campanelli d’allarme negli anziani
Salute

Campanelli d’allarme negli anziani: i segnali da non ignorare

13/07/2026
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Una caduta apparentemente banale, il volume della televisione sempre più alto, una strana difficoltà a deglutire, una postura più curva o un’improvvisa insicurezza nel camminare. Si tratta di cambiamenti che spesso vengono considerati normali con l’avanzare dell’età. In realtà, possono essere dei campanelli di allarme negli anziani perché possono essere i primi segnali di una condizione più complessa di fragilità, che coinvolge più apparati e funzioni, come udito, equilibrio, forza muscolare, cervello, alimentazione, sonno, terapie farmacologiche e vita sociale. Per questo, è importante non ignorarli.

Di fronte a disturbi e cambiamenti che modificano le abitudini e l’indipendenza della persona è importante chiedere aiuto, come hanno ricordato anche gli specialisti riuniti in occasione del recente Congresso della Società Italiana Oto-Neuro-Geriatria – SIONG.

Cambiamenti improvvisi nella memoria, nel linguaggio o nel comportamento

Dimenticare un appuntamento, cercare gli occhiali in realtà già indossati o fare più fatica a ricordare un nome può capitare a qualsiasi età. Diverso è quando la confusione compare all’improvviso oppure quando una persona anziana, fino a quel momento autonoma e lucida, cambia rapidamente comportamento.

Per esempio, può iniziare a disorientarsi in casa, confondere il giorno con la notte, far fatica a gestire le terapie o pagare le bollette, avere difficoltà a trovare le parole, apparire agitata senza motivo o, al contrario, molto sonnolenta e poco reattiva.

Infatti, si tratta di segnali che possono essere collegati a disidratazione, infezioni, dolore, effetti collaterali dei farmaci, problemi metabolici, disturbi neurologici o altre condizioni da valutare rapidamente.

Un cambiamento improvviso del linguaggio, della capacità di comprendere, della forza di un braccio o della simmetria del viso richiede invece un intervento urgente: può essere uno dei segnali di un ictus.

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Cadute e instabilità

Le cadute sono tra i campanelli d’allarme più importanti dopo i 65 anni. Possono avvenire per colpa di un tappeto, di una scarpa poco stabile o di un pavimento bagnato, ma spesso non dipendono soltanto dall’ambiente.

Una caduta può essere favorita da pressione troppo bassa, disidratazione, vertigini, problemi di vista, perdita dell’udito, debolezza muscolare, postura instabile, deterioramento cognitivo, disturbi neurologici o uso di farmaci che provocano sonnolenza e capogiri.

Dopo una caduta, quindi, l’attenzione non dovrebbe concentrarsi soltanto su eventuali fratture. È utile chiedersi perché sia avvenuta e se ci siano stati altri episodi, anche lievi, come inciampi frequenti, improvvisa insicurezza nel cammino, necessità di appoggiarsi ai mobili o paura di uscire da soli.

Fra l’altro, dopo una caduta, spesso l’anziano ha paura. Può innescarsi così un circolo vizioso: per timore di cadere ancora, la persona riduce le uscite e il movimento, così diminuiscono forza ed equilibrio e il rischio di nuove cadute aumenta.

Stanchezza insolita

Nemmeno la stanchezza va considerata un sintomo banale. Se una persona anziana, normalmente attiva, inizia a fare fatica a svolgere gesti quotidiani come vestirsi, preparare un pasto, salire pochi gradini o uscire di casa, è utile capire che cosa sta succedendo.

La spossatezza persistente può dipendere da molte cause: anemia, problemi alla tiroide, infezioni, insufficienza cardiaca, diabete non ben controllato, disturbi del sonno, depressione, malnutrizione o effetti indesiderati di alcune terapie.

Particolare attenzione va data a una stanchezza comparsa rapidamente, associata a fiato corto, dolore al petto, palpitazioni, gonfiore alle gambe o sudorazione fredda. Nelle persone anziane, infatti, i problemi cardiaci non sempre si presentano con il classico dolore toracico intenso.

Udito basso e isolamento

Sentire meno non è soltanto un problema di orecchie. La presbiacusia, cioè la perdita progressiva dell’udito associata all’età, può rendere più difficili le conversazioni, soprattutto in ambienti rumorosi o quando parlano più persone insieme.

Chi sente male può iniziare a evitare cene, incontri familiari, attività di gruppo e telefonate. A volte appare distratto o confuso, ma in realtà fatica a seguire ciò che viene detto. Nel tempo, questa riduzione degli scambi sociali può favorire isolamento, umore basso e minore stimolazione cognitiva.

