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Gino Strada e la chirurgia piu’ sicura

Salvare migliaia di vite anche grazie alla chirurgia più sicura.
È quello che accade nei Paesi dell’Africa o di altre realtà ‘difficili’ dove è estremamente complicato operare, la carenza dell’assistenza sanitaria è quasi totale e le condizioni di vita sono al limite della sopravvivenza, come ad esempio in Sudan dove opera Gino Strada.
Ma in cosa consiste questa nuova frontiera della medicina e cosa consente?
La chirurgia più sicura limita le complicazioni pre, intra e post-operatorie, il sanguinamento e il ricorso alle trasfusioni, che presentano oltre a difficoltà di reperire gruppi sanguigni rari, anche controindicazioni cliniche e rischio di infezioni. Tutti fattori che in alcune realtà, in assenza di queste nuova chirurgia, porterebbero facilmente alla morte dei pazienti.
In Italia su circa 4 milioni di interventi chirurgici eseguiti in un anno, si stima che solo il 10 per cento si avvalgono di tecniche “senza sangue” o ‘bloodless’, percentuale che potrebbe essere incrementata al 30 per cento. Gli interventi eseguiti con queste tecniche costano il 25 per cento in meno rispetto a quelli eseguiti con le tecniche tradizionali. Inoltre, si riduce di circa il 50 per cento il tempo di recupero del paziente e il periodo di degenza in ospedale”.
Durante gli interventi chirurgici è fondamentale favorire l’emostasi, cioè il processo che consente al sangue di coagularsi e alle ferite di chiudersi, perché l’emostasi spontanea, specie in alcune condizioni critiche, non è sufficiente. Dispositivi medici composti da granuli di collagene e trombina consentono oggi di raggiungere questo tipo di risultati.
Altre complicanze frequenti in chirurgia sono le aderenze, formazioni di tessuto fibroso cicatriziale che fanno “incollare” parti di organi o tessuti che normalmente sarebbero separati. Le aderenze sono molto frequenti nella chirurgia addominale e nella cardiochirurgia, ma caratterizzano tutta la chirurgia in generale.
Un fenomeno patologico tutt’altro che trascurabile, che comporta effetti devastanti come interventi operatori lunghissimi, eccessivo sanguinamento, maggiori probabilità di re-intervento, dolore cronico, ostruzioni intestinali fino a patologie cardiache correlate molto gravi.
Tutto questo può essere ridotto in modo significativo grazie all’utilizzo di dispositivi medici antiaderenziali oltre ad un accurato controllo del sanguinamento e dell’emostasi.

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