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L’Italia “nera” di Giorgio Scerbanenco

L’Italia “nera” di Giorgio Scerbanenco

Capita, talvolta, a chi nomina tra i suoi scrittori preferiti Giorgio Scerbanenco, di leggere sul volto del proprio interlocutore la perplessità e il dubbio propri di chi non sa di chi si stia parlando.

Capita perché a Giorgio Scerbanenco non è toccato il successo di pubblico postumo riservato a molti suoi contemporanei e le sue opere sono state spesso ingiustamente dimenticate.

Eppure a questo scrittore si deve la nascita, negli anni Sessanta, di un genere narrativo molto seguito, il noir italiano, di cui fu l’ideatore staccandosi dagli autori americani, signori indiscussi di questo tipo di narrativa.

Il viaggio di Giorgio Scerbanenco dalla Russia degli Zar all’Italia

Nel 1911, in pieno regime zarista, Giorgio Scerbanenco nasceva in Russia da madre italiana e padre russo.

Questa patria però non gli appartenne mai, tanto che, trasferitosi in Italia, da adulto italianizzò il suo nome e non portò mai la sua terra d’origine nella sua scrittura.

Le difficoltà economiche della sua infanzia gli impedirono di frequentare regolarmente persino la scuola elementare, ma non riuscirono a soffocare il suo desiderio di scrivere.

La scrittura fu il suo pane quotidiano, la linfa vitale che lo accompagnò durante tutta la sua esistenza, qualunque fosse il lavoro da lui svolto per ovvie necessità di sopravvivenza.

Quando poi riuscì a farne anche lo strumento dell’attività lavorativa, dopo essere stato assunto nella redazione di un giornale, questo suo spirito creativo non ebbe più barriere e potè dispiegarsi in pieno nelle decine di romanzi e nelle centinaia di racconti (si parla addirittura di 1500 testi) da lui prodotti.

Gli occhi attenti di Scerbanenco iniziarono a scrutare, negli anni del boom economico, un’Italia che sembrava reagire con forza e caparbietà alle devastazioni provocate dai decenni precedenti, senza lasciarsi sfuggire, però, le crepe che questo sistema mostrava ad un attento osservatore.

L’Italia “nera” di Giorgio Scerbanenco

 

 

L’attenzione dell’autore si focalizzò su Milano, la città che meglio conosceva, trasformandola nello sfondo più amato per i suoi noir, soprattutto i romanzi, in cui sembrava voler descrivere tutta la casistica del male presente in quel contesto dalla superficie brillante.

 

Un stile asciutto come costante dei racconti di Giorgio Scerbanenco

Sono però i racconti, le narrazioni brevi, lo straordinario regalo fattoci dallo scrittore, che proprio in questo genere ha saputo spiegare tutto il ventaglio della sua inventiva.

Sono narrazioni di lunghezza variabile, che vanno da più pagine a qualche decina di righe, ma tutti sono capaci di coinvolgere il lettore e di regalargli l’emozione della sorpresa.

La raccolta “ Il Centodelitti” rappresenta la punta di diamante di questa produzione.

Scritti per una rivista e pubblicati globalmente per la prima volta nel 1970 per essere poi recentemente riproposti sul mercato, rappresentano uno spaccato dell’Italia di quegli anni, con personaggi memorabili, tratteggiati con poche, a volte pochissime, parole, ma immediatamente presenti al lettore.

Non si può far a meno di celebrare questa abilità espressiva, questa capacità di concentrare un’azione in poche sequenze, rendendola fulminea, già conclusa non appena iniziata, ma caratterizzata in modo completo.

Un esempio significativo lo si ritrova in “Qualcuno non si diverte”, trenta righe, un teatro, due attori ed uno spettatore, per raccontare una tragedia, un adulterio, in un clima che si può ben definire surreale.

L’Italia “nera” di Giorgio Scerbanenco

“Il Centodelitti” si legge ovunque, si lascia e si riprende senza soluzione di continuità perché ogni racconto è una storia a sé, capace di durare il tempo di un caffè o di una sigaretta, ma è la sensazione di completezza finale che lasciano queste cento pillole confezionate dall’autore a soddisfare il lettore.

Giorgo Scerbanenco merita questo recupero della sua immagine e della sua scrittura, in un momento in cui ci imbattiamo troppo spesso in presunti scrittori emergenti (o che almeno si credono tali) convinti che la forza del testo stia nella sua ampiezza e si impegnano a riempire pagine e pagine di nulla.

Con questa raccolta rivendichiamo il diritto di sostenere che il leggere è sensazione intensa e forte, ma può rubare anche solo pochi minuti di tempo per essere appagante.

 

 

L’Italia “nera” di Giorgio ScerbanencoAUTORE: Giorgio Scerbanenco

TITOLO: Il Centodelitti

EDITORE: Garzanti

PAGG. 415, EURO 18,60

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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