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Umberto Eco, nudum nomen teneo….

Umberto Eco, nudum nomen teneo….

Ciao Umberto.

Perdonami se in queste parole di commiato, che spero ti possano arrivare qualunque sia il luogo in cui ora ti trovi, mi rivolgerò a te usando il Tu.

So bene quanto ti fosse difficile accettare l’uso indiscriminato di questo pronome che oggi tutti utilizzano rivolgendosi a chiunque, senza il rispetto delle giuste distanze di sicurezza tra gli interlocutori, come sottolineasti con il consueto acume nella Lectio Magistralis che avresti dovuto tenere a Camogli nel settembre scorso, ma ti assicuro che in questa scelta linguistica non si cela una finta familiarità che potrebbe scadere nell’insulto.

Al contrario c’è il desiderio di ricordarti con l’affetto profondo e devoto che mi ha legato a te, al Professor Umberto Eco, per tutta la mia esistenza.

Studentessa di Lettere a Torino alla fine degli anni Settanta, non ebbi la fortuna di altri miei coetanei di Bologna di sedermi in un’aula magna ad ascoltare le tue lezioni, ma i miei Docenti parlavano di te e di questa nuova disciplina, la semiotica, con una passione tale da coinvolgerci pienamente.

Il “Trattato di Semiotica generale” ci introduceva nel magico mondo dei segni, svecchiava la nostra formazione liceale rendendoci partecipi della forza di queste nuove affascinanti discipline, la linguistica, la filosofia del linguaggio, la teoria della comunicazione..

E’ stato Umberto Eco a regalarmi consigli utili e saggi mentre mi apprestavo ad elaborare un percorso di tesi, con il suo “Come si fa una tesi di laurea”, un agile manuale che compariva molto spesso tra i libri e i quaderni degli appunti degli studenti a fine corso.

Ecco, Professore, è solo facendo tesoro di questi ricordi di un tempo che mi appare preistorico che ora mi permetto questo tono confidenziale.

Umberto Eco, un maestro e un punto di riferimento

Citare i tuoi articoli, i saggi o i romanzi letti e amati è impresa che queste poche righe non consentono, ma ci sono alcuni riferimenti che mi appaiono imprescindibili e che spero possano servire da spunto di lettura.

Il “Diario minimo”, innanzitutto.

Pubblicato nel 1963, raccoglie una serie di scritti brevi nei quali si analizzano situazioni e personaggi letterari, come i protagonisti di “Cuore” o de”I promessi sposi”, dando di loro un’immagine nuova ed inedita, ironica quando non beffarda, capace di soffiare via in un solo colpo la polvere accumulata negli anni su questi volumi.

La sorpresa di questo libro fu però vedere anche Mike Bongiorno, allora indiscusso modello televisivo, rientrare in queste pagine con la fenomenologia su di lui costruita.

Definivi divertissement questi testi, con ragione, perché sapevano condurre il lettore su terreni inesplorati, regalandogli una nuova forma di approccio, anche lieve, a letture impegnative: gli ipotetici rapporti di lettura all’editore che chiudono il Diario ne sono un esempio davvero divertente.

In seconda battuta, naturalmente, i romanzi.

“Il nome della rosa”con il suo monastero, la grande biblioteca, i libri proibiti, gli intrighi al veleno ci condusse in un Medioevo che riviveva nella sua sostanza ma anche in tutte le sue forme attraverso le giornate di Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk..

Roberto de la Grive, protagonista de “L’isola del giorno prima”, ci riportò ad analizzare e comprendere meglio un secolo spesso trascurato, il 1600, con le sue scoperte e le basi che venivano gettate per il progresso futuro dell’uomo, tra ricordi e riflessioni filosofiche, perso in un mare ai confini dell’ ancora sconosciuta terra australiana dove corre la linea del tempo, quella dove è ancora ieri sebbene qui sia già domani.

Abbiamo negli anni conosciuto “Baudolino”, carpito segreti custoditi ne “Il cimitero di Praga”, seguito Giambattista Bodoni mentre recuperava la sua memoria anche mediante “La misteriosa fiamma della regina Loana”.

Un saluto e un commiato da Umberto Eco.

Due volte soltanto ebbi modo di ascoltarti: ricordo il tuo sguardo stupito quando firmasti la mia copia di “Tra menzogna e ironia”, un piccolo testo che contiene quattro brevi saggi meno conosciuti di altri, ma sempre illuminanti per chi desideri svelare i misteri del linguaggio e della comunicazione.

L’ultima volta in cui il Professor Umberto Eco parlò anche per me di letteratura fu al Salone del Libro di Torino 2009, con la presentazione di “Non sperate di liberarvi dei libri” , mediante il quale, insieme a Jean Claude Carrière, è stato tessuto l’elogio dei libri, della loro storia, della loro importanza per la sopravvivenza stessa della cultura.

Poco tempo fa hai sostenuto che viviamo ormai in una società di persone incolte, che parlano indiscriminatamente di tutto conoscendo molto poco ed hanno visibilità grazie ai social, la nostra condanna.

In quella conferenza si sostenne invece che il libro garantisce la conoscenza, pertanto i libri non moriranno mai, la carta non sarà sostituita dagli e-book e continueremo a provare il piacere di impilare nelle nostre biblioteche libri che abbiamo letto e riletto e libri che non abbiamo mai letto e che mai leggeremo.

Professore, oggi mi sento come orfana di un maestro, di un punto di riferimento del mio cammino in mezzo ai libri, che spesso ha assunto la forma delle “Sei passeggiate nei boschi narrativi”.

“Nudum nomen teneo..”, ripensando a “Il nome della rosa”: in realtà possiedo molto di più, possiedo i tuoi libri e i tuoi insegnamenti.

“I libri dovrebbero essere piccoli come lo spirito che contengono” (G.C. Lichtenbergh) è la citazione da te scelta per introdurre le riflessioni sulla vitalità dei libri: pensando alla vastità dei tuoi lavori, ai tanti e tanti libri in cui resta il tuo pensiero non posso che rasserenarmi all’idea che la grandezza del tuo spirito rimarrà immutata.

Grazie, Professore.

Umberto Eco, nudum nomen teneo….

 

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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