
Sindrome depressiva, per vincerla i farmaci non bastano
A volte si è un po’ tristi. A volte ci si può sentire anche angosciati. Poi tutto passa da sé, poiché sono condizioni abbastanza normali e talvolta cicliche in una normale esistenza umana. Specie quando queste sensazioni, questo modo di sentire le varie esperienze, sono effettivamente basate su situazioni oggettivamente difficili. Quindi, è normale sentirsi angosciati e tristi, quando si è malati; o quando situazioni familiari o affettive non sono certo ottimali. E infatti, appena passati o superati positivamente i motivi che ci avevano causato questo mutamento di umore, tutto torna allo stato di normalità.
Capita, però, che pur tornando a quello stato iniziale di serenità, questo mutamento di umore permanga. E’ un campanello di allarme, perché molto spesso significa che si stia andando verso un conclamato disturbo dell’umore: la depressione.
La depressione è quindi uno stato di tristezza permanente?
Purtroppo, la depressione è molto di più, poiché si presenta con sintomi che interessano non solo la sfera emotiva, ma anche quella comportamentale e quella cognitiva.

PNL: comunicazione e ancoraggio
Nel precedente articolo sulla PNL (Programmazione Neurolinguistica) abbiamo preso in considerazione i vari tipi di apprendimento,…Quindi i sintomi e le ripercussioni della sindrome depressiva sull’organismo possono essere di vario tipo?

PNL: comunicazione e ancoraggio
Non solo. Possono presentarsi più sintomi che finiscono per ripercuotersi, contemporaneamente, su tutto l’organismo. Tra questi, spesso ricorrono stati di ansia (primo campanello di allarme), disturbi alimentari (aumento o diminuzione dell’appetito, con modificazioni di peso anche notevoli nell’arco di poco tempo), disturbi del sonno, disinteresse anche totale per il sesso, sensi di colpa, calo dell’autostima, disturbi della memoria e della concentrazione. Nei casi più gravi, sono anche ricorrenti pensieri di morte e progetti di suicidio.
Come si può aiutare un soggetto depresso?
Occorre premettere che il depresso spesso non sa di esserlo, in quanto pensa che il suo problema è uno stato di normalità dal quale non riesce ad uscire per colpa sua, della sua incapacità. Questo aumenta ancora di più il suo senso di colpa e quindi la sua depressione, facendolo cadere in un vortice pericoloso. E invece questi sintomi devono essere curati, altrimenti si conclama una patologia depressiva che diminuisce a dismisura la qualità della vita del soggetto e anche della sua sfera familiare e affettiva. Specie per le forme più gravi, è fondamentale intervenire attaccando la malattia con un approccio multidisciplinare.
Nel senso di intervento farmacologico e che altro?
L’intervento farmacologico è veramente importante per curare la sindrome depressiva. Ma se non si rimuovono le cause psicologiche e sociali che hanno provocato il disturbo e che possono mantenerlo anche in seguito, il disturbo potrebbe ripresentarsi una volta concluso il percorso farmacologico. Quindi è necessario associare a questo percorso anche un intervento cognitivo-comportamentale. Intervento che, molto spesso, se fatto nella fase iniziale, quando si presentano i primi sintomi, può essere sufficiente a impedire l’ingresso della patologia depressiva vera e propria.
Medicine e trattamento cognitivo-comportamentale contro la sindrome depressiva. Un attacco su due fronti.
E’ esattamente così. D’altra parte, oltre che comprendere i motivi esterni che hanno determinato l’insorgenza dei sintomi depressivi e, nei casi più gravi, la depressione, occorre anche “insegnare” al paziente le modalità pratiche, strategiche è il caso di dire, per risolvere i problemi che lo angosciano. Solo così si può evitare che il soggetto torni quasi certamente ad ammalarsi di depressione in un futuro più o meno lontano.