La perdita uditiva non trattata è considerata un fattore di rischio modificabile per il declino cognitivo.

Un controllo dell’udito può essere utile quando una persona anziana alza spesso il volume della televisione, chiede frequentemente di ripetere, risponde in modo non pertinente, evita le conversazioni o sembra affaticata dopo aver ascoltato a lungo.

Vertigini, instabilità e postura flessa

Vertigini ricorrenti, sensazione di instabilità e oscillazioni durante la deambulazione non andrebbero mai sottovalutati. I disturbi dell’equilibrio negli anziani sono spesso multifattoriali: possono dipendere dall’apparato vestibolare dell’orecchio interno, da problemi cardiovascolari, neurologici, visivi o muscolari, ma anche da farmaci e disidratazione.

In molti casi alla base ci sono condizioni frequenti e trattabili, come la vertigine parossistica posizionale benigna, che provoca brevi episodi di vertigine in seguito a movimenti del capo, per esempio quando ci si gira nel letto o ci si alza.

Anche la postura racconta molto dello stato di salute. Una persona che si incurva, cammina più lentamente, fa passi corti o fatica ad alzarsi da una sedia può avere una riduzione della forza muscolare, un disturbo del movimento o una condizione di sarcopenia, cioè la progressiva perdita di massa e funzione muscolare.

Difficoltà a deglutire

Tossire mentre si beve, avere la sensazione che il cibo si fermi in gola, impiegare molto tempo per finire un pasto o evitare alcuni alimenti perché difficili da masticare e mandare giù possono essere segnali di disfagia.

La disfagia è una difficoltà nella deglutizione che può comparire con l’età, ma è più frequente nelle persone con patologie neurologiche, come ictus, Parkinson e demenze, o dopo alcuni interventi chirurgici complessi. Non va sottovalutata perché può aumentare il rischio di disidratazione, malnutrizione e polmonite ab ingestis, cioè causata dal passaggio di cibo, liquidi o saliva nelle vie respiratorie.

Spesso il sintomo viene nascosto per paura o vergogna. È invece importante parlarne con il medico, soprattutto se sono presenti calo di peso, tosse durante i pasti, voce “gorgogliante” dopo aver bevuto, infezioni respiratorie frequenti o pasti sempre più lunghi e faticosi.

Apnee notturne e sonnolenza diurna

Russamento intenso, pause nel respiro osservate durante il sonno, risvegli con fame d’aria, mal di testa al mattino e sonnolenza durante il giorno possono essere segnali di apnee ostruttive del sonno, chiamate anche OSAS.

Le OSAS non riguardano solo la qualità del riposo. Se non riconosciute, possono contribuire a peggiorare pressione arteriosa, rischio cardiovascolare, concentrazione, memoria, tono dell’umore e attenzione. Negli anziani, la stanchezza diurna può essere scambiata per normale invecchiamento o per un disturbo dell’umore, mentre può avere una causa legata al sonno.

Una valutazione medica è utile soprattutto se il russamento è associato a pause respiratorie, risvegli frequenti, sonnolenza diurna, difficoltà di concentrazione o ipertensione difficile da controllare. 

Perdita di peso involontaria e scarso appetito

Dimagrire senza volerlo, mangiare molto meno del solito o saltare spesso i pasti non dovrebbe essere considerato un inevitabile effetto dell’età. Una perdita di peso involontaria può essere legata a difficoltà nella masticazione, problemi dentali, alterazioni del gusto e dell’olfatto, disturbi gastrointestinali, depressione, solitudine o difficoltà economiche e pratiche nel fare la spesa e cucinare.

Quando il calo di peso si accompagna a debolezza, cammino più lento, ridotta forza nelle mani o difficoltà ad alzarsi dalla sedia, può indicare una condizione di fragilità e sarcopenia. La perdita di muscolo, infatti, aumenta il rischio di cadute, disabilità e perdita di autonomia.

È utile segnalare al medico anche cambiamenti apparentemente piccoli, come lasciare spesso il piatto a metà, bere poco, rinunciare a cibi solidi o mangiare sempre gli stessi alimenti perché più facili da preparare.

Fiato corto, tosse nuova o gonfiore alle gambe

Respirare con fatica dopo uno sforzo che prima non creava problemi, svegliarsi di notte per il fiato corto, avere tosse persistente o notare gonfiore a piedi e caviglie sono tutte situazioni da riferire al medico. Infatti, possono essere collegate a problemi respiratori, infezioni, scompenso cardiaco o altre condizioni che richiedono una valutazione.

Anche un aumento rapido di peso in pochi giorni, associato a gambe gonfie e affanno, può indicare ritenzione di liquidi.

