Home / Libri & Cinema / Chiara Gamberale, di un amore primitivo, inevitabile, ladro e santo
Chiara Gamberale, di un amore primitivo, inevitabile, ladro e santo

Chiara Gamberale, di un amore primitivo, inevitabile, ladro e santo

Chiara Gamberale ha abituato i suoi lettori a storie che contemplano amori difficili, complicati nella forma e nella sostanza, declinati in tutti i modi possibili.

Nelle sue pagine abbiamo incontrato donne che cercano di tornare a vivere grazie al cambiamento, a dieci minuti al giorno per fare cose mai fatte, oppure coppie che per diventare tali devono percorrere il sentiero tortuoso dell’abbandono di ciò che è stato per vivere adesso.

Sappiamo grazie alle sue donne che desiderare la vita degli altri è un sogno che appartiene a tutti, che la zona cieca in cui si raccoglie ciò che gli altri sanno di noi e che noi ignoriamo porta confusione, sofferenza, inquietudine.

E forse abbiamo dentro di noi una parte che ci accomuna alla Principessa Qualcosa Di Troppo o al Cavalier Niente.

Le coppie, nelle storie di Chiara Gamberale, non hanno mai vita facile, si studiano, si analizzano, si feriscono profondamente, si chiariscono, si confondono, si lasciano, si amano pazzamente.

E questo amore a volte regala solitudine, complicazioni sentimentali e incredulità a fronte di ciò che può generare, ma raramente si trasforma in un miracolo, in un elemento salvifico.

Nel suo ultimo romanzo, “Il grembo paterno”, Chiara Gamberale torna a sondare il rapporto a due, ma questo volta lo proietta in più direzioni, segue il percorso di un padre e una madre, di un padre e di una figlia, di una donna che crede di aver trovato l’uomo della sua vita e di un uomo che ha già la sua vita altrove.

Adele, un tortuoso percorso di crescita

Per raccontare come si cresce, chi si diventa e perché occorre lasciar parlare chi di questo cammino è protagonista: e così Chiara Gamberale cede il suo ruolo di narratrice ad Adele, protagonista della sua vicenda.

E’ una storia complessa, quella di Adele, sebbene si sia sviluppata in un contesto familiare a volte persino banale, caratterizzato da relazioni stigmatizzate nel tempo ma non sincere.

L’atto stesso della sua nascita è stato segnato non dall’abbraccio protettivo del padre, ma dalla sua rabbia: è una femmina, avrebbe voluto un maschio e non riesce a nascondere il suo disappunto.

I maschi arriveranno poi, due gemelli, ma il danno ormai è fatto, ciò che Adele percepisce e interiorizza è un rifiuto, un essere comunque una seconda scelta.

Lo sarà anche quando, ormai adulta, incontrerà Nicola, l’uomo che incarna il suo senso di amore, che appaga il suo desiderio di attenzione, ma non può darsi a lei, perché Nicola ha una moglie, due figli e una vita che non può – o forse non vuole – lasciare.

Nel momento in cui Adele decide di riconsiderare il suo vivere, le sue scelte e i suoi affetti, il passato deflagra prepotente e la pone di fronte all’obbligo di guardarsi allo specchio con onestà e dolorosa consapevolezza.

Attraverso questa alternanza di passato e presente, di vita vissuta o solo ricordata, l’autrice scava nell’animo della sua protagonista sino a portare in luce un rimosso di dolore cristallizzato nell’adolescenza e mai risolto.

Che cosa è mancato ad Adele di tanto importante? Non un grembo materno in cui è stata cullata per nove mesi, ma un grembo paterno, un rifugio sicuro in cui essere in due, in cui trovare la protezione di chi per lei è sempre stato l’unico, nonostante i suoi errori e le sue debolezze.

