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Anna Giurickovic Dato, padri e figli in un mondo imperfetto

Anna Giurickovic Dato, padri e figli in un mondo imperfetto

Anna Giurickovic Dato, giovane affermata scrittrice, trova materia per il suo narrare nelle relazioni familiari, nelle loro dinamiche a volte serene a volte contorte.

Ne ha dato testimonianza nel suo romanzo d’esordio, “La figlia femmina”, in cui ha affrontato con forza un tema purtroppo frequente nelle nostre cronache, quello della violenza in famiglia.

Nello specifico, la sua attenzione si è concentrata sulla figura dell’uomo, il padre, capace di mettere in atto una doppia violenza: sulla figlia, vittima delle sue morbose e malate attenzioni di pedofilo, e sulla moglie, coinvolta da una violenza psicologica che la induce a far finta di credere che la sua sia una famiglia perfetta, dove ognuno rispetta il proprio ruolo.

In questo modo Maria, bambina prima e adolescente poi condizionata da innumerevoli problemi psicologici, sebbene ormai il padre non sia più presente, si trova ad essere due volte vittima, avvolta in una spirale da cui tenta di uscire trasformandosi essa stessa in un ipotetico carnefice.

Anna Giurickovic Dato proviene da studi di giurisprudenza che l’hanno portata ad osservare con estrema attenzione i crimini della nostra società, analizzando i protagonisti da un punto di vista psicologico, non solo come fautori materiali dell’atto.

“Il grande me” è la sua seconda prova, un romanzo che mantiene le promesse di scrittura del primo e ci offre un nuovo spaccato familiare, più intimo e scevro del disgusto che la pedofilia può generare, ma non per questo meno intenso.

Anche in questa occasione, il punto focale è il legame tra un padre e una figlia, che viene messo alla prova sul finire della vita del primo.

Onora il padre, comunque e sempre

E’ questo un romanzo autobiografico?

E’ una domanda che ci si pone sin dall’inizio della storia, quando non solo ci si identifica col narratore interno e il suo stringente punto di vista, ma ci si imbatte dopo solo otto parole nel pronome “io”, che domina il corso degli eventi.

L’autrice ha chiarito che no, non lo è, ma c’è comunque molto della sua esperienza di figlia da poco orfana di un padre morto per un tumore al pancreas, dopo una vita intensa e soddisfacente.

Di  Pietro Giurickovic c’è molto in Simone, il padre protagonista del romanzo, malato senza scampo della stessa forma di tumore, desideroso di avere vicino a sé i suoi tre figli in un momento che lui rifiuta di leggere come conclusivo della sua esistenza, cosa invece ben chiara ai figli stessi.

Anche Simone ha vissuto un’esistenza ricca e variegata: entrambi hanno radici nell’Italia del Sessantotto, sono musicisti, hanno ricoperto la carica di senatore, carriera preclusa nella sostanza a chi è un idealista, incapace di scendere a patti coi compromessi.

Anna Giurickovic Dato ha spostato sui tre figli di Simone, Carla, Mario, e Laura, la sua esperienza di dolore come figlia, lo strappo che non può essere ricucito dopo la perdita di un genitore, il senso di frustrazione e impotenza che si colora degli innumerevoli “avrei potuto fare di più, dedicargli più tempo, farlo sentire al centro della mia attenzione”.

E’ il tempo a rivestire il ruolo di protagonista silenzioso, insieme al padre e ai figli: è il tempo in cui la malattia viene dichiarata esplicitamente incurabile dai medici, che non hanno più risorse da proporre se non la terapia del dolore, il tempo che i figli devono sottrarre alla loro consuetudine familiare e lavorativa, trasferendosi in questo caso a Milano, quello in cui ci si sente non solo in dovere ma anche in diritto di recuperare quanto è stato perso negli anni, fermandosi per la prima volta a riflettere sull’importanza dei legami dati per scontati.

