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Michela Marzano, rincorrere il tempo per salvare il ricordo della vita passata

Michela Marzano, rincorrere il tempo per salvare il ricordo della vita passata

Non si può piacere a tutti i lettori: è un banale quanto assodato principio noto a tutti gli scrittori, Michela Marzano compresa.

Si può forse sperare di arrivare alla testa e/o al cuore di tutti i lettori, ultimo inevitabile sbarramento prima di scivolare nell’immenso mare dei giudizi soggettivi.

Al ruolo di cavia non si sottrae, dunque, neppure l’ultimo romanzo di Michela Marzano, in libreria da pochissimi giorni, che ha suscitato giudizi discordanti perché tocca un tema delicatissimo, quello del decadimento non solo fisico, ma soprattutto mentale dell’anziano.

Diventiamo sempre più vecchi, l’età media sembra un elastico destinato a tendersi ancora e ancora, ipotizziamo mondi futuri privi di giovani e popolati da anziani da accudire e sostentare, nascondiamo la testa sotto la sabbia sino a quando nel nostro percorso non incappiamo in un conoscente, un amico, un familiare a cui si legano parole dal suono durissimo, demenza senile, morbo di Alzheimer.

Ci spaventa una vecchiaia in cui si sia perso il contatto col presente e col reale, in cui i ricordi siano una materia liquida che scivola ovunque, sfuggendo al controllo di chi li possiede.

E’ in questo campo che si è avventurata Michela Marzano col romanzo “Idda”, per alcuni un affresco quotidiano realistico, per altri un racconto troppo superficiale del dramma in questione.

A noi pare che compito di un romanzo sia quello di avvicinare i lettori tutti, senza distinzioni di personale livello culturale, ad un tema importante, da approfondire in un secondo momento, avendo preso coscienza della sua globalità.

La scrittrice ha, in questa prospettiva, costruito una storia efficace, condita non da riflessioni superficiali (ricordiamo che la Marzano è docente di filosofia all’Università di Parigi), quanto piuttosto dalla banalità del quotidiano che tutti viviamo, che cerchiamo di nascondere prima di tutto a noi stessi, ma che ci rincorre senza che la si possa evitare.

E’ una storia semplice, quella di Alessandra, Pierre e Annie, perché nella realtà è così che succede, la perdita della coscienza di sé e della memoria non hanno conseguenze diverse a seconda del livello culturale di chi le deve vivere o affrontare, lasciano indizi che si ingigantiscono passo dopo passo, sino al tracollo finale, al distacco dal passato e dal presente nell’inconsapevolezza del futuro.

Alessandra, Annie e Giulia, le donne del romanzo di Michela Marzano

Alessandra è una biologa originaria del Salento, vive a Parigi dove lavora come docente all’Università e divide la sua vita con Pierre, convinta sostenitrice della bellezza della vita di coppia, nella quale l’arrivo di un figlio non può far altro che scombinare gli equilibri.

Annie è la madre di Pierre, una donna anziana e fragile affidata alle cure di una badante delle cui azioni il figlio si interessa pochissimo, tanto da non rendersi conto di come stia sottraendo abilmente denaro alla sua paziente, ridotta sul lastrico.

Giulia è la madre di Alessandra, fisicamente assente perché vittima di un incidente automobilistico quando la figlia era molto giovane, ma il cui ricordo è vivissimo e spesso accompagnato da un dolore difficile da estirpare nelle giornate di Ale.

Tre donne, una senza presente nè futuro, destinata a vivere nella memoria e nelle fotografie sbiadite, una il cui presente si costruisce inconsapevolmente giorno dopo giorno, senza che il passato abbia più una sua collocazione, una che deve affrontare una madre e una suocera ingombranti, entrambe difficili da gestire senza riportare lacerazioni e ferite da curare e rimarginare.

Quando Annie viene accolta in una casa di cura, il Parco delle Ginestre, a Pierre ed Ale tocca l’ingrato compito di liberare il suo alloggio, in cui è impossibile che possa ritornare.

Smantellare un appartamento per venderlo implica la capacità di saper accettare i cambiamenti, soprattutto quelli infausti, e di avere la forza di separare le “cose” materiali da chi le ha possedute e gestite, sapendo che in ognuna è nascosto un ricordo di un momento di vita, banale o speciale non fa differenza.

