attiva da anni per promuovere un’educazione inclusiva e per prevenire e contrastare dispersione scolastica e povertà educativa, ha elaborato tre proposte per rendere la scuola stessa un luogo inclusivo, che tenga conto dei bisogni di tutti/e e non lasci indietro nessuno:

  • Estendere l’obbligo di istruzione dalla fascia 6-16 anni alla fascia 3-18 anni

La proposta permette di garantire i benefici dell’educazione della prima infanzia a tutti i bambini/e, con conseguenze positive in termini di apprendimento nel lungo periodo.

Nella fascia 16-18 anni, la misura favorirebbe in particolare la prevenzione e il contrasto alla dispersione scolastica, consentendo di ridurre il fenomeno dei NEET (giovani che non studiano e non lavorano).

  • Rimodulare il calendario scolastico

Rimodulare il calendario scolastico, con la riduzione da tre mesi di vacanze estive a due (in luglio e agosto), e l’inserimento di pause distribuite in maniera più uniforme durante l’anno scolastico per mantenere, dunque, il numero totale di 200 giorni di lezione.

Questo garantirebbe maggiore continuità didattica e relazionale, prevenendo la perdita di competenze e l’abbandono scolastico e favorendo anche una maggiore conciliazione tra cura famigliare e lavoro per i genitori.

Un aspetto fondamentale per favorire l’emancipazione e l’occupazione femminile, su cui resta ancora molto da fare nel nostro Paese.

  • Introdurre il “dirigente extra-scuola”

Introdurre la figura di un/una dirigente del “tempo extra-scuola”, incaricata del potenziamento delle attività extracurricolari, in collaborazione con il Terzo Settore.

La proposta di inserire una figura specifica nasce dalla necessità di attribuire maggiore rilevanza e spazio di operatività all’extra-scuola, in collaborazione con la scuola stessa.

Obiettivo di questa misura è colmare la carenza di esperienze attive e relazionali, aggravata dalla pandemia, e porre al centro il superiore interesse di bambini/e e ragazzi/e.

 

Tre proposte attuabili e concrete, che avrebbero conseguenze positive nel breve e lungo termine su un’intera generazione di bambini e ragazzi, e sulla società intera.

Come sottolinea il report, infatti, un’educazione di qualità e l’accrescimento delle proprie competenze influisce sul benessere di tutta la società, aumentandone il capitale umano, sociale ed economico.

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