A Carla, la vera testimone di tutto questo processo, la voce narrante, non sembra possibile doverlo rincorrere, questo tempo liquido che scivola via, doversi augurare che domattina il padre sia ancora presente non solo fisicamente, ma anche con la mente, col pensiero, coi ricordi.

Banale, forse, ma mai scontato e ripetuto a sufficienza: l’eterno presente che viviamo non ci fa sconti, del passato possiamo solo parlare con rimpianto o rimorso, riprenderlo non ci è possibile.

I padri non sono gli esseri perfetti che gli occhi dei bambini vedono, non sono principi ammantati con la soluzione ad ogni problema che l’infanzia ci regala, sono uomini imperfetti come tutti, latori di gioie ma anche di dolori, di tradimenti apparentemente ingiustificabili.

Come emerge dalle parole di Anna Giurickovic Dato, non per questo devono essere meno amati, meno accuditi, meno coccolati nell’affetto quando la necessità si impone, perché essi sono stati e nel ricordo continueranno ad essere un punto di riferimento autorevole ma non autoritario, nuovo nella veste ma sempre uguale a se stesso nella sostanza.

Anna Giurickovic Dato, un padre, tre figli, un segreto

Carla, Laura e Mario si sono trasferiti a Milano per seguire il padre da molti anni lontano dalla famiglia, lasciando giustamente la madre al di fuori della nuova dinamica creatasi.

Avere genitori separati implica una gestione assai più complicata per i figli, costretti a destreggiarsi tra non detti mai chiariti, tra legami spezzati a loro insaputa.

Non importa il passato, però, quando la malattia si fa imperiosa: serve solo il grande amore che si nutre per entrambi, ovunque stiano il torto e la ragione, se non ci sono state colpe non espiabili.

Il tempo breve concesso ai figli diventa un valore inestimabile, pochi mesi devono bastare per recuperare anni di fretta, superficialità, silenzi senza una vera giustificazione.

Simone ricostruisce attraverso i suoi ricordi la vita vissuta dai figli, con lui o lontano da lui, soddisfacendo o deludendo in qualche modo le sue aspettative: nessuno di loro è diventato il musicista che lui avrebbe voluto, per ripercorrere la sua strada, quella che lo aveva messo in evidenza sin da bambino autodidatta e lo aveva portato ad una vita avventurosa nella giovinezza.

Padre e figlia, dal momento che è Carla a impersonare la colonna portante della situazione, si confrontano e si scontrano, sino a quando la malattia non coinvolge la lucidità di Simone, sottraendogli le coordinate spazio-temporali.

Ma nel suo rapido e inesorabile declino si apre all’improvviso una voragine: Simone dice ai figli di voler parlare loro di un segreto, di una verità taciuta per tutta la vita e ora fattasi impellente.

Che cosa c’è di vero nelle sue parole?

Carla si rifiuta di crederle vere, suo fratello tenta invece di arrivare alla verità, non gli è possibile lasciare in sospeso una questione capace di stravolgere la loro immagine del genitore, l’uomo volitivo e vincente che hanno costruito da bambini.

Sapere come l’imprevisto e l’imprevedibile siano entrati nelle loro vite non intaccherà l’amore per Simone, il padre assente che ora si palesa fragile e bisognoso nelle loro mani, mentre attraversa l’agonia terminale.

Il filo della vita si spezza, la consapevolezza dell’essere orfani appare inaccettabile a Mario, Carla e Laura, le tante domande che non avranno mai più una risposta si accavallano, ma l’amore non svanisce, quello resta, imperituro e immutabile, testimone muto della vita vissuta.

Anna Giurickovic Dato, padri e figli in un mondo imperfettoAUTORE : Anna Giurickovic Dato

TITOLO : Il grande me

EDITORE : Fazi Editore

PAGG. 230,   EURO 18,00 (disponibile versione eBook euro 10,99)

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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