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Valeria Parrella, di sogni, di avventure, di mondi interiori, di fati avversi

Valeria Parrella, di sogni, di avventure, di mondi interiori, di fati avversi

Non è di destino o di sorte benigna o malevola che Valeria Parrella ci parla nel suo ultimo romanzo “La Fortuna”, anche se ogni riga della sua scrittura trasuda del senso dell’ineluttabilità della fortuna medesima.

Gli antichi ci hanno insegnato che il termine  fortuna indica  soltanto il succedersi casuale degli eventi: essa va intesa soggettivamente, in quanto può mostrarsi benigna o maligna, mandando agli uomini quanto può determinare la loro felicità o infelicità.

Siamo noi, uomini moderni, che l’abbiamo ammantata di positività, dimenticando che l’antica divinità romana, personificazione della forza che guida e avvicenda i destini degli uomini, distribuiva ciecamente felicità, benessere, ricchezza, oppure infelicità e sventura agli umani.

Valeria Parrella, profonda conoscitrice del mondo antico che fa da sfondo alla sua narrazione, ha giocato sul senso della parola ed essa è diventata significante di altro: La Fortuna è una nave a vogata semplice, una bella quadriremi le cui assi furono stagionate al sole dell’Averno mentre io crescevo, sotto lo stesso sole, due promontorii più in là.”

A parlare è il protagonista della storia, che si trova a vivere uno dei prodigi più devastanti del suo tempo, l’eruzione del Vesuvio che sommerse con la sua colata lavica le città di Stabia, Ercolano e  Pompei.

La storia di Lucio, ai tempi della famiglia Flavia

Inoltrarsi nelle pagine della scrittrice equivale a compiere un salto indietro nel tempo sino al primo secolo dopo Cristo, quando Roma era ormai saldamente confermata nella sua veste di Impero.

Gli anni turbolenti di Nerone e dei suoi successori avevano trovato risoluzione con la salita al trono di Tito Flavio Vespasiano, capace di restituire ordine e maggiore sicurezza all’impero romano per dieci anni, dal 69 al 79 d.C..

Fu però suo figlio Tito, salito al trono dopo la sua morte, ad essere spettatore dell’eruzione del Vesuvio, avvenuta a fine agosto del 79 seminando morte e distruzione per circa tre giorni consecutivi.

Su questo sfondo storico Lucio, il protagonista del romanzo, racconta la sua giovane vita dal 62 al 79, dal momento della sua nascita sino alla sua consacrazione di uomo adulto, a diciassette anni.

Nato a  Pompei, Lucio ha subito sin da bambino il fascino del mare, sul quale sogna un giorno di navigare a capo di una flotta, superando gli angusti limiti del luogo in cui vive.

Ma la sua famiglia, ovvero suo padre, ha ben altri progetti per lui e la società romana assegnava al pater familias il diritto di decidere il futuro dei figli.

Lucio si fa simbolo di tutti i giovani uomini del suo tempo, ricchi di sogni e di divieti, consci dell’impossibilità di realizzare i primi se non per l’intervento cieco della dea Fortuna, capace di sovvertire l’ordine costituito.

Il ragazzo è per di più colpito da una parziale cecità, caratteristica che lo indica come più adatto a seguire la carriera politica voluta dal padre che a scrutare l’orizzonte da una nave.

Ma prima di andare a Roma, dove seguirà il percorso di studi alla scuola di retorica di Quintiliano, a Lucio si presenta un’opportunità  che gli permetterà forse di dimostrare al padre il suo valore, le sue abilità, il suo essere capace di prendere in mano da solo le redini del suo destino.

Grazie a Cassio conosce un vecchio marinaio cieco che gli dimostra come in mare ciò che non può essere visto può essere percepito e compreso, superando una disabilità che rimane tale solo se ad essa ci si rassegna.

Quando viene imbarcato insieme al prefetto della flotta di Miseno, al quale viene affidato, per arrivare a Roma, Lucio ha ormai chiaro il suo desiderio, non più un sogno ma una concretizzazione testardamente perseguita.

Valeria Parrella fa di Lucio un emblema tanto antico quanto moderno, in lui si concentrano i desideri nutriti dai giovani di ogni generazione, desiderosi di esplorare il mondo oltre i confini tracciati dai loro padri.

Da Pompei a Roma e ritorno: una storia di formazione per Lucio

Andare a Roma garantisce a Lucio la possibilità di vivere molte più esperienze nuove: la scuola di retorica, per quanto tollerata e non amata, gli offre la ricchezza di una cultura approfondita, la libertà individuale lo porta a conoscersi attraverso la relazione con Aulo, che lo ama profondamente, l’esperienza del culto di Iside, di cui diventa un adepto, gli spalanca nuovi orizzonti.

