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Chiara Tagliaferri, un racconto di streghe e di vite sottratte agli esorcismi

Chiara Tagliaferri, un racconto di streghe e di vite sottratte agli esorcismi

Streghe buone e cattive abitano le pagine del romanzo “Strega comanda colore” di Chiara Tagliaferri.

Nota al pubblico dei lettori per la sua collaborazione con Michela Murgia, confluita nei due libri su Morgana – storie di donne non convenzionali, ribelli, capaci di disattendere le aspettative e di gestire in autonomia il denaro, da imprenditrici o da corsare – l’autrice ha nuovamente focalizzato l’attenzione sul mondo femminile, ma con uno sguardo più autobiografico.

Questo non implica che il narrato sia verità, ma che i personaggi e le vicende affondano le loro radici nel vissuto di Chiara Tagliaferri, che ne ha fatto un trampolino per fondere vero, verosimile e finzione.

Una storia di famiglia per raccontare la storia di una famiglia

Intorno alla famiglia ruotano i capitoli scanditi temporalmente in un modo apparentemente casuale, come ricordi a sé stanti di episodi di vita vissuta, discendenti del diario psicanalitico dello Zeno di Italo Svevo.

Prima di me, ventotto anni, dieci anni, ancora diciannove anni…mai perdere l’indicazione temporale data dalla scrittrice se non si vuole perdere il filo della storia.

Che poi è una storia di donne, poco di  uomini, elementi forti ma marginali: sono state le donne a marchiare a fuoco la vita della protagonista, nonne, zie, madri e sorelle, anche se a salvarla dalla sua presunta maledizione sarà poi un uomo, l’unico capace di insegnare il valore del perdono.

E’ il racconto di una famiglia disfunzionale, i personaggi hanno i cuori pieni di nebbia, metaforica e reale, dato che vivono nella bassa Padana, a Piacenza.

E’ un luogo dove i colori si assottigliano sino a sfumare e spingono alla fuga verso città come Roma, dove la luce costante e abbagliante li restituisce agli occhi di chi guarda.

Il tempo perduto va riscattato: è un imperativo morale, come lo è sfuggire alla maledizione che la madre ritiene si tramandi col sangue nelle donne della famiglia, una cattiveria assoluta e ingiustificata, incarnata dalla nonna la cui morte è attesa con ansia e trepidazione.

Le donne della famiglia, sia quella vera che quella narrata, sono spaventose, non spaventate, sono legate strettamente tra di loro di generazione in generazione, anche se la loro nascita – come per Chiara –  è avvenuta per caso, non cercata, anni dopo la morte precoce di un fratellino primogenito.

E quale potere malefico la nonna eserciti sulla nipote emerge chiaramente dall’incubo ricorrente di quest’ultima: nel sogno si trova in una cantina sconosciuta in cui vede la nonna, immobile nel suo fare la guardia a due letti a castello arrugginiti, sui quali si trovano bambini tagliati a fette come fossero una torta col sangue al posto della crema.

Chiusa nei confini di questa famiglia, soffocata dall’idea che i soldi non si debbano spendere, che le concessioni fatte da chi è più ricco siano da ricevere come una sorta di elemosina, Chiara Tagliaferri e la sua alter ego del romanzo crescono insieme ai demoni che racchiudono dentro di sé.

La scrittura, medicina potente, riuscirà a scacciarli.

Chiara Tagliaferri costruisce un romanzo come fosse una fiaba

Chiara Tagliaferri sintetizza il senso del suo scrivere in quattro parole: il suo è un romanzo di emancipazione, riscatto, riparazione e liberazione.

La ragazzina che si muove tra un’infinità di bugie sa che il denaro potrebbe riscattare la sua famiglia, vuole la bellezza che salva dalla povertà, per questo vorrebbe essere la Robin Hood di Piacenza, rubare ai ricchi per dare a se stessa e alla sua famiglia.

Vittima della sindrome del peggior trattamento e di quella dell’impostore, combatte contro la sua inadeguatezza e vuole dimostrare di possedere capacità proprie e determinate.

Per quanto costruito con un montaggio emotivo e non cronologico, il romanzo segue di base le funzioni proprie della fiaba individuate da Vladimir Propp.

Si parte da un allontanamento, una fuga di Chiara a seguito  di un danneggiamento interno al suo nucleo famigliare, identificabile con la morte del padre di cui a poco a poco si perde la memoria del suono della voce, dell’odore dei profumi usati (il Drakkar Noir è suo padre).

E’ il momento delle prove, del mettersi alla prova per superare la sindrome dell’impostore, il sentirsi sempre non meritevoli di ciò che si ha o si è.

Chiara punta alla ricchezza, al recupero del tempo perduto, mentre il fantasma ingombrante della nonna la perseguita, ricordandole quella che lei crede essere stata la sua parte peggiore.

Il suo mezzo magico è la bellezza: cresciuta con il mantra del non sciupare le cose belle, del metterle via (come il pigiama nuovo per quando un giorno, forse, si andrà in ospedale), appena economicamente indipendente compra vestiti, borse firmate, simboli di un mondo che non le è mai appartenuto.

La lotta dell’eroina è quella contro la nonna malvagia, ultimo anello di una storia familiare centenaria che ha molte zone buie al suo interno, pentole da scoperchiare per affrontare la verità e superare le bugie.

Il percorso compiuto si incanala verso un lieto fine, che coincide con la biografia di Chiara Tagliaferri, con il suo matrimonio con lo scrittore Nicola Lagioia.

Una storia di formazione

La storia dell’alter ego di Chiara è il percorso di una formazione, il passaggio da una vita immaginata e desiderata a quella vissuta, nell’attesa di un domani che dopotutto  sia un altro giorno, come dice Rossella O’Hara in Via col vento.

Vissuta con una famiglia che fatica a mostrare l’amore perché ha paura dei sentimenti, Chiara se ne inventa uno tutto suo e gli dà la forma delle lettere scritte a Pietro Maso, in carcere per aver assassinato i propri genitori.

La bambina incapace di toccare i colori indicati dalla strega nel gioco infantile diventa una donna determinata, con una quotidianità piena di colori dopo che è riuscita a riemergere dal suo passato.

Era una bambina che amava il Luna Park e i figli dei giostrai, capaci di scardinare la malinconia e il grigiore di Piacenza: con il tulle, il pizzo, l’organza e la seta dei loro abiti preannunciavano l’esistenza di un mondo a colori, in cui scarpe e abiti belli avessero un ruolo dominante.

Nella vita streghe e fate assumono sembianze di amiche, sorelle, madri capaci di azioni crudeli e umilianti, ma le maledizioni si possono spezzare, un alfabeto emotivo si può apprendere lottando contro tutto e tutti a colpi di bugie, il lieto fine con l’amore che salva non è solo dei romanzi e delle fiabe.

E’ il più bell’explicit che la vita ci possa riservare.

Chiara Tagliaferri, un racconto di streghe e di vite sottratte agli esorcismiAUTORE : Chiara Tagliaferri

TITOLO : Strega comanda colore

EDITORE : Mondadori

PAGG. 252        EURO 19,00 (disponibile versione eBook euro 9,99)

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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