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Vacanze made in Italy - Lo scoglio Mantineo di Capo Vaticano

Vacanze made in Italy – Lo scoglio Mantineo di Capo Vaticano

E’ uno scoglio un poco distante dalla costa, chiamato da sempre lo scoglio Mantineo (o del Mantineo). Si trova proprio di fronte alla punta del promontorio di Capo Vaticano, sulla costiera tirrenica della Calabria.
Fiero, solitario, vicino eppure stranamente lontano, una specie di iceberg di roccia scura immobile e fissa forse da migliaia di anni. Sembra quasi un occhio, un occhio puntato sul mare, sull’orizzonte punteggiato dalle isole Eolie, piccole schiene di sauri preistorici che puntellano il cielo e le acque.

Scoglio Mantineo: io sono leggenda

Tante le leggende su questo scoglio solitario. La più accreditata e la più diffusa è quella della pitonessa o sibilla della Grecia arcaica Mantos (dalla quale prende, appunto, il nome di Mantineo). In tempi non ancora del tutto storici, secondo la leggenda, una donna ispirata dagli dei vaticinava le fortune o le sfortune degli uomini proprio su questo scoglio. I naviganti, provenienti da ogni angolo del mar Mediterraneo, si fermavano presso di lei e cercavano consigli, responsi, predizioni reali o immaginari sul futuro. La pitonessa Mantos viene citata anche da personaggi famosi quali Omero, Pindaro, Pitagora. Pare che la mantica, l’arte di interpretare un certo linguaggio dei segni e dei simboli, prenda anch’essa il nome da lei.
Comunque, le epoche storiche e mitiche passano, le leggende si tramandano da una generazione all’altra; lo scoglio è ancora là. Sempre là. Sferzato dalle onde in tempesta nel breve inverno, accarezzato dalla risacca dell’onda d’ estate e da quella lieve di primavera, circondato da un mare di un azzurro potente e meraviglioso. Lo si scorge anche dall’alto delle colline dell’entroterra, che fanno da corona al promontorio di Capo Vaticano e lo riparano dai forti venti del Settentrione.
Vacanze made in Italy - Lo scoglio Mantineo di Capo Vaticano

Meta irrinunciabile per chi soggiorna sulla Costa degli Dei

Da decenni lo scoglio Mantineo è ormai un punto di approdo costante e preferenziale per i molti turisti che decidono di trascorrere una vacanza breve o lunga sulla costiera. C’è chi lo raggiunge a nuoto con diverse bracciate da una delle tante cale e calette della zona oppure con una barca a remi, a vela o a motore. Ci si arrampica su e… ci si trova quasi sull’infinito. Un senso di vertigine e di immensità sembra cogliere il villeggiante ritto, abbronzato, felice, orgoglioso per averlo raggiunto e di trovarsi lì in cima. Il paesaggio che lo circonda è spettacolare, e cattura lo sguardo, intimorito e insieme affascinato, da ogni parte. Il contrasto dei colori è forte, caldo, incredibile. Le tinte si rincorrono, mutano con rapidità, si alternano all’ora solenne del tramonto e all’ora quieta e silenziosa dell’alba. Si ha talvolta come la sensazione di essere staccati da tutto: dalla routine quotidiana, dalla fretta del nostro tempo, dalle mille cose importanti e spesso inutili di questa società dei consumi che corre forsennata; e non si pensa a niente tranne forse che a respirare un’aria di libertà e di arcaico mistero e a cogliere l’attimo, dilatato a dismisura, immerso nel canto insondabile della natura… e non ti accorgi più del trascorrere del tempo: un paio d’ore ti sembrano pochi minuti, pochi minuti ti sembrano un’eternità.

La magia della sara sullo scoglio Mantineo

A sera poi si accendono le luci lontane delle isole, lampeggiano ad intermittenza i fari, vicini e lontani, che guidano la navigazione, si muovono tremolanti le lampare delle barche dei pescatori che si spingono al largo per gettarvi le reti, e può anche capitare che dalla cima dello Stromboli si innalzi un bagliore sottile e rosso simile a un vago spettacolo di fuochi d’artificio, un bagliore di lapilli e di lava, di filamenti scintillanti nella notte. Lo scoglio Mantineo è allora rischiarato da una grande luna piena che si specchia nel mare e si appressa a marcare la sua millenaria presenza notturna tra le onde, in attesa del nuovo giorno.
Francesca Rita Rombolà

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