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Lifestyle – Economia Usa in ripresa: sarà vera gloria?

emilioE’ boom di lavoro negli USA. Lo sento rimarcare a più riprese da amici che non vivono qui a New York. Certo, si legge sui giornali che la disoccupazione è scesa al 6,3%, minimo dal 2008, momento significativo in cui avvenne il fallimento di Lehman Brothers, l’evento che scatenò la crisi finanziaria e poi economica, con conferma che l’economia ha creato 288mila posti di lavoro, superando le attese. Però c’è anche un dato negativo da ricordare ossia che la partecipazione alla forza lavoro è calata al 62,8%, il minimo in 35 anni!Economia USA 09

Come sempre i dati vanno interpretati, qualunque informazione letta in modo parziale non è in grado di trasmettere una fotografia completa. Ovviamente, oggi si crede di più alla visione della Fed secondo cui: ” la ripresa riguadagnerà forza nei prossimi mesi, cancellando i dati deludenti sul Pil del primo trimestre”, però a sei anni dall’esplosione della più grave crisi dai tempi della Grande Depressione, il panorama economico e sociale negli Stati Uniti (e nel resto dell’Occidente) si presenta ben diverso da quello che caratterizzava il periodo antecedente il tracollo avvenuto su scala planetaria.

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Addentrandoci nei dettagli dell’occupazione USA, la realtà è segnata da una profonda ristrutturazione dei rapporti di classe e forse anche dal deterioramento delle condizioni di vita di decine di milioni di lavoratori. L’organizzazione americana National Employment Law Project (NELP), che pubblica uno studio dei dati sul lavoro negli USA “post crisi”, spiega il dilagare di precarietà e posti di lavoro drammaticamente sottopagati. Lo studio indica come durante questi anni teoricamente segnati da un ritorno a livelli accettabili dell’economica a stelle e strisce, abbia avuto luogo una perdita estremamente consistente di impieghi caratterizzati da stipendi considerati “medio-alti”, sostituiti da un numero sproporzionatamente elevato di posti di lavoro sottopagati.

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I settori dell’economia USA che offrono impieghi pagati non più di 13 dollari l’ora hanno perso il 22% dei posti di lavoro complessivi durante la recessione, ma ne hanno creati ben il 44% di quelli totali negli ultimi quattro anni. I posti di lavoro svaniti nei settori che rientrano invece nella fascia a “medio” (da 13 a 20 dollari l’ora) e ad “alto” reddito (da 20 a 32 dollari l’ora) sono stati invece molti di più: rispettivamente il 37% e il 41% del totale. In queste due fasce, tuttavia, sono stati creati finora solo il 26% e il 30% degli impieghi complessivi dopo l’uscita ufficiale dalla crisi. A tutt’oggi, dunque negli Stati Uniti ci sono 1,85 milioni di posti di lavoro in più nei settori sottopagati rispetto al periodo precrisi, mentre quelli che garantiscono stipendi “medioalti” sono quasi 2 milioni in meno.

Le paghe più misere sono genericamente elargite agli impiegati di settori come quello della ristorazione o della vendita al dettaglio, che garantiscono stipendi medi di nemmeno 10 dollari l’ora, e sono responsabili per il 39% dell’aumento dei posti di lavoro in ambito privato negli ultimi quattro anni. Particolarmente colpiti sono invece i settori, solitamente, associati con lavori ben pagati, come quelli dell’edilizia o dell’industria manifatturiera, dove il numero di posti creati non ha nemmeno lontanamente eguagliato quelli persi dall’inizio della crisi nel 2008. Nel primo caso, i posti in meno sono il 20% e nel secondo almeno l’ 11%.

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Il quadro complessivo che esce dallo studio del NELP conferma, dunque, la vera natura della ripresa economica di questi anni: si tratta di un ridimensionamento forzato dei livelli di vita per decine di milioni di lavoratori, sufficientemente fortunati da trovare un qualche impiego dopo essere stati licenziati. Le grandi aziende e i gruppi finanziari hanno sì ricominciato a macinare utili, ma in concreto, vi è una riduzione di oltre l’8% del reddito medio degli americani tra il 2007 e il 2012, proprio mentre le ricchezze dei miliardari negli Stati Uniti sono più che raddoppiate, salendo ad un totale di 1.200 miliardi di dollari. Verrebbe quasi da pensare che i guadagni di milionari, miliardari, gruppi finanziari e multinazionali in questo momento storico, si inversamente proporzionale al benessere di massa negli Stati Uniti.

 

Emilio Paschetto, New York

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