Michela Marzano affida ad Alessandra il compito di mettere ordine nelle cose di Annie, di raccogliere documenti e lettere, di decidere cosa eliminare e cosa conservare e dove, soprattutto.

La morte della madre Giulia ha lasciato nella figlia un senso di incompiutezza, come se fosse stata privata dal padre ( che guidava l’auto al momento dello schianto) di un importante segmento della sua vita, perso per sempre.

Ricostruire il passato di Annie, quello di cui l’anziana donna ha perso il ricordo, consente alla protagonista di ricompattare un’esistenza a lei sconosciuta, scoprendo che anche quando parte di ciò che siamo stati si dissolve nell’oblio di noi resta comunque e sempre qualcosa.

Il passato con cui Ale pensava di non aver più nulla a che fare si ripresenta prepotente grazie ad Annie, a una donna verso cui prova empatia ed affetto sincero come mai prima, che è stata protagonista di un’esistenza di cui Pierre non le ha mai parlato: giovane segretaria, sposò il suo capo e lasciò l’amato lavoro per crescere il figlio, al quale avrebbe voluto affiancare una sorella, tanto desiderata e cercata.

Il destino decise diversamente per lei, rendendola incapace di accettare questa assenza, questa bambina mancata con cui, come immaginava nei suoi sogni, avrebbe potuto vivere quasi in simbiosi.

Alessandra  sa ciò che significa, perché è il modus vivendi che ha avuto con la madre, della cui morte ha sempre incolpato il padre al punto di rompere del tutti i legami con lui e la di lui sorella, che ricorda capace di insofferenza se non odio verso la cognata.

Ogni incontro con Annie e con il suo mondo lontano la riavvicina alla necessità di fare i conti con la propria storia, coi suoi ricordi e col suo angoscioso passato, che neanche Pierre è riuscito a farle superare del tutto.

Michela Marzano suggerisce il percorso per una profonda consapevolezza del passato

I tasselli della nostra vita smarriti nel percorso dove vanno a finire?  Sono persi per sempre? Si annidano nelle pieghe del nostro presente e condizionano il nostro futuro?

Michela Marzano risponde con un sì deciso a quest’ultima domanda, spingendo Alessandra a superare gli ostacoli di quanto successo molti anni prima per riappropriarsi della sua serenità.

E’ stata “idda”, cioè Annie, a indurla a ciò: trascorrendo del tempo insieme a lei, entrando con rispetto nella sua vita e nella sua casa, rendendosi conto di come l’oblio sia talora una giustificazione alla mancata volontà, decide di tornare in Salento alla casa delle sua famiglia, dove vivono il padre e la zia Filomena, dove ci sono gli ulivi e le vigne di famiglia, dove con sua madre ha costruito il periodo più sereno della sua esistenza.

Si torna per annientare i fantasmi della memoria, per affrontare la realtà non filtrata mediante un telefono, per mettere fine agli incubi notturni e ad una sensazione di precarietà che induce a rifiutare a priori l’idea di maternità.

Nel Salento, insieme a Pierre, si scontrerà con un uomo dalla memoria vivida ma dal fisico distrutto dall’incidente, con una donna che non ha mai saputo amare sua madre e l’ha tacciata di ogni possibile responsabilità negativa agli occhi del marito, che le permette finalmente di rispondere alle domande che la tormentano da anni.

E’ stata Annie ad aiutarla in questo cammino, Michela Marzano lo evidenzia con forza in questa storia che non ha e non vuole avere nulla di esemplare, ma scava nel dolore e nella malattia quotidiana.

Un finale lieto? Forse, ma soprattutto la certezza che nulla di noi andrà davvero perso nella memoria collettiva, che il nostro essere stati non è cancellato dall’essersi smarriti nel nulla, che persino una malattia come la demenza può trasformarsi in qualcosa di positivo per gli altri, che a perdersi nell’oblio sono e saranno solo coloro che, come ci ha insegnato Foscolo, non sono stati capaci di dar vita ad una corrispondenza di amorosi sensi.

Michela Marzano, rincorrere il tempo per salvare il ricordo della vita passataAUTORE : Michela Marzano

TITOLO : Idda

EDITORE : Einaudi

PAGG. 240,   Euro 17,50 (disponibile in versione eBook euro 9,99)

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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