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Cinzia Mammoliti, un manuale per difenderci dalla comunicazione manipolatoria

Cinzia Mammoliti, un manuale per difenderci dalla comunicazione manipolatoria

Cinzia Mammoliti – una laurea in Giurisprudenza con specializzazione in Criminologia, Psicopatologia forense e Psicologia criminale – torna a parlare di manipolazione relazionale e violenza psicologica nel suo ultimo saggio per le edizioni Sonda, “ Le parole per difenderci”.

Molto attenta ai percorsi di sensibilizzazione su questo argomento, è responsabile della progettazione ed erogazione di corsi di criminologia,   psicologia criminale, psicopatologia forense e comunicazione strategica per forze dell’ordine, operatori di security, avvocati, psicologi, operatori del settore sanitario e sociale e di Sportelli antiviolenza, senza scordare l’opera di prevenzione di violenza domestica, mobbing, stalking e reati connessi.

Conscia dell’importanza che i social rivestono nella vita quotidiana, anche dalla sua pagina Facebook non manca di esporre, consigliare, redarguire tutti – ma soprattutto tutte – coloro che cadono con troppa facilità nella rete della manipolazione.

La sua parola incisiva, a volte anche dura ma necessariamente tale, è una voce che va purtroppo a perdersi nei troppi silenzi istituzionali, quelli che circondano i tanti, troppi femminicidi che scandiscono la cronaca quotidiana.

E’ in questa direzione che vanno le parole per difenderci, le vie di fuga che Cinzia Mammoliti offre alle vittime di manipolazione relazionale, vittime che troppo spesso non riescono a capire in tempo in quale spirale di violenza psicologica siano state travolte.

La comunicazione come primo argomento di riflessione

Il primo punto su cui Cinzia Mammoliti si sofferma è il contesto comunicativo, perché è il terreno su cui il manipolatore fa crescere il suo atteggiamento.

Comunicare è alla base di qualsiasi relazione: si comunica con le parole, con i silenzi, con i gesti, con gli sguardi….

I manipolatori relazionali ne sono ben consci e gestiscono il rapporto con l’altro mediante affermazioni contraddittorie, silenzi immotivati, rifiuti improvvisi di proseguire una conversazione o di ascoltare l’altro, un uso ambiguo dei messaggi e dei ruoli.

Il processo comunicativo ordinario, in cui gli elementi base sono rispettati (c’è chi parla, chi ascolta, un messaggio chiaro, un canale aperto, un contesto referenziale appropriato, un codice condiviso), viene sovvertito senza ragione, perchè lo scopo solo apparente è quello di far passare un’informazione, quello reale è assumere il controllo sull’altro, confondendolo.

I manipolatori parlano e non ascoltano, contraddicono con la prossemica le loro affermazioni, di modo che la comunicazione verbale e quella non verbale sono incongruenti, come nella comunicazione double bind.

Gli esempi che la dottoressa Mammoliti porta a sostegno delle sue parole sono tratti dalla sua lunga esperienza di ascolto e rispecchiano la nostra quotidianità, un momento che tutti abbiamo vissuto e subito durante la nostra vita.

E’ importante sapere e capire, per potersi attrezzare alla difesa, per preparare armi che sconfiggano chi entra nella nostra vita e di prepotenza vuole gestirla, trasformarla in un docile pezzo di creta da modellare.

La sintesi delle peculiarità dei manipolatori nel saggio di Cinzia Mammoliti

Le modalità comunicative dei soggetti in questione vanno identificate subito, per fermarne l’azione: essi mentono sapendo di mentire, provano piacere nel farlo anche se è fine a se stesso, occultano ed omettono verità con successo, destabilizzando il loro interlocutore che non è più in grado di muoversi a suo agio. A loro appartiene una subdola forma di comunicazione, consistente nel predicare il falso per sapere il vero: rovesciano sull’altro informazioni o accuse prive di fondamento per valutare una reazione generando difficoltà.

