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Marco Marsullo, paternità di sangue e paternità di cuore

Marco Marsullo, paternità di sangue e paternità di cuore

Che cosa significa essere padre?

Più precisamente, che cosa significa essere padre in una società liquida come l’attuale, dove i ruoli, se ci sono, sono quanto meno intercambiabili?

Se lo è certamente chiesto Marco Marsullo, giovane scrittore napoletano con all’attivo ben quattro romanzi che hanno fatto presa sul pubblico, consacrandolo tra i migliori narratori della sua generazione.

A una simile domanda, tutt’altro che scontata, ha dato la sua risposta facendo quello che più ama al mondo, raccontare storie (cit.), dando loro una forma compiuta dopo un lento, faticoso lavoro creativo.

E’ così nato “L’anno in cui imparai a leggere”, romanzo nel quale sono le figure maschili ad occupare interamente la scena, protagonisti assoluti della quotidianità.

Che a Marco Marsullo non piacciano gli intrecci scontati lo si può ben capire scorrendo i suoi romanzi: i protagonisti che animano le sue pagine vanno da un impiegato al servizio di Dio e del Diavolo che si occupa degli aspiranti suicidi a un diciottenne che si considera il maggior fallimento dei suoi genitori, oggetto delle sue critiche al vetriolo, da quattro arzilli vecchietti di una casa di riposo che progettano di occupare Radio Maria a un allenatore di provincia disposto a giocarsi il tutto per tutto con la più improbabile delle squadre del girone di eccellenza.

Con simili premesse, inutile aspettarsi dall’autore un contesto familiare tradizionale, regimentato, magari anche prototipo eccellente per sedute psicanalitiche: la famiglia che prende vita tra le sue pagine non assolve a nessuna simile aspettativa, ma insegna che non sono le carte burocratiche a costruire le realtà, bensì i sentimenti.

Niccolò, Andrés e Lorenzo, le tre facce dell’amore per Marco Marsullo

Tanto per cominciare, si tratta di una famiglia in cui, dopo il primo capitolo di presentazione, la madre, Simona, scompare, lasciando il posto a suo figlio Lorenzo e al suo compagno Niccolò, che non è padre biologico del piccolo.

Simona non si rende protagonista di un abbandono, lascia Napoli per un tempo determinato (un mese, inizialmente, che poi si dilaterà di molto) per realizzare il suo sogno, recitare con una compagnia teatrale.

Niccolò la sostiene in quella che vede come la sua realizzazione dopo anni trascorsi dedicandosi al figlio, senza che il padre Andrés sia mai stato presente, poiché è argentino e del suo bambino non si è mai interessato.

E Lorenzo? Che cosa succederà a un bambino di quattro anni cresciuto troppo in fretta, che ha dovuto fare i conti con un’assenza  risparmiata ai suoi piccoli amici è , che si è trovato all’improvviso un estraneo tra i piedi che per di più avrebbe preteso addirittura di dormire con la mamma?

La riposta, quasi ovvia per Simona e deflagrante per Niccolò, è una sola: lui si trasferirà a casa loro sino al termine della tournée occupandosi della vita del piccolo, dal momento che, essendo uno scrittore di successo, lavora tranquillamente da casa e non ha orari da rispettare.

Un uomo grande e un piccolo uomo si trovano così a fronteggiarsi: non hanno molta confidenza e considerazione reciproca, si sentono appartenere a mondi del tutto diversi, privi di contatto.

Per Niccolò, in crisi di ispirazione e inadempiente alle pressanti richieste dell’editore, si apre un mondo nuovo, fatto di doveri e di orari stabiliti, di attenzione alla salute del piccolo e alla sua inesauribile volontà di sapere, di rumori costanti al posto del silenzio, ma soprattutto di sentimenti nuovi, mai provati prima, di emozioni e battiti del cuore che non aveva messo in preventivo.

La vita a due, già complicata di per sé, viene ulteriormente scossa quando alla porta della casa di Simona si presenta Andrés, il padre biologico che ha lasciato l’Argentina con la certezza che si sarebbe stabilito proprio lì, in quella casa, con suo figlio.

Lorenzo non prende neppure in considerazione l’idea di scegliere uno dei due come proprio genitore, perché in effetti li respinge entrambi, chiuso nella sua attesa del ritorno della mamma.

Marco Marsullo costruisce così una buffa famiglia, due padri per un bambino che non vuole né l’uno né l’altro e indirizza il suo sentimento amoroso per una coetanea che spezzerà il suo piccolo cuore.

Tra arrivi e partenze, trascorre un anno scandito in stagioni, ognuna delle quali porta nuova consapevolezza in tutti e tre, permettendo ai sentimenti di trovare voce e manifestarsi in abbracci, lacrime, nomignoli scherzosi e canzoni accompagnate da una chitarra argentina.

L’importante è imparare a leggere il cuore

Ciò che Niccolò impara giorno dopo giorno è a “leggere” quel moccioso di quattro anni che lo sconcerta con le sue riflessioni e con il desiderio di imparare seriamente a leggere e scrivere, anche se la maestra non vuole; impara a dargli ciò che non sapeva neanche di possedere, prima di conoscerlo, il proprio tempo e la sincerità, l’attenzione e una risposta alle sue innumerevoli domande, un ruolo di padre proprio lui che sulla carta non è nessuno.

Quando alla porta si presenta inaspettatamente Andrès con la sua chitarra e la parlata spagnola, i fragili equilibri costruiti in una settimana di vita a due si incrinano fortemente.

Amano la stessa donna, uno è il padre di cuore e l’altro di sangue, entrambi vantano diritti, sebbene molto diversi, sul piccolo Lorenzo.

E’ nel raccontare la  vita a tre che Marco Marsullo trova spazio per la sua scrittura ironica ma delicata, con le feste di compleanno degli amici che degenerano per fede calcistica, con il muro di gomma innalzato da una maestra sempre sorridente ma implacabile demolito con un foglio e una matita per scrivere il proprio nome, con le ore trascorse davanti alla televisione o al computer per condividere la visione di programmi demenziali.

La famiglia di cui Lorenzo fa parte è del tutto anomala, ma non per questo meno ricca o meno bella di una tradizionale: senza ovviamente nulla togliere a qust’ultima, l’autore ci spinge ad essere più aperti, più disposti ad accettare i tanti cambiamenti che la più piccola cellula sociale ha subito nel corso del tempo.

Nei mesi trascorsi insieme Andrés e Niccolò hanno imparato molto sulla paternità, perché hanno dovuto essere madre e padre contemporaneamente, per regalare a Lorenzo la felicità che un bambino di quattro anni merita e che, in fondo, hanno regalato anche a se stessi.

Lorenzo ha bisogno di loro, ma anche loro hanno bisogno di lui, del suo sorriso, dei suoi silenzi e del grande amore che ha saputo tirar fuori dal suo piccolo cuore.

Marco Marsullo, paternità di sangue e paternità di cuore

AUTORE : Marco Marsullo

TITOLO : L’anno in cui imparai a leggere

EDITORE : Einaudi

PAGG. 284,   EURO 18,00    (disponibile in versione eBook euro 9,99)

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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