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Salute – Dolore: gli oppioidi fanno meno paura

Contro il dolore, gli oppioidi restano l’arma vincente e, finalmente, l’Europa si sta progressivamente orientando in questa direzione anche se resta distante dagli standard Usa. Questo, in sintesi, quanto emerso dal confronto di oltre 1.200 delegati di diversi Paesi europei, tra cui terapisti del dolore, oncologi, palliativisti, ortopedici e pediatri che si sono confrontati nel corso della prima edizione del World Medicine Park, conclusa qualche giorno fa a Minorca.

Quello a cui abbiamo assistito in questi quattro giorni è stato un intenso momento di condivisione, un grande lavoro di squadra che ha visto coinvolti clinici, ricercatori, aziende e Istituzioni per affrontare tutti insieme la grande sfida contro il dolore”, ha dichiarato Guido Fanelli, Professore Ordinario di Anestesiologia e Rianimazione presso l’Università di Parma, tra i fautori del WMP. “Tutto si è svolto all’insegna dell’alta tecnologia e dell’innovazione, ma al tempo stesso con una forte componente emozionale. Dalle molteplici discussioni è emersa la necessità di migliorare in tutta Europa l’educazione dei pazienti, che non devono più temere i farmaci oppioidi, ma anche la formazione dei medici, affinché impostino le cure più appropriate. E proprio per quanto riguarda l’impiego di analgesici oppioidi, si è evidenziata una crescita a doppia cifra dei consumi nei Paesi del Sud Europa, più elevata rispetto a quella registrata nei Paesi del Nord, con i quali comunque permane un divario da colmare”.

Sul fronte della ricerca scientifica, il congresso ha affrontato il tema della medicina genetica personalizzata, in quanto prospettiva di sviluppo per lo studio e la terapia del dolore nel prossimo futuro. “Eclatante è l’esempio del mal di schiena, che interessa l’80% dei pazienti con patologia algica cronica”, ha spiegato Massimo Allegri, Dirigente Medico Terapia del Dolore, Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo e Università di Pavia. “Numerosi studi indicano che, in un caso su due, questo disturbo è di origine ereditaria. L’impiego della genetica ci aiuterà a identificare quali soggetti presentino i biomarker, cioè gli indicatori che espongono al rischio di sviluppare determinate patologie dolorose, permettendoci così di prevenirle e curarle in modo più mirato”.

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Un prezioso contributo è arrivato anche grazie alla presenza di un rappresentate delle Nazioni Unite, che ha ribadito l’impegno dell’ONU nel sostenere l’uso degli oppioidi contro il dolore. “Circa l’83% della popolazione mondiale ha un accesso scarso o nullo alle sostanze narcotiche per la terapia del dolore”, ha illustrato Gilberto Gerra, dell’Ufficio ONU contro la Droga e il Crimine (UNODC), tra i relatori del World Medicine Park. “Ogni anno si registrano 5,5 milioni di pazienti oncologici terminali, 1 milione di malati terminali di HIV/AIDS e 110 milioni di parti senza adeguato controllo della sofferenza, oltre a un 80% di chirurgia praticata con anestesia insufficiente. Oggi la comunità mondiale, rappresentata dall’ONU, vuole ribadire con chiarezza che le sostanze narcotiche controllate dovrebbero essere garantite per ottemperare alle convenzioni internazionali. Siamo al lavoro per la revisione completa della Model Law su accesso ai farmaci e prevenzione dei fenomeni di illegalità, attraverso una prospettiva nuova e avanzata, volta più che a punire a curare, proteggere e supportare. Entro il 2014 avremo una versione finale da sottoporre con gli Stati membri affinché rivedano la loro legislazione nazionale sulla base di questo riferimento”.

 

 

 


 

 

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