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Salute

Ortobiologia: la nuova frontiera dell’ortopedia

25/11/2024
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Nell’ambito della medicina rigenerativa, una delle branche più interessanti è costituita dall’ortobiologia.

“L’ortobiologia è un nuovo ramo dell’ortopedia che si concentra sulla riparazione e rigenerazione dei tessuti danneggiati, sfruttando le potenzialità biologiche rigenerative dell’organismo stesso. Alla sostituzione di un tessuto danneggiato con un materiale inerte, l’ortobiologia contrappone la stimolazione dei processi naturali di guarigione, utilizzando fattori di crescita, materiali bioingegnerizzati e cellule del paziente stesso. A oggi, i campi di applicazione principali vanno dal trattamento di lesioni cartilaginee isolate, passando per tendini e muscoli, fino ad arrivare ai quadri di artrosi più avanzata”, spiega la Prof.ssa Elizaveta Kon, Professore Ordinario in Ortopedia, Humanitas University-Milano; Presidente della Società Italiana artoscopia – ginocchio – arto superiore – sport – cartilagine – tecnologie ortopediche (SIAGASCOT) ed Esperto della Società italiana di ortopedia e traumatologia (SIOT) per l’area Ortopedia Rigenerativa.

L’ortobiologia comprende tutti quei trattamenti non chirurgici e minimamente invasivi effettuabili su persone che fino a pochi anni fa non avevano altra scelta terapeutica se non l’intervento di sostituzione protesica.

Ortobiologia: quali sono le differenze con la medicina ‘classica’?

Fino a circa 20 anni fa, l’unica strada percorribile in caso di lesioni cartilaginee, ossee o di tessuti molli era il trattamento conservativo, caratterizzato da risultati poco prevedibili e spesso insoddisfacenti, oppure la sostituzione con una protesi.

“L’avvento dell’ortobiologia ha segnato l’inizio di un nuovo tipo di ortopedia, facente parte della medicina rigenerativa, in quanto mirata alla riparazione e rigenerazione dei tessuti danneggiati invece della loro sostituzione o alla modifica dell’ambiente articolare. Partendo dalle potenzialità rigenerative del paziente stesso, si riesce quindi, tramite opportuni trattamenti, a ridurre lo stato di infiammazione responsabile dei sintomi, a migliorare la funzionalità e a fornire il substrato per la rigenerazione”, afferma la Prof.ssa Elizaveta Kon.

Quindi, rispetto alla medicina classica, differisce sia nella tipologia di approccio, più personalizzato e biologico che sfrutta le capacità rigenerative del paziente stesso, sia nei materiali, che sono appunto cellule e tessuti del paziente che vengono messi nelle condizioni di poter riparare il danno o nel caso del danno troppo avanzato, di migliorare le condizioni dell’articolazione.

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Generazioni di trattamenti a confronto

Innanzitutto, nel caso dell’ortobiologia è sempre opportuno partire dalla patologia e non dal trattamento.

Parliamo quindi di artrosi, per esempio, una delle prime cause di disabilità al mondo. In questo caso sicuramente l’ortobiologia ha un ruolo, che però deve essere calibrato sul paziente in modo personalizzato, per poter offrire il giusto trattamento al giusto paziente.

Scopriamo insieme come si sono evoluti i trattamenti di ortobiologia per l’artrosi.

  • Acido ialuronico

L’acido ialuronico può essere considerato il ‘nonno’ dell’ortobiologia, in quanto non sfrutta le capacità rigenerative dell’organismo.

Si inietta direttamente nell’articolazione artrosica per lubrificarla e ridurre l’infiammazione. È spesso utilizzato come trattamento palliativo in attesa di eseguire un intervento per impintare una protesi nell’articolazione.

  • PRP e Cellule mesenchimali

Poi abbiamo il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) e le Cellule mesenchimali, che sono i ‘genitori’ dell’ortobiologia, che hanno dimostrato validamente la loro efficacia sia negli umani che negli animali contro patologie come l’artrosi.