Nessun manipolatore, poi, si assume le proprie responsabilità: le colpe sono sempre altrui, il suo ruolo è quello della vittima ad oltranza – quanti mariti, colpevoli di tradimenti seriali, accusano le mogli di averli indotti a questo passo per averli trascurati o non amati a sufficienza?  e quante mogli, soprattutto, si convincono che sia davvero così?

Capaci di adulare e sedurre per arrivare ai loro scopi, i manipolatori sanno trasformarsi in tempo breve in individui aggressivi e minacciosi, convinti di avere ancora una volta ragione e di essere incappati, per loro mala sorte, in compagne/i  che non li meritano.

Annientare l’autostima altrui e compiacersi della propria sembra essere il loro sport preferito.

Nell’ambito familiare, ma anche in quello lavorativo, è difficile interrompere una simile venefica relazione: occorre avere la forza di sottrarsi a critiche continue, a ricatti emotivi, a pressioni ingiustificate.

Nella seconda metà del secolo scorso era quasi impossibile, per una donna, sfilarsi da una simile rapporto nocivo; oggi, con una maggiore formazione e consapevolezza, accompagnate all’autonomia economica, il passo va fatto senza esitazione.

Perché continuare a essere derise o provocate, diventare oggetto di silenzio punitivo, navigare a vista tra ambiguità, elusività e vaghezza?

Cinzia Mammoliti utilizza consapevolmente il femminile riferendosi ai soggetti che subiscono, perché è molto più alta la percentuale delle donne invischiate con un partner manipolatore.

Se non si interrompe per tempo un simile legame, purtroppo, non è raro  assistere alla trasformazione in violenza psicologica o fisica, con il rischio di perdere se stessi e la propria autonomia.

Le vittime privilegiate dei manipolatori e le loro difese

Come si diventa vittime della comunicazione manipolatoria?

Cinzia Mammoliti è molto chiara: tutti possiamo esserlo, perché un manipolatore o una manipolatrice incrociano il destino di tutti, prima o poi, ma se siamo individui empatici, sensibili, altruisti lo saremo ancora più facilmente.

Appare come un paradosso, ma è la realtà: i sentimenti positivi ci rendono fragili e predisposti, quelli negativi, come l’egocentrismo, l’indifferenza ai bisogni altrui, l’eccesso ingiustificato di autostima ci proteggono potenzialmente dal rischio.

L’accortezza maggiore sta nel comprendere prima che sia troppo tardi, nel garantirsi una conoscenza a prescindere dal presente, forti di letture come quelle del saggio della dottoressa Cinzia Mammoliti.

A seguito di un percorso simile, si è più preparati a identificare i tre stadi attraverso cui la manipolazione si evolve e a organizzare la propria difesa.

Accantonare i sensi di colpa, lavorare sulla propria autostima dopo aver allontanato il partner nocivo, gestire in modo consapevole l’empatia e la fiducia, conoscere le astuzie della contromanipolazione, diventare capaci di apparire insensibili come una pietra, facendosi scivolare addosso ogni cosa senza che ci possa scalfire, usare l’interruzione comunicativa, il silenzio, come arma di difesa: è come scalare una montagna, per lo sforzo che richiede, ma può determinare la salvezza, la trasformazione totale della propria esistenza.

“Ci vogliono innanzitutto una grande forza di volontà e poi tanta determinazione per comportarci in maniera nuova ma, quando cominciamo a riappropriarci della nostra dignità, smettendola di farci trattare come nessuno andrebbe trattato, tutto diviene più facile e il percorso si fa in discesa. (…) Un lungo viaggio di mille miglia comincia con un solo passo, diceva Lao Tzu, ma è fondamentale abbracciare l’idea di poterci almeno provare.”

Cinzia Mammoliti, un manuale per difenderci dalla comunicazione manipolatoriaAUTORE : Cinzia Mammoliti

TITOLO : Le parole per difenderci

EDITORE : Sonda

PAGG. 144,   EURO 14,00  (disponibile in versione eBook euro 7,49)

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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