Cresciuta nel paese dove i suoi genitori erano soprannominati i Senzaniente perché avevano perso anche il poco che avevano, Adele osserva la scalata sociale del padre Rocco, che caparbiamente porta la sua famiglia a condizioni economiche migliori, ma nello stesso tempo cerca in un’altra donna la realizzazione dei suoi desideri.

I contorni di questo tradimento si fanno via via più chiari, Adele stessa accetterà di parlare con questa donna per restituire serenità alla madre, non riuscendo però a sanare ciò che in lei si è guastato.

In questa adolescenza ferita mettono radici i malesseri di Adele, si trasformano in malattia, in una bulimia nascosta a tutti i famigliari, gestita con la maniacalità di chi nel rifiuto del cibo ingoiato identifica ben altro  rifiuto.

Adele cresce così, tra la ricerca di un’affermazione di sé che la porta a vivere esperienze non affettive ma puramente sessuali e il desiderio di qualcosa che sia altro dalla finzione quotidiana.

La donna che ne deriva, che in una notte che per lei sarà decisiva percorre i suoi quarant’anni con improvvisa lucidità, è una donna che ha puntato troppo sugli altri e mai su se stessa per vincere la partita della vita.

Chiara Gamberale racconta l’oggi come risultato necessario di ciò che era ieri

Per essere pienamente donna occorre essere madre? O forse basta poter scegliere, se essere madre o no?

E’ per potersi lasciare lo spazio della scelta che Adele decide di recarsi ad Alicante, in una clinica specializzata, per l’inseminazione artificiale, per avere una figlia che sia soltanto sua, figlia di un grembo materno e priva di quello paterno.

Frida diventa l’oggetto primo di ogni sua attenzione, anche la relazione con Nicola viene calibrata su di lei, immaginandola con un padre che non è quello biologico, del tutto sconosciuto.

Nella notte di Capodanno, in cui Chiara Gamberale affida ad Adele la sua decisione più importante, il passato scorre davanti ai suoi occhi e la obbliga a fare i conti con tutto, la bulimia tenuta orgogliosamente nascosta alla famiglia, la comprensione dell’insegnante che la riconobbe nei gesti e nella magrezza di Adele, la clinica sul lago di Garda dove venne ricoverata per ottenere la guarigione, la dottoressa che la seguì nel percorso, le compagne con cui dovette condividere la fatica immane di mangiare un’intera bistecca di pollo impanata.

E poi la televisione, il reality che le inimicò il padre, il suo trasformarsi nella Signorina Ancora e poi in brava conduttrice del programma L’Adelescenza, in cui una stagione comune della vita diventa un qualcosa di assolutamente personale, in una deformazione linguistica non casuale.

La lingua in cui è raccontata tutta questa storia si piega alle esigenze di Chiara Gamberale, diventa uno strumento espressivo ulteriore, perde il solo valore denotativo e ne assume uno potentemente connotativo, non esportabile al di fuori del contesto per il quale è nata.

Caterina, Candido, Gabriele, protagonisti dell’adolescenza di Adele non hanno lasciato le tracce sperate al loro passaggio, ma non lo farà neppure Nicola, l’uomo per cui era pronta a sacrificare molto di sé e dei suoi bisogni, accettando una vita vissuta nei ritagli di tempo a lei concessi.

La sofferta decisione di Adele, un taglio netto ai rami infruttuosi delle sue relazioni, giunge poi in un momento della cui tragicità nessuno ha ancora capito la portata: è una notte di Capodanno speciale, quella dell’anno in cui il mondo intero sarà progressivamente stravolto e nulla sarà più come prima.

E’ il Capodanno 2020, l’ingresso in un tunnel ancora oggi senza luce.

 

Chiara Gamberale, di un amore primitivo, inevitabile, ladro e santoAUTORE : Chiara GAMBERALE

TITOLO : Il grembo paterno

EDITORE : Feltrinelli

PAGG. 223       EURO 18,00 (disponibile versione eBook euro 10,99)

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Translate »