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Daniel Pennac e Benjamin Malaussène sono tornati.

Daniel Pennac e Benjamin Malaussène sono tornati.

Torino 2017, Salone del libro, trentesima edizione.

Al secondo giorno di apertura, tra organizzatori che gongolano per il successo di pubblico arrivato dopo tante sterili polemiche con Milano, già si mette sul tavolo una delle carte vincenti della kermesse letteraria, lo scrittore francese Daniel Pennac.

L’autore, col suo sorriso accattivante e sornione, la sua dialettica incantatrice, le sue massime così efficaci nella loro semplicità e profondità, è tornato per incontrare il suo pubblico italiano, dopo molti anni di assenza.

Come scolari diligenti in attesa del loro professore preferito, i lettori della saga di Belleville lo hanno atteso con  pazienza e lui non li ha delusi, regalando un’ora di riflessioni sulla lettura e sulla scrittura, oltre che sul suo personaggio risvegliato da un lungo silenzio.

A più di trent’anni di distanza dall’uscita in Francia del primo volume della saga familiare dei Malaussène, dopo aver dichiarato di essersi in qualche modo sottratto alla dipendenza affettiva dal protagonista e di averlo dunque lasciato al suo destino, Daniel Pennac ha riconsiderato la sua decisione ed è tornato a interagire con lui e la sua stravagante famiglia, nel quartiere parigino di Belleville dove tutto ha avuto inizio e dove i cerchi sempre si chiudono.

“Il caso Malaussène. Mi hanno mentito” chiama a raccolta il mondo multietnico e privo di una apparente logica apparso per la prima volta nel romanzo “Il paradiso degli orchi” (1985, 1991 in traduzione italiana), in cui il ruolo da protagonista è affidato al giovane Bejamin, di professione capro espiatorio.

Il fantasmagorico mondo dei Malaussène creato da Daniel Pennac

Come sarà mai possibile che un individuo eserciti una simile professione?

Premesso che trattasi di dote innata, sostenuta da una profonda capacità di compatire nel senso etimologico del termine, essa può essere messa a frutto in diversi ambiti lavorativi, preferibilmente a contatto col pubblico, risolvendo così incresciose situazioni generate dall’insofferenza di ciascuno nel volersi addossare le proprie responsabilità.

Benjamin avrebbe voluto diventare avvocato, ma la sorte lo ha portato a doversi guadagnare da vivere prima in un grande magazzino e poi presso le Edizioni del Taglione, dal momento che porta sulle spalle il peso di una numerosa e stravagante famiglia, composta da fratelli e sorelle di madre unica e di padri sempre diversi, di cui si occupa a tempo pieno.

Daniel Pennac costruì su queste fondamenta la sua saga familiare, la quale si sviluppò riprendendo la tradizione ciclica dei romanzi francesi già così cara a Balzac, riannodando di romanzo in romanzo i fili narrativi dei diversi personaggi, da Jérémy a Thérèse, da Verdun al cane Julius, sino ad arrivare alla nascita del Signor Malaussène, il figlio di Benjamin.

Non c’è situazione o vicenda nei diversi romanzi che non si snodi da presupposti paradossali e fantastici, ma ciò non ha impedito al professor Daniel Pennac  di portare alla luce contraddizioni e problemi sociali assolutamente reali del nostro tempo, dal consumismo sfrenato alla letteratura scadente spacciata per eccelsa con il solo scopo di lucro, dai problemi di spaccio di droga agli attentati di matrice diversa.

Non sempre tutto è incanalato nella tradizione del lieto fine, talora il capro espiatorio Malaussène si trova a dover fronteggiare dolori e perdite sue e della sua improbabile tribù (a cui, tra le altre cose, manca una figura materna di riferimento, in quanto la loro madre non fa che innamorarsi di uomini diversi, fuggire con loro e riproporsi solo all’atto di una nuova gravidanza), ma ciò non gli impedisce di mantenere fede al suo ruolo di capofamiglia e di sostegno economico, nonostante il contesto surreale in cui si trova a muoversi.

L’ultima fatica di Daniel Pennac

“Il Capro Espiatorio non è solo quello che, all’occorrenza paga per gli altri. È soprattutto, e anzitutto, un principio esplicativo.” (D. Pennac)

Dopo un lunghissimo silenzio, dunque, Benjamin Malaussène  è tornato, indossando la sua veste di vittima predestinata un po’ invecchiata, ma senza aver perso il suo smalto.

Come accaduto anche nelle storie precedenti, lo scorrere anonimo del tempo viene bruscamente interrotto da un imprevisto apparentemente inspiegabile, che induce a cercare la verità secondo la tradizione del giallo poliziesco.

E’ un rapimento  a generare la nuova catena di avvenimenti: un noto un uomo d’affari, Georges  Lapièta, compromesso con un mondo in cui il denaro e ciò che esso consente sembrano essere diventati l’unica legge a cui obbedire, viene rapito e per la sua liberazione viene chiesto un ingente riscatto, destinato alla beneficienza.

Benjamin, che credeva di aver chiuso una volta per tutte con la sua vita strampalata, si ritrova invece a dover scendere in campo, vittima di equivoci e di situazioni imprevedibili, che lo portano a dover incrociare il suo quieto vivere con quello di spavaldi Robin Hood moderni che lottano per una nuova giustizia sociale.

Il mondo, così com’è diventato, con tutti i suoi moderni marchingegni, non ha risolto i problemi esistenziali dell’individuo, ancora e sempre assetato di una equità sociale che si allontana sempre più da lui.

Con questa consapevolezza Daniel Pennac  costruisce la nuova surreale vicenda di cui la tribù di Belleville sarà diretta o indiretta protagonista, posando ancora il suo sguardo acuto e accorto sui tempi presenti, annunciando, per la felicità dei suoi lettori, che no, Bejamin Malaussène non è mai stato dimenticato o rimosso e che una sua nuova paradossale avventura è pronta a raddoppiare il successo.

Tutti mentono, dice Bejamin, tranne me: e tranne Pennac, aggiungiamo noi fiduciosamente.

Daniel Pennac e Benjamin Malaussène sono tornati.

 

AUTORE : Daniel Pennac

TITOLO : Il ccaso Malaussène. Mi hanno mentito

EDITORE : Feltrinelli

PAGG: 288,  EURO 18,50

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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