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Si indaga in Maremma, con Margherita Capitò

Si indaga in Maremma, con Margherita Capitò

Abbiamo davvero bisogno di un nuovo commissario, Margherita Capitò?

Risposta non facile dati gli schieramenti dei lettori in campo: su una linea i fagocitatori dei romanzi gialli, coloro che, al solo nominare questo colore,accendono i loro sensori e si immergono in storie caratterizzate da assassinati e assassini, vittime eroiche e truci carnefici, senza fare distinzione. L’importante è che il sangue scorra, possibilmente a fiumi.

Sulla linea opposta, oserei dire quasi nemica, i cultori del genere, quelli che vivono le vicende dei loro amati personaggi nel più puro bovarismo, con una totale immedesimazione nella loro vita, tanto da sentirsene quasi un’appendice.

Per i primi ogni nuova storia, possibilmente presentata come capostipite di una serie, è un trionfo dei sensi, per i secondi, invece, essa è una novità da cui prendere le distanze, da assorbire eventualmente in un secondo momento, senza tradire i propri miti.

In questo panorama composito (chi pensa che i lettori siano una categoria omogenea si sbaglia di grosso e probabilmente non ha mai assistito a diatribe libresche…) la scrittrice Margherita Capitò ha lanciato il suo nuovo personaggio, un commissario declinato al femminile, Sonia Castelbarco.

Un’indagine al femminile per Margherita Capitò

Scrittrice cosmopolita,essendo figlia di padre siciliano e madre francese ed essendo nata a Lisbona, Margherita Capitò esordisce nella narrativa con questo romanzo, dopo le sue collaborazioni con giornali in lingua francese, nel quale mette a frutto i suoi studi umanistici compiuti in Italia.

Dalla sua penna (o molto più probabilmente dai tasti del suo pc) nasce dunque questo nuovo personaggio, un po’ troppo stereotipato: è una donna bella, dai riccioli biondi, gli occhi azzurro mare e ovviamente una notevole intelligenza.

Trasferita in Toscana, si trova a  guidare un commissariato tutto maschile, sul quale esercita il suo indiscusso fascino, ma che riesce a mantenere (quasi) sempre alle debite distanze.

L’essere arrivata in un luogo tranquillo come Donoratico, dove l’unico problema potrebbe essere un eccessivo afflusso di turisti in estate, la Castelbarco si trova invece costretta a fare i conti con un omicidio che ha lasciato una vittima semi-carbonizzata, con un traffico di droga che ha portato all’arresto di un giovane della società bene del posto a causa di possesso di cocaina, con un intrigo mafioso internazionale del tutto imprevedibile all’inizio della vicenda.

“Il delitto della via Accattapane” si rivela dunque ben più complesso e articolato di quanto poteva inizialmente sembrare, tanto da mettere a dura prova e in serio pericolo il biondo commissario.

Margherita Capitò come Fred Vargas?

Come in ogni giallo che si rispetti nulla della trama va svelato per non togliere al lettore il piacere della scoperta e della eventuale sorpresa.

A ben vedere, però, il romanzo di Margherita Capitò è alquanto superficiale, non tanto per quanto concerne la truculenza dei fatti, ma piuttosto per l’analisi dei personaggi, che mancano di approfondimento.

E qui tornano in gioco le due fazioni dei giallisti: niente da eccepire se questa storia nasce e si esaurisce in sé, ma se la scrittrice vuole seguire le orme di sue consimili deve cambiare registro.

Senza scomodare Camilleri e il suo Montalbano, pensiamo a Fred Vargas, la scrittrice francese che ha dato vita al commissario Adamsberg e al suo improbabile gruppo di amici: niente nelle sue pagine, nelle vicende, nelle storie di ogni individuo appare scontato, tutto si svela agli occhi curiosi del lettore come la risposta ad un arcano.

La maestria della Vargas è fuori discussione, come la simpatia del suo Adamsberg, lo “spalatore di nuvole” capace di camminare per ore lungo la Senna per mettere a posto i pezzi dei suoi puzzle mentali.

La Capitò non sembra, per ora, aver costruito un personaggio altrettanto avvincente, anzi, a dirla tutta, questa donna così rispondente ai canoni della pubblicità dei cosmetici ci appare anche un po’ irritante.

Se davvero, come annunciato dall’autrice, questo è solo il primo di tanti casi che Sonia Castelbarco affronterà nelle pagine dei suoi libri, ci auguriamo di trovarci in futuro a condividere il nostro tempo con una protagonista che conosceremo meglio, con la quale scenderemo nel baratro del male, tra le pieghe della coscienza di un’umanità dominata dal vizio.

Forse, e sottolineo forse, allora lasceremo ogni tanto Adamsberg ad impolverarsi un po’ nella nostra libreria per accompagnarci a lei, con la malleabilità che solo gli appassionati lettori riconoscono a se stessi.

(in alto foto del Parco Nazionale della Maremma)

 

Si indaga in Maremma, con Margherita CapitòAUTORE: Margherita Capitò

TITOLO: Il delitto della via Accattapane

EDITORE: Giunti

PAGG: 184, EURO: 12,00

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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