Ma per quanto distratto da tante sollecitazioni, Lucio mantiene il suo sguardo fisso sul mare, non bastano i versi di Virgilio a distrarlo o le esercitazioni con Quintiliano o gli epigrammi di Marziale, né l’unico ritorno a Pompei, alla casa natale, dopo due anni.

Tutto gli appare cambiato, all’esterno e nel suo intimo: “Il problema non erano loro, era in me: io ormai appartenevo al mio futuro, e quello che c’era nel passato mi imbarazzava”.

Mentre Roma celebra il fasto del nuovo anfiteatro, il futuro Colosseo, e contemporaneamente piange la morte del suo ideatore, Vespasiano, Lucio incontra Tito, il nuovo imperatore e gli parla di sé e del suo voler imbrigliare il destino.

Ed è proprio dall’imperatore che riceve la conferma e il sigillo per il suo futuro: “io sono circondato di persone che vogliono sempre più di quello che hanno e più di quello di cui sono capaci: cattivi amministratori, cattivi governanti, cattivi uomini. E mi commuove incontrare un giovane uomo che sa quello che vuole, e quello che vuole è meno di quello che potremmo offrirgli.”

La nuova vita gli si offre come meglio non potrebbe: La nave mi è stata addosso come il guscio alla testuggine, è stata la mia casa ed era una casa speciale, perché andava. Era una casa che si muoveva per forza del vento o di braccia e questo ci ha fatto divini.

Quello che Lucio non può sapere è che proprio dal mare assisterà al prodigio, a ciò che nessuno ha potuto prevedere o saprà spiegare, nemmeno il saggio Plinio, suo compagno di navigazione e consigliere fidato di Tito.

Valeria Parrella racconta il destino contro cui l’uomo nulla può

Lucio, lo stesso Plinio e i marinai che tante terre hanno visto non trovano, perché non le possiedono, le parole per spiegare il prodigio, i loro occhi stanno per essere offuscati dal fumo, i loro corpi colpiti da pietre incandescenti, le loro navi bruciate in mare.

Il Vesuvio ha iniziato la sua eruzione e non intende fermarsi prima di aver cambiato le terre, spostato i confini, sollevato i fondali marini, sepolto per sempre Pompei, Ercolano e Stabia.

Questo il vero destino di Lucio affidatogli da Valeria Parrella, essere testimone di un fenomeno mai visto, sopravvivere alla sua violenza salvandosi la vita ma perdendo tutto, la casa, la famiglia, i ricordi.

Lucio, nato durante un terremoto, diciassette anni dopo è testimone di quanto labili siano le certezze umane, di come basti un movimento della terra per distruggere ciò che l’uomo ha creato, come Giacomo Leopardi ha cantato nella sua ultima opera, “La ginestra”.

Lucio si sente come Ulisse di fronte a Polifemo, non vuole morire ed è pronto a sfidare il suo mostro di fumo, fuoco e calore.

La sua nave, la Fortuna, attraversa il buio e il fumo e la pioggia di pietre che scorticano la pelle, ma lui rimane saldo al comando e gli resta solo l’insegnamento del marinaio cieco.

Dopo l’eruzione il maremoto, Giove e Nettuno che si accaniscono contro gli uomini, terrorizzati dalla paura dell’ignoto.

Lucio fa quello che Plinio gli ha raccomandato: scrive ogni cosa, traccia mappe, individua e disegna nuovi confini, diventa il testimone diretto di ciò che è successo.

E’ questo ciò che fanno i suoi marinai: “si fidano di te se tu sai e sai spiegare, e ti fai tramite dell’indecifrabile”.

Dopo un infinito crepuscolo tornano la luce, il sole, il cielo terso, ma lo strazio è maggiore perché la realtà appare nella sua desolazione, nel suo strascico di morte.

Non ci sono feriti o morti da recuperare, non esiste più nulla: dove sono finite le città coi loro abitanti?

E’ con intimo dolore che Lucio infine capisce: quando sono sbarcati hanno camminato sopra Pompei, sepolta per sempre sotto i loro piedi.

Restano solo i ricordi: è eroe chi sopravvive a quel momento, chi lo conserva e continua a vivere. Farsi custodi del mondo di prima è già abbastanza per una vita mortale.

Questo è infine il destino di Lucio, nell’epifania dei suoi diciotto anni.

Anche quando sembra tutto sparito un uomo si ferma e ricorda. E in quella memoria germoglia il futuro come fiore del deserto.

Una ginestra, il fiore giallo e indomito leopardianamente simbolo della vita dell’uomo.

Valeria Parrella, di sogni, di avventure, di mondi interiori, di fati avversiAUTORE : Valeria Parrella

TITOLO : La Fortuna

EDITORE : Feltrinelli

PAGG. 144       EURO 16,00  (disponibile versione eBook euro 9,99)

 

 

 

 

 

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Luisa Perlo, Critico Letterario

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