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Luca Ricci, la celebrazione del racconto

Luca Ricci, la celebrazione del racconto

Che la novella sia la più squisita forma della raffinata arte del raccontare è noto a molti, addetti ai lavori o semplici fruitori della parola scritta, e di certo lo è per Luca Ricci, definito “ uno dei migliori scrittori italiani di racconti”.

Ne era certa Sherazade, che intrattenne per mille e una notte il Sultano misogino con le sue storie, ne assaporarono il piacere i dieci giovani fiorentini per i quali Boccaccio immaginò la possibilità di sfuggire alla peste abbandonando la città e di sottrarsi  alla noia attraverso cento immortali racconti, lo sono stati e lo sono gli scrittori che si cimentano con questa difficile prova di abilità.

Sono molti coloro che ingenuamente considerano il racconto una specie di figlio di un Dio minore rispetto al romanzo: in fondo, essi pensano, è sufficiente un singolo fatto, sapientemente condito  con un numero esiguo di protagonisti e una limitata dilatazione spazio-temporale, per arrivare al risultato richiesto.

E invece no, è esattamente il contrario: sta proprio nell’esiguità dei componenti la difficoltà maggiore, dal momento che tutti gli effetti ricercati, siano essi drammatici, comici, realistici o altro, devono essere immediati, a volte fulminanti ( maestro in quest’arte è Giorgio Scerbanenco), per colpire a fondo il lettore.

Luca Ricci, classe 1974, ha iniziato a pubblicare i suoi racconti all’alba del nuovo millennio e su questa strada ha proseguito sino ad arrivare all’ultima pubblicazione, “I difetti fondamentali”.

I quattordici scrittori di Luca Ricci

Come in un gioco di specchi, intessuti in una trama di rimandi autoreferenziali, dalle pagine dello scrittore emergono quattordici protagonisti, uno per ogni racconto contenuto nell’antologia, che rappresentano in realtà quattordici tipi di scrittore, o meglio, quattordici sfaccettature dello stesso personaggio.

In quali di questi Luca Ricci abbia visto un po’ di sé non è dato sapere, ma di sicuro in essi noi riconosciamo i comportamenti della società in cui ci muoviamo, dove spesso è necessario costruire su di sé un involucro che ci dia la visibilità che desideriamo: se ciò vale per l’uomo comune, è ovviamente indispensabile per uno scrittore, che può ritenersi tale solo nel momento in cui ha un pubblico di lettori, che lo “vedono” e lo identificano attraverso ciò che scrive.

Le definizioni scelte da Luca Ricci sono quasi sempre generiche (Lo scomparso, Il solitario, Il folle, Il rifiutato…), categorie all’interno delle quali si muove un uomo, o una donna, che si dibatte tra i vincoli che gli impediscono di emergere, di farsi promotore di se stesso e del proprio ingegno.

Come pesci rossi costretti in un acquario, essi ripetono sempre lo stesso percorso, si modellano su clichè insoddisfacenti, mentre all’esterno cresce lo stupore per la loro bellezza e unicità, pregi fini a se stessi se non possono essere ottimizzati da chi li vive.

Una tristezza di fondo pervade la storia dello scrittore rifiutato, che non si rassegna all’idea che il suo manoscritto non venga letto e perseguita con telefonate puntuali l’editor a cui è stato consegnato, crogiolandosi in questa attesa sino all’epilogo finale.

Lo scrittore adultero riflette con la sua amante storica sul senso del rapporto tra marito e moglie, sulla noia che soffoca il legame tra coniugi ma che è parte essenziale alla sopravvivenza del matrimonio stesso, è in fondo la geniale soluzione al problema della reciproca sopportazione.

E’ forse nello spiantato affittacamere che, non riuscendo a pubblicare nulla di ciò che scrive, Luca Ricci tratteggia con colori forti il cinismo che caratterizza il nostro vivere: scoprire di aver affittato una stanza ad un critico letterario di fama internazionale potrebbe essere la soluzione ai problemi di una vita, se solo si sapesse mettere a frutto questa imprevista e irripetibile possibilità.

E che dire dell’uomo che tenta una pirandelliana sparizione o di quello che imposta la sua esistenza di scrittore sulle fondamenta di un’invidia malsana?

Tutte sfaccettature del medesimo soggetto, lo scrittore, sempre e solo lui al centro di ogni racconto di Ricci.

Al limite dell’irrazionale, in una miscela di realtà e finzione ben dosata, trascinano la loro esistenza lo stregato e il suggestionabile, tanto quanto il manierista, incapace di valutare la situazione in cui si è venuto a trovare.

In questo caleidoscopico succedersi di personaggi, Luca Ricci sembra muoversi con assoluta padronanza, concedendosi il lusso di abbandonare finali risolutori e scontati, a tutto vantaggio di quelli più destabilizzanti ( ma forse l’eccesso di ricerca innovativa finisce con l’essere deludente, per il lettore).

Solitudine e follia (ancora temi pirandelliani? sarà nello scrittore di Girgenti che Luca Ricci individua uno dei suoi modelli di scrittura?)  tornano ancora con prepotenza nell’animo dello scrittore solitario e di quello folle, che conducono un’esistenza ai limiti del socialmente corretto prima di piombare nel mondo che hanno edificato con le loro stesse mani, che li colloca al di là del limite, in una strada a senso unico.

Luca Ricci, il quindicesimo scrittore

Toscano, pronto alla riflessione tagliente com’è costume dei suoi conterranei, Luca Ricci non risparmia le critiche, implicite o esplicite, al contesto culturale che gli appartiene da quasi vent’anni, al cui interno le logiche di potere raramente coincidono con la preminenza del migliore.

Lo sguardo che egli posa sulla realtà rimbalza ai lettori sotto forma di rassegnata celebrazione di un mondo permeato di tristezza e decadenza, al cui interno sembra difficile trovare note positive: quattordici tipi di scrittori per darci una visione negativa del mondo letterario non meriterebbero almeno un paio di opposti positivi, capaci di infondere fiducia a chi ha talento e vorrebbe diventare uno scrittore, a fronte dei tanti scribacchini celebrati dal mercato?

Per quanto l’autore abbia sottolineato con forza che “I difetti fondamentali” non è un esempio di meta-letteratura, ci sembra davvero difficile disgiungere il suo lavoro da questa etichetta, scevra da ogni implicazione negativa: Luca Ricci gioca la sua partita sulla figura dello scrittore, preferisce lavorare sui suoi lati oscuri, rimanendo fedele al suo modo di essere e di interpretare il mondo attraverso le sue parole.

Il risultato finale? Il quindicesimo scrittore.

Luca Ricci, la celebrazione del racconto

 

AUTORE : Luca Ricci

TITOLO : I difetti fondamentali

AUTORE : Rizzoli

PAGG. 348,  EURO 20,00

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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