“Il PRP si ottiene centrifugando il sangue del paziente per concentrare le piastrine, che contengono fattori di crescita e che viene poi iniettato nel sito da trattare. Dal midollo osseo o dal tessuto adiposo del paziente con un mini intervento, si prelevano invece le cellule staminali, che si iniettano poi nell’articolazione o tendine. Hanno un forte potenziale antinfiammatorio e sono in grado di rilasciare fattori che consentono di ripristinare l’omeostasi articolare”, spiega Kon.

  • Esosomi

Ci sono per ultimi i ‘figli’ dell’ortobiologia, frutto di un campo in straordinaria espansione, tra cui gli esosomi derivati delle cellule del paziente stesso o sostanze da derivazione animale come polinucleotidi che stanno già dimostrando il loro valore sia in termini di sicurezza che di efficacia e promettono di diventare la nuova frontiera di questo settore.

Ortobiologia per tutti, ma non da tutti

La credenza comune ritiene questa tipologia di approccio meno complessa dal punto di vista tecnico rispetto agli interventi ortopedici maggiori.

ortobiologia ginocchioIl risultato è che spesso il paziente va incontro a interventi di ortobiologia non adatti al suo quadro clinico e pertanto, spesso non efficaci.

“Al fine di tutelare il paziente, il mio consiglio è quello di rivolgersi sempre a uno specialista in possesso di una conoscenza e formazione specifica e approfondita non solo nel campo dell’ortobiologia, ma anche nel campo di patologia specifica (per esempio per un problema al ginocchio meglio rivolgersi a un ortopedico o fisiatra che si occupa della patologia ginocchio con anche la specializzazione in medicina rigenerativa e non a un chirurgo plastico o un radiologo”, spiega l’esperta.

Sono necessarie, infatti, competenze trasversali per approcciarsi a questa branca medica ed è necessario possedere una conoscenza completa dei meccanismi biologici, medici, e ortopedici alla base della rigenerazione tissutale.

“Quindi, come dico sempre: ortobiologia per tutti, ma non da tutti! Per questo abbiamo creato percorsi di formazione appositi, tra cui un master di II livello in collaborazione tra Humanitas University a Milano e Università di Krems in Aurstia. In tutto il processo di formazione ritengo sia inoltre fondamentale il ruolo svolto dalle società scientifiche nazionali, SIOT in testa, nella divulgazione della cosiddetta ‘evidence-based medicine’, cioè di medicina basata sull’evidenza scientifica, che con rigore e trasparenza, offre le fondamenta della nostra conoscenza dell’ortobiologia”, aggiunge Kon.

Esistono controindicazioni e potenziali effetti collaterali?

Come ogni trattamento medico, anche l’ortobiologia presenta potenziali controindicazioni ed effetti collaterali, che possono variare a seconda della tecnica utilizzata e delle condizioni di salute generale del paziente.

In linea generale, gli effetti collaterali sono generalmente lievi e di breve durata, come dolore locale, gonfiore o arrossamento.

“È bene sottolineare però, che a seconda della procedura utilizzata, esistono effetti collaterali specifici che però possono essere evitati o limitati eseguendo il trattamento e il periodo post-operatorio in modo corretto. È importante sottolineare che ogni paziente richiede di essere seguito in modo individualizzato e che l’unico modo per minimizzare gli eventi avversi rimane sempre la valutazione dallo specialista di ortobiologia di fiducia“, conclude l’esperta.

Copertina Foto di Antoni Shkraba: https://www.pexels.com/it-it/foto/laptop-penna-puntare-4k-5214994/

Foto di Gustavo Fring: https://www.pexels.com/it-it/foto/mani-gambe-penna-alla-ricerca-7446986/

Umberto Urbano Ferrero, collaboratore -Torinese d’origine, cittadino del mondo per credo. Laureato in Lettere moderne, ama l’arte in tutte le sue forme e viaggia per conoscere il mondo, oltre che se stesso. Umberto è appassionato di sport e Urbano, al contrario di ciò che l’etimologia suggerisce, apprezza la vita a contatto con la natura. Ritiene la curiosità una delle principali qualità in una persona, caratteristica essenziale per guardare il mondo da più angolazioni.