Nelle persone anziane una polmonite, per esempio, può manifestarsi con debolezza, confusione, perdita di appetito o peggioramento dell’autonomia, anche senza febbre elevata.

Dolore nuovo, persistente o diverso dal solito

Il dolore non dovrebbe essere accettato come una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Un dolore nuovo, intenso, persistente o che cambia caratteristiche va sempre raccontato al medico, soprattutto se interferisce con il sonno, il movimento o l’appetito.

Meritano particolare attenzione il dolore toracico, il mal di testa improvviso e molto forte, il dolore addominale associato a vomito o febbre, il mal di schiena dopo una caduta e il dolore alle gambe accompagnato da gonfiore, arrossamento o calore.

Anche il dolore cronico va affrontato: se non gestito può favorire insonnia, isolamento, ansia, depressione e riduzione dell’attività fisica.

Alterazioni dell’intestino o della minzione

Stitichezza ostinata, diarrea ricorrente, sangue nelle feci, cambiamenti persistenti dell’alvo o dolore addominale meritano un confronto con il medico. Lo stesso vale per bruciore urinario, bisogno di urinare molto più spesso, incontinenza comparsa all’improvviso, urine scure, presenza di sangue o difficoltà a svuotare la vescica.

Nelle persone anziane le infezioni urinarie possono manifestarsi in modo atipico: talvolta non compaiono bruciore o febbre, ma confusione, debolezza, inappetenza o peggioramento improvviso dell’autonomia.

Umore basso, isolamento e perdita di interesse

La depressione negli anziani non sempre si manifesta con tristezza dichiarata. Può presentarsi come mancanza di energia, irritabilità, insonnia, dolori fisici frequenti, perdita di interesse per attività amate, trascuratezza personale o progressivo isolamento.

Anche la solitudine può avere un impatto importante sulla salute. Una persona che smette di rispondere al telefono, evita le uscite, non cura più la casa o rinuncia alle abitudini quotidiane potrebbe avere bisogno di supporto, non solo pratico ma anche emotivo e relazionale.

Parlarne con il medico di famiglia è un primo passo utile: esistono percorsi di cura e sostegno che possono migliorare concretamente la qualità della vita.

Cambiamenti nella gestione dei farmaci

Molte persone anziane assumono più farmaci ogni giorno. Questa condizione, definita politerapia, richiede controlli periodici perché alcuni medicinali, soprattutto se associati tra loro, possono favorire capogiri, sonnolenza, pressione bassa, confusione, stitichezza o perdita di equilibrio.

È importante portare al medico l’elenco completo dei medicinali assunti, inclusi integratori, prodotti da banco e rimedi naturali.

Come osservare senza trasformare tutto in un’emergenza

In presenza di uno dei sintomi descritti, è importante non fare finta di nulla, ma confrontarsi con il medico.

Spesso sono i familiari, gli amici o chi assiste la persona ogni giorno a cogliere per primi segnali come una casa improvvisamente trascurata, pasti lasciati intatti, telefonate dimenticate o un’andatura diversa.

Può essere utile annotare quando è comparso un sintomo, quanto dura, che cosa lo peggiora o lo migliora e se è associato ad altri cambiamenti. Queste informazioni aiutano il medico a ricostruire il quadro con maggiore precisione.

La prevenzione passa anche da controlli periodici, movimento compatibile con le proprie condizioni, alimentazione adeguata, idratazione, vaccinazioni consigliate, revisione delle terapie e cura delle relazioni sociali.

Quando chiamare subito i soccorsi

Alcuni sintomi richiedono una valutazione urgente contattare immediatamente il 112 o il 118. Tra questi rientrano:

  • dolore o pressione al petto,
  • improvvisa difficoltà a parlare o muovere un lato del corpo,
  • sorriso asimmetrico,
  • debolezza o perdita di sensibilità a un braccio o a una gamba,
  • perdita di coscienza,
  • grave difficoltà respiratoria,
  • convulsioni,
  • sanguinamento importante,
  • trauma alla testa con confusione o sonnolenza,
  • comparsa improvvisa di un forte mal di testa.

In questi casi è necessario chiamare i soccorsi, che possono iniziare la valutazione già durante il trasporto.

Foto di copertina di sabinevanerp via Pixabay

Giornalista freelance dal 2001, giornalista professionista dal 2008, web writer e copywriter dal 2010, scrive principalmente di salute, medicina, attualità, benessere, psicologia, crescita personale, alimentazione e maternità. Collabora con diverse testate nazionali e vari siti di informazione. Inoltre, svolge attività di web writer, content editor e copywriter per agenzie e aziende. Ha scritto numerosi libri e volumi.