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Parli da solo? Tranquillo non sei matto

Parli da solo? Tranquillo non sei matto

Che fai? Parli da solo? A chi non è mai capitato di farsi beccare nel bel mezzo di una discussione senza interlocutore?

Le persone che parlano da sole sono la maggioranza. Le incontri sull’autobus, per strada, al lavoro, non indossano auricolari che potrebbero tradire la presenza di un interlocutore, eppure mormorano qualcosa tra sé e sé o esordiscono con frasi ad alta voce. E generalmente suscitano perplessità, curiosità e, ammettiamolo, anche il dubbio che abbiano qualche rotella fuori posti. Eppure parlare tra sé e sé, o meglio, ragionare traducendo in parole, a voce alta o sussurrando, i propri pensieri, è un atteggiamento naturale e comune a tutti, e non sempre è spia di qualcosa che non va: solo se diventa molto frequente e con toni che difficilmente passano inosservati, deve far riflettere. Esistono, infatti, diverse modalità con cui si dialoga da soli ed è proprio osservandole che si può intuire se c’è qualche campanello d’allarme.

Parli da solo? E’ un modo per riflettere tra sé e sé

Tutti, chi più chi meno, finiscono per ragionare con se stessi, soffermandosi, per esempio, a rimuginare i pro e i contro di una decisione: il pensiero si traduce spesso in un ragionamento a fil di labbra, magari poco percettibile dall’esterno, se non come un leggero movimento della bocca, un bisbiglio. Può anche capitare, però, di parlare brevemente a voce alta. Per esempio, passando da una stanza all’altra, a tanti sarà capitato di esclamare improvvisamente frasi del tipo “Che cosa stavo cercando?”, senza che ci sia nessun presente che possa rispondere alla domanda. Succede quando quello che passa per la testa sorprende e distoglie da un altro pensiero da cui si era fino a quel momento assorbiti.

Parli da solo? Stai rielaborando pensieri ed emozioni

Parlare con se stessi fa bene, è un’attività cerebrale importante e benefica, come ha dimostrato anche un recente studio scientifico: serve, infatti, per darsi istruzioni, incoraggiarsi, controllare meglio le proprie azioni. Insomma, aiuta a esercitare l’autocontrollo, a ragionare al meglio sulle decisioni da prendere. Parlare con la propria interiorità, con quella che comunemente si definisce coscienza interiore, serve, inoltre, a ridurre i comportamenti impulsivi e distruttivi: è così che ci diciamo, per esempio, di evitare il bis a tavola o di non arrivare alle mani nel mezzo di una discussione. Il dialogo con la propria interiorità, per altro, aiuta anche a rielaborare le emozioni e a prendere consapevolezza di sé, e non a caso molti esercizi e tecniche di psicoterapia prevedono proprio il recupero di un colloquio con se stessi, anche a voce alta.

Parli da solo? La tua palestra per l’autocontrollo

I ricercatori dell’Università di Toronto, in Canada, hanno svolto uno studio sull’atteggiamento del parlare da soli, pubblicato sulla rivista scientifica “Acta Psychologics”.

Gli psicologi canadesi hanno esaminato due gruppi di persone impegnate a eseguire alcuni esercizi: al primo gruppo è stato chiesto di ripetere continuamente un’unica parola, in modo da bloccare, di fatto, la possibilità di un dialogo con se stessi. Il secondo gruppo, invece, poteva liberamente ragionare anche ad alta voce.

Quelli che potevano “parlare da soli” hanno ottenuto migliori risultati negli esercizi rispetto ai volontari del primo gruppo: secondo i ricercatori questo dipende proprio dal fatto che i primi, grazie al dialogo con se stessi, hanno potuto avere un atteggiamento più controllato e consapevole.

Parli da solo? Ti stai calando nella parte

A volte succede di immaginare un dialogo, una scena che potrebbe verificarsi o che si spera possa accadere e immedesimarsi talmente in questo sogno ad occhi aperti da arrivare a parlare realmente, anche a voce alta, con l’interlocutore immaginario.

Parli da solo? E’ una valvola di sfogo

Anche in questo caso non c’è nulla di male: fare sogni ad occhi aperti, ogni tanto, è naturale e benefico, perché aiuta ad allentare eventuali frustrazioni, è uno stratagemma di auto rassicurazione, che aiuta anche a ricaricare le pile per affrontare al meglio la quotidianità.

Parli da solo? Se è troppo è un problema

Se ragionare con la propria coscienza interiore e fantasticare di tanto in tanto a occhi e bocca aperta non è un segno di squilibrio ma anzi, un atteggiamento positivo, questi stessi comportamenti, quando diventano sistematici, ossia così frequenti che il borbottio fra sé e sé o le esclamazioni e i colloqui ad alta voce “in solitario” sono una colonna sonora della quotidianità, possono essere, invece, segno di un problema.

In genere significa che si sta vivendo una situazione fortemente stressante e ansiogena, capace di causare turbamenti interiori che spingono a ricercare una continua rassicurazione, attraverso il dialogo ripetuto e frequente con se stessi, o addirittura mediante la fuga in una dimensione diversa, quella del sogno ad occhi aperti, che diventa così reale da favorire anche dialoghi con fantomatici interlocutori. Più ansia e stress sono elevati, più questi atteggiamenti possono diventare frequenti (nei casi più seri si può andare incontro anche a veri e propri disturbi della personalità, come manie di persecuzione fino e vere e proprie malattie, come la schizofrenia).

Combattere ansia e stress

Quando ci si rende conto di vivere una situazione di questo tipo è consigliabile rivolgersi a uno psicoterapeuta. Un ottimo strumento è l’instant therapy, una forma breve (possono bastare anche poche sedute) di psicoterapia cognitivo-comportamentale integrata, così chiamata perché attraverso varie tecniche, dalla bioenergetica (metodo psicoterapeutico basato sulla combinazione di esercizi fisici e analisi della personalità che serve per liberare mente e corpo dai blocchi scaturiti dai disagi emotivi) al training autogeno (tecnica di rilassamento che consiste nell’immaginare il corpo in uno stato di calma e tranquillità), fino alla psicologia positiva, permette di combattere stress, ansia e paura e prevenirne possibili conseguenze deleterie, imparando a modificare il proprio atteggiamento quotidiano.

Non è sano neanche il “mutismo” interiore

Esistono anche persone che lasciano poco spazio alla propria coscienza interiore, e quindi non parlano molto con se stesse. Questo può dipendere dalla mancanza di contatto con la propria interiorità, con la propria sfera emotiva, con se stessi, una condizione che, come si può intuire, non è d’aiuto nell’affrontare le difficoltà quotidiane.

Per questo è importante, se ci si rende conto di vivere questa carenza, cercare di riappropriarsi del dialogo con se stessi: la psicologia positiva, che enfatizza il ruolo fondamentale delle risorse e delle potenzialità interne a ciascuno di noi, mira proprio al favorire la pratica dell’auto-osservazione e del colloquio con se stessi.

Per esempio, per diventare più con­sapevoli di un dolore che si sta vivendo o che si è affrontato in passato e poterlo superare, può essere utile mettersi davanti a una sedia vuota e immaginare di avere davanti a sé il dolore personificato: gli si può parlare, anche ad alta voce, esprimendo quello che si prova e, allo stesso tempo, è utile immaginare che il dolore stesso possa rispondere. Ci si può aiutare cambiando posizione sulla sedia, per mimare, anche fisicamente, il confronto e il dialogo. In questo modo è possibile poter stabilire un contatto con le proprie emozioni e prendere maggiore consapevolezza.

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