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Emma Fenu, storie di Donne e di Dee

Emma Fenu, storie di Donne e di Dee

Sebbene in ognuno di noi sussista un legame ancestrale con la terra in cui e da cui è nato, ci sono luoghi che più di altri segnano il destino di chi li vive, perché custodiscono un tesoro di tradizioni ammalianti.

Così è, per esempio, per la Sardegna, terra di fascino e di bellezze abbaglianti, la cui storia antichissima non ha mai scordato leggende primigenie e tradizioni  magiche.

Emma Fenu, scrittrice e blogger, è nata ad Alghero e, pur essendo diventata cittadina del mondo con trasferimenti dal Medio Oriente a Copenhagen, è rimasta legata alle sue origini tanto da richiamarle con costanza nella sua scrittura e nel suo narrare.

Dai colori del cielo e del mare della Sardegna al grigio monotematico di tante, troppe giornate danesi, il passo dev’essere stato tutt’altro che breve, ma Emma Fenu è dotata di grande flessibilità, evidentemente, per cui ha saputo reinventarsi ogni volta, coltivando le sue passioni altrove.

Emma Fenu e la Sardegna, terra di miti e leggende

Tra i libri da lei scritti, uno in particolare colpisce per il recupero dei miti passati, “Le dee del miele”, che a dispetto del titolo e del disegno di copertina non è una fiaba, ma un romanzo che racconta vite a cavallo del XX secolo.

(Emma Fenu non è per altro estranea allo stile della fiaba rivisitata in chiave moderna, come dimostra “Il segreto delle principesse”, in cui immagina la vita di una delle sorellastre di Cenerentola, Genoveffa, non bella e non simpatica ma in diritto comunque di vivere la sua storia d’amore, come qualsiasi altra donna).

Le dee del miele sono quattro donne, appartenenti a tre diverse generazioni: Caterina e Lisetta, che il susseguirsi degli eventi porterà a diventare consuocere, Marianna, figlia non di sangue ma di cuore di Lisetta, ed infine Eva, figlia di Marianna, nel cui nome simbolico si richiama la chiusura di un cerchio, il tornare là dove tutto è cominciato.

Alla loro spalle, una terra bellissima e selvaggia, dove streghe e benevoli ombre protettrici vegliano sui vivi, sulle loro sofferenze e talvolta dispensano gioie inaspettate.

Se un retroterra culturale come questo può non stupire parlando dell’inizio del XX secolo, più stupore suscita il fatto che esso non venga meno neppure avvicinandosi al nuovo millennio, dato che anche Eva, come le sue antenate, possiede il “dono” di famiglia, quello che le ha permesso di convivere con fate, spiriti ed ombre, quello grazie al quale mai ci si ferma alla superficie delle cose e sempre si va a cercare oltre, dove gli altri non possono avventurarsi.

Un simile clima di realtà e superstizione viene gestito da Emma Fanu con una scrittura che poco dice e molto lascia presupporre, con salti temporali intuibili ma non esplicitati, con rimandi a cui prestare molta attenzione per comprendere lo sviluppo delle storie.

Le Donne per la scrittrice sono Dee, donne forti e coraggiose, dotate come le antiche divinità di una forza indistruttibile, quella dell’amore, in tutte le sue declinazioni, ma anche dolci come il miele, ciò che più si avvicina all’antica ambrosia, cibo degli dei.

A voler riassumere la storia narrata si rischia una  semplificazione che non rende giustizia alla scrittrice, si banalizza un significato che trova la sua forza nel significante, nell’uso della parola che in certi passaggi non può che essere dialettale, per esprimere un modo di essere e di vivere altrove non espressi.

Sono vite difficili, quelle di queste donne, soprattutto di Caterina, Lisetta e Marianna, passate con la lentezza del tempo contadino, scandito dall’attesa per uomini che a volte non fanno ritorno, caduti sui campi di battaglia o di lavoro, per figli che vivono dentro la propria madre per abbandonare la vita non appena arrivati al mondo, per il concretizzarsi di una scelta voluta da altri e aborrita dentro di sé.

La lingua duttile di Emma Fenu

All’interno di  uno stile insolito, quasi antico, gestito con sicurezza da Emma Fenu, troviamo i termini usati nella lingua sarda tanto nella comunicazione quotidiana quanto nel recupero delle nenie tramandate da decenni di madre in figlia:

«Accò santu Sgimoni                               

balbi mannu, balbi mannu!

Balba aunita

E no alza un palmu.

“Seti ridendi di la balba mèa?”.

Pilu di la titta

vènghia e ni molghia”.

“No semu ridendi di la balba ‘ostra”.

“Pilu di la titta

vènghia a ni càmpia”.

(«Arriva San Simone/ con una gran barba!/ Barba ben curata/ E non è alto un palmo./ “Ridete della mia barba? La mastite/ Colpisca e ne muoia”./ “Non ridiamo della vostra barba”./“La mastite/ colpisca e vivano”».)

Non si deve scordare che il sardo è più che una parlata regionale, un dialetto, è il simbolo di una civiltà che risale a prima che i latini si insediassero sui colli vicini al Tevere, che custodisce all’interno dei nuraghe i segreti di una storia ipotizzabile ma non certa, che difende le sue origini anche attraverso l’attaccamento alla propria lingua.

Le Donne di Emma Fenu lo sanno e le loro preghiere alternano devozione e superstizione, dolcezze di miele e dolore di morte.

Colori, profumi e sapori si alternano nelle pagine della narrazione, all’interno della quale le figure maschili fanno da supporto, non sembrano più essere quello che la loro società patriarcale avrebbe voluto fossero, perché la forza più significativa è quella delle donne.

La scrittrice, a onor del vero, ha sempre tributato un omaggio speciale alla figura femminile, alla quale ha dedicato non solo la sua scrittura ma anche i suoi studi: perché ogni volta in cui si parla di una donna, citando il suo pensiero, si racconta una storia di ordinaria anormalità.

 

Emma Fenu, storie di Donne e di DeeAUTORE : Emma Fenu

TITOLO : Le Dee del miele

EDITORE : Milena Edizioni

PAGG. 139,  EURO 